Copertina di Duran Duran Pop Trash
Il Poletti

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Per appassionati di musica anni '80 e '90, fan dei duran duran, critici musicali, nostalgici del pop d'epoca.
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LA RECENSIONE

Quando ci si ritrova tra le mani un disco dei Duran Duran si hanno solamente due possibilità: storcere la bocca e gettarlo in qualche oscuro antro della casa, oppure, più diplomaticamente, ascoltarlo e sbottare "Bhè insomma, ho ascoltato di peggio...". Chi ha un cuore e una trentina d'anni su per giù sicuramente avrà acquistato, o almeno ascoltato, nel 1982 "Rio", quello che io considero il capolavoro dei Duran Duran, quello in cui si ballicchiava sulle note di "Hungry Like The Wolf" o si sognava con "The Chauffeur", per non parlare delle traduzioni che ci si passava di nascosto a scuola quando, in "Save A Prayer", Simon LeBon cantava "Qualcuno potrebbe chiamarla una sveltina, ma io e te potremmo chiamarlo paradiso". Ci si emozionava, oggi ci si vergognerebbe, ma non bisogna mai ripudiare il proprio passato, per cui "Rio" non si può ripudiare.
Dopo sono venuti una serie di lavori piuttosto anonimi (in verità ne conosco sì e no due o tre, ma non saprei parlarne compiutamente), tranne forse il bel momento di "The Wild Boys". Passato il decennio magico, gli anni Ottanta, ecco arrivare d'improvviso i Novanta: dischi senza nerbo, improvvisi bagliori di gloria ("Ordinary World" vende a tonnellate, ma questa volta non produce effetti sociologici devastanti) e un sostanziale appiattimento musicale che fa pensare all'ormai prematura fine di un gruppo 'cult' di inizio anni Ottanta.
Curiosamente invece, si affacciano al mercato discografico a fine millennio, precisamente nel 1999. Già a vederli viene la depressione: ex sex-symbol (o almeno così dicevano le ragazzine) oggi moderni Trimalcioni, grassi e grossi, obesi e, permettetemi, pure un pò bruttarelli. Vabbè, mi si può obiettare, ma che c'entra l'aspetto fisico? Allora pure Mick Jagger è brutto, però ha sfornato almeno una cinquina di capolavori. Concordo: l'aspetto fisico non c'entra. Ma il disco, per Dio, quello c'entra.

"Pop Trash", questo il titolo dell'album. Fiutato l'odore di revival e rivalutazione generale sul mondo musicale degli anni Ottanta (ogni tanto in Italia si è soliti rivalutare qualcosa: adesso tocca alle pellicole di Lino Banfi e Alvaro Vitali, domani chissà, forse rivaluteremo Iva Zanicchi e Pupo), e visto che i giovincelli di un tempo oggi sono pressochè tutti cresciuti e che i paninari e il Drive In sono morti e sepolti, i Duran Duran decidono di rispolverarli con un colpo d'ingegno (in senso ironico, naturalmente) che lascia perplessi. "Pop Trash" è in realtà un insieme di brani senza nerbo né spina dorsale imperniati tutti sul concetto di "questo è pop spazzatura, trash appunto, che un giorno verrà rivalutato ampiamente". Non so se fra qualche anno rivaluteremo questo disco, sta di fatto che oggi viene la malinconia a ascoltare roba come "Hallucinating Elvis". Perchè sì, in effetti ci troviamo di fronte ad un classico disco pop (semplice, diretto, orecchiabile), ma si tratta di un pop melenso, svuotato completamente del suo significato originale, decadente, quasi ridicolo
Pasticcioni e sciuponi, si perdono in brani stranamente lenti e pomposi, privi di una sola idea originale, e non riescono a distaccarsi dalle atmosfere e dalle citazioni fantascientifiche (il solito vizietto di LeBon). Lo scopo è chiaro: riavvicinarsi ai vecchi fans e portare al proprio altare le giovani generazioni. Non c'entrano nessun bersaglio. I vecchi fans ripudiano una pattumiera così ridicola e oscena, le nuove generazioni invece, virano i loro gusti verso tutt'altri gruppi o cantautori (la popolarità, eccessiva, di gente come Justin Timberlake o Jesse MacCartney, tanto per dire due nomi). E nemmeno qualche timido accenno rock riesce a salvare questo disastroso album.
"Pop Trash" è un fallimento, oltre che di critica, anche commerciale. Il disco vende pochissimo e il singolo trainante "Someone Else Not Me" viene trasmesso nelle radio giusto il tempo di un week-end. Un flop bello e buono, un flop, possiamo dire, più che meritato. E se "Rio" per me era (e continua ad essere) un capolavoro, candido "Pop Trash" come uno dei dischi più osceni dell'intera storia della musica. Ma forse questo sarebbe troppo: anche perchè i Duran Duran nel 2004 hanno fatto uscire "Astronaut" che, pur non essendo un capolavoro, presenta qualità senza dubbio superiori rispetto a questo pasticcio discografico. Poi per carità, loro sono sempre vecchi e bolsi, e farebbero bene a ritirarsi. Ma si sà, soldo chiama soldo...   

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Riassunto del Bot

La recensione di Pop Trash dei Duran Duran evidenzia un deciso calo qualitativo rispetto ai capolavori degli anni '80 come Rio. L'album è definito privo di originalità, con brani lenti e poco incisivi, incapace di riconquistare vecchi fan o attrarne di nuovi. Considerato un flop commerciale e artistico, viene visto come un tentativo maldestro di cavalcare la nostalgia.

Tracce testi video

01   Someone Else Not Me (04:48)

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03   Playing With Uranium (03:51)

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04   Hallucinating Elvis (05:26)

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05   Starting to Remember (02:38)

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08   Mars Meets Venus (03:08)

10   The Sun Doesn't Shine Forever (04:51)

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11   Kiss Goodbye (00:41)

12   Last Day on Earth (04:27)

13   Someone Else Not Me (En Español) (04:16)

Duran Duran

I Duran Duran sono una delle band britanniche più celebri nate dalla scena new romantic, diventati icone pop mondiali fin dagli anni '80 grazie al mix di eleganza, video d'avanguardia e una lunga serie di successi tra pop, funk e elettronica. Il loro percorso li vede evolversi da fenomeno per teenager a gruppo maturo, con momenti di grande sperimentazione e hit immortali.
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