I Dog Fashion Disco sono un gruppo fortemente sottovalutato.
Se negli Stati Uniti hanno riscosso un discreto successo, qui in Europa nonostante la critica favorevole (e l'indubbia qualità della loro proposta), non riescono ad ottenere visibilità. Ed è un peccato.
È veramente un peccato, perchè di gruppi come i Dog Fashion Disco se ne trovano raramente. La loro musica viene continuamente incastonata nell'ambito del "Crossover", (inteso come miscuglio di più generi) e in effetti non è possibile fare altrimenti, talmente vario è il loro repertorio.
La presentazione del disco (il secondo della loro carriera) è tutto dire: la copertina raffigura un water scintillante e bello lustro, quando il titolo dell'album è appunto "Committed To A Bright Future" (Per chi non mastica bene l'inglese: "Destinati ad un futuro splendente"). L'arma dei DFD è appunto l'ironia, una sfacciataggine che permette loro di partorire un amalgama di suoni (e colori) veramente piacevole e originale, come pochi altri sanno fare.
Già dalla traccia di apertura, "Love Songs For A Witch" i DFD si presentano in gran forma: si parte con un attacco ai limiti del Thrash Metal di grande impatto (è da tanto che non sento un riff così ben fatto), al quale poi si aggiungono dei fiati sghembi. La canzone continua tra parti grottesche e sfuriate metalliche, completata da un ritornello veramente catchy. "Rapist Eyes" è una canzone che commuove, sballottando l'ascoltatore tra parti violente e un ritornello dal forte gusto melodico, per poi concludersi con un pezzo di piano lento e malinconico. Insomma, una canzone che ti resta nel cuore. Il disco procede veloce, la formula del gruppo resta quella di alternare Hardcore, Metal, melodie orientaleggianti, e infine una buona dose di musica da baraccone, dal ritmo rimbalzante, tanto cara ai grandi Mr. Bungle. E qui la prima (e unica) nota di demerito: a volte risulta fin troppo chiaro di come il gruppo tragga ispirazione dall'opera del gran capo Mike Patton. Ciononostante c'è da dire che pur non essendo i primi del genere, i DFD lo sanno fare veramente bene, specialmente Todd Smith il cantante, che passa dal vocione demenziale stile Patton allo screaming con grande facilità (e che screaming!), oltre ad essere dotato di un gran gusto melodico.
Giunti a metà disco l'ascoltatore si potrà addirittura ritenere soddisfatto dell'acquisto. Grave errore, non cascateci! Questi cinque mattacchioni sanno regalare anche a fine disco perle di violenza e follia come "Pogo the Clown", o "Castaway". In particolare, "The Acid Memoirs" non è altro che il racconto del primo viaggio acido di Smith, alla tenera età di sedici anni (sarà vero?). Accade di tutto: cani che parlano, uomini misteriosi che dicono cose senza senso, il protagonista che perde la cognizione di sè... un vero bordello sonoro, intermezzato da sfuriate Hardcore come non se ne sentivano da tempo. Infine "The Magical Band Of Fools" (La Magica Band di Idioti) conclude un lavoro degno di nota, che purtroppo (sarà il genere non accessibile a tutti, sarà per una promozione insufficente), non ha riscosso il successo che merita.
Quindi, se non volete essere i principali responsabili della caduta dei DFD da artisti a lava-cessi , date una possibilità a questo piccolo capolavoro , non ne rimarrete delusi!