Copertina di Donovan A Gift From a Flower to a Garden
Fagen85

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Per appassionati di musica folk e psichedelica anni '60, collezionisti di album storici, fan della british invasion e studiosi di musica vintage.
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LA RECENSIONE

Come forgiare al meglio un album eterogeneo che contiene elementi folk, pischedelici, suggestioni orientaleggianti e tutto ciò che di meglio aveva da offrire la british invasion durante i mitici anni ’60???
Donovan trova la sua risposta in questo disco; all’epoca della sua uscita considerato come uno dei suoi lavori più riusciti, oggi comincia a mostrare leggermente i segni del tempo che passa insesorabile, soprattutto nella prima parte elettrica. Eh sì perché questo album in realtà nasce dalle ceneri di due dischi precedenti, usciti entrambi nel 1967, ovvero “Wear your love like heaven” (elettrico) ed il più riuscito “For little ones” (acustico).

Il contrapporsi di materiale di così differente natura però non intacca il valore complessivo dell’album, anzi, se mai lo fortifica, rendendo l’ascoltatore partecipe di autentiche delizie del calibro di “Someone’s singning”, “There was a time”, “Epistle to Derrol” (dedicata al banjoista Derrol Adams), “Starfish on the toast”, “The tinker and the crab” ma anche (a voler essere del tutto onesti) qualche raro episodio imbarazzante, come ad esempio l’arabeggiante “The enchanted gipsy”.  Per i più pignoli si potrebbe sottolineare l’assenza di una canzone che risalti sulle altre, come invece lo erano state “Catch the wind”, “Colours”, “Sunshine superman”, “Mellow yellow" per le uscite discografiche precedenti ma è anche vero che, pur non contenendo molti hits, l’album si attesta mediamente su livelli più che buoni.

Rimane un’opera fondamentale per capire al meglio la realtà musicale di quella tanto decantata età dell’oro della musica, innanzitutto perché molto curata, poi anche perché è l’unico disco che unisce e riconcilia le due anime del cantautore scozzese, ovvero quella del menestrello malinconico emulo di Dylan e quella del rocker in grado di distillare pillole di psichedelica pura ed acid-rock come pochi altri.
E’ interessante infine segnalare la presenza di musicisti del calibro di Jack Bruce (Cream) e John Paul Jones (Led Zeppelin) a dare il loro contributo per la riuscita di questo album.

In definitiva chi non ha vissuto quel periodo ed ignora del tutto il contesto sociale e musicale che ha partorito questo e mille altri dischi dell’epoca faticherà necessariamente un po’ a calarsi nel fascino magico e, diciamolo, anche un po’ datato di Donovan; un musicista la cui carriera è stata caratterizzata da un continuo alternarsi di alti e bassi, è vero, ma che forse oggi rimane troppo spesso ingiustamente nell’ombra.

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Riassunto del Bot

L'album di Donovan fonde elementi folk, psichedelici e orientali, frutto dell'unione di due dischi del 1967. Pur mostrando qualche segno del tempo, si distingue per qualità e varietà, consolidando la reputazione dell'artista nella scena musicale degli anni '60. L'apporto di musicisti come Jack Bruce e John Paul Jones arricchisce ulteriormente l'opera, fondamentale per capire la golden age della musica britannica.

Tracce testi video

01   Song of the Naturalist's Wife (02:47)

02   The Enchanted Gypsy (03:21)

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03   Voyage Into the Golden Screen (03:15)

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05   The Mandolin Man and His Secret (03:35)

06   Lay of the Last Tinker (01:49)

07   The Tinker and the Crab (02:55)

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08   Window With Schawl (A Portrait) (03:02)

09   The Lullaby of Spring (03:27)

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11   Starfish-On-The-Toast (02:45)

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12   Epistle to Derroll (05:44)

Donovan

Donovan (nome completo Philip Donovan Leitch) è un cantautore scozzese emerso a metà anni '60, noto per un percorso che dalle radici folk arriva a pop e psichedelia, con successive svolte rock/glam e sperimentazioni (anche elettroniche).
24 Recensioni

Altre recensioni

Di  luludia

 Donovan è semplice ed esser semplici è la cosa più difficile del mondo.

 Che qui parliamo di canzoni fatte della stessa sostanza di ciò che raccontano.