Eccoci qui. Un po' in ritardo per la verità, ma sinceramente alle 0.08 di un Sabato passato all'insegna dell'ozio e della colite altro da fare non c'è. E così mi appropinquo (che parolone) a descrivere il primo album della carriera dei DragonForce. Un gruppo parecchio martellato per la loro poca originalità (di cui ne sono pienamente consapevole) e per la loro brutta (o bella, per i fan sfegatati dello speed power ai massimi livelli) abitudine di esagerare nella velocità di esecuzione di quasi tutti i pezzi.
Nel complesso è un album che non si può facilmente apprezzare. Tra le otto canzoni ne spiccano due particolarmente in contrasto: "Black Fire" e "Starfire". La prima è una canzone da mal di testa sin dal primo secondo di esecuzione, la seconda è una ballad (una delle poche) caratterizzata dall'uso di strumenti (pianoforte) e da effetti sonori (pioggia) che rendono il tutto molto rilassante, accompagnati dalla voce celestiale di ZP, che bene si abbina all'andamento della canzone. Il testo è, come gli altri, epico, che esprime un sentimento nostalgico tipico delle ballad.
Le altre canzoni hanno tutte la stessa struttura: un intro di circa 40 secondi, due pezzi cantati inframezzati da un assolo "by Li", il ritornello, l'assolo di chitarra di circa due minuti, e il ritornello ripetuto alla fine.
Un album nel complesso ascoltabile, ma che manca di una qualsivoglia originalità. Come d'altronde gli album seguenti, inutili sotto tutti gli aspetti.
Questa power band proveniente dall'Inghilterra ha sconvolto tutte le convenzioni del power creando il misto melodia/potenza/estrema velocità.
Valutazione complessiva 4/5 bello bello bello ascoltatelo!!!