Copertina di Eagles Long Road Out Of Eden
pier_paolo_farina

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Per appassionati di rock classico, fan degli eagles, estimatori di country rock e musica americana, ascoltatori alla ricerca di album completi e riflessivi
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LA RECENSIONE

Toh, un nuovo album degli Eagles. Musica dal vivo? No. Un’altra raccolta? No, proprio nuove canzoni (ben venti, anzi diciannove, che una la si è già ascoltata e vista in cd/dvd di qualche anno fa), per novantuno minuti di musica, in confezione a doppio cd. E quando è uscito? Tre mesi fa. E come mai nessuno ne parla, ne scrive? Boh, evidentemente loro sono proprio al di fuori dell’immaginario collettivo (italiano). Che strano paese. Primo dischetto:

No More Walks In The Wood’: le quattro Aquile esordiscono “a cappella”, con solo una chitarra acustica ad intermittente sostegno. Voci celestiali, perfette, indubbio gigioneggiare alla “ma quanto siamo bravi”. Però l’effetto di contrasto col brillante country rock che segue è perfetto, giova molto ai due primi brani il loro ascolto uno di seguito all’altro.

How Long’: il brillante country rock di cui si sta parlando è cover di un brano di John David Souther, vecchio compare del chitarrista/pianista Glenn Frey e coautore di diversi loro successi, di mestiere cantautore solista ma di successo assai circoscritto, purtroppo per lui (o buon per lui) il suo conto in banca continua a lievitare molto più grazie alle passate collaborazioni cogli Eagles, che con il repertorio personale. Questo è country rock’n’roll scolastico ma inappuntabile, con la chitarrina pulita e tecnica del turnista Steuart Smith che imperversa con brevi assoli e contrappunti da manuale. Frey canta la prima strofa, il batterista Henley la seconda e poi i due si alternano per il gran finale.

Busy Being Fabulous’: Canta Henley ed è ancora country rock, stavolta fifty/fifty, non spostato sul rock come il brano precedente. Puro stile Eagles fine anni settanta, come se trent’anni non fossero passati. Ben fatta ma inutile.

What Do I Do With My Heart’: Lentone pieno di saccarina che il marpione Frey rivolge, ad esempio, al folto pubblico di romanticose massaie americane, magari divorziate ed in trepida ricerca di secondo marito. Frey canta il mieloso testo con ricercato controllo da crooner, il brano è pressoché insopportabile per larga parte del pubblico rock.

Guilty Of The Crime’: compare in scena il grande chitarrista Joe Walsh, finora non pervenuto: si accontenta di poco per ora, un’altra cover, un rock come tanti che lui provvede a pompare con il suo stile alla slide guitar, inevitabilmente di classe.

I Don’t Want To Hear Anymore’: la strepitosa voce sopranile del bassista Tim Schmit si dedica ad una nuova ballata country rock, ampiamente scontata e decotta. Però l’ancora capellone Tim canta così bene, ma così bene che in certi passaggi non solo convince ma quasi commuove. Niente male, bisogna ascoltarla molte volte e superare certe prevenzioni.

Waiting In The Weeds’: Henley fa prendere quota al dischetto con questa che è sì l’ennesima ballata, ma col massimo del liricismo, suadente e allo stesso tempo tesa grazie alla particolare voce di quest’uomo, oltremodo calda ed emozionante benché abbia un che di robotico. C’è un ponte a metà del brano in cui restano ad arpeggiare stupende chitarre e mandolini, su cui Don entra con un registro vocale molto basso, padroneggiandolo da padreterno. E’ un grandissimo cantante.

No More Cloudy Days: questa è la canzone già nota e pubblicata del lotto, per qualche ragione riproposta, nella stessa identica forma. Su una ritmica rotolante, in atmosfera leggermente jazzata alla Pat Metheny, Glenn si esprime in una melodia di maniera ma molto bella.

Fast Company’: Sorpresa! Henley in falsetto sopra un groove asciutto e funky = Prince al 101%. C’entra meno di niente col mondo Eagles, ma Henley è quello nel gruppo meglio capace di diversificarsi, di urbanizzarsi, anche perché ha voce molto “moderna” e versatile. Può divertire molto o fare schifo questo numero qua, de gustibus.

Do Something’: no, questa è perfettamente inutile. A Schmit fanno cantare solo melensaggini, la vecchia gloria di ‘I Can’t Tell You Why’ l’ha bollato a vita, a quanto pare. Questa uscita però non ha niente da salvare, non solo a confronto col sunnominato superhit del 1979, ma anche rispetto all’altra performance di quattro tracce prima. Pollice verso.

You’re Not Alone’: come sopra, con la differenza che a cantare stavolta è Frey. Ma Joe Walsh dov’è? Aiuto! Fine del primo dischetto intanto, vai allora col secondo:

Long Road Out Of Eden’: eccolo Walsh, pesantemente! In un brano di ampio respiro (anche troppo, dieci minuti abbondanti), c’è da fare molti complimenti: per l’arrangiamento di piano elettrico con tremolo + chitarra acustica nelle strofe, per il testo antimilitarista sibilato da un Henley socialmente e politicamente sveglio, per il grande chitarrista che si ritrova questa formazione, che prima scalpita in accompagnamento trasmettendo tensione e potenza e, quando finalmente gli mollano le briglie, stampa un assolo devastante, con una scelta di note e di tempi per eseguirle che non ce n’è per nessuno. Un nuovo vertice di tutto il repertorio Eagles, nientemeno.

I Dreamed There Was No War’: il bel titolo lo qualifica come logico proseguimento del pezzone che lo precede, ma trattasi di trascurabile, breve parentesi strumentale, dovuta alla penna di Frey.

Somebody: lo stesso Glenn, dopo tante ballatone dolciastre sparpagliate sul primo dischetto, finalmente firma un midtempo semiacustico, tosto e convincente nel suo sferragliare un poco alla R.e.m., cantandolo con grande piglio temperamentale, drammatico e teso e quindi urbano, altro che campagnolo.

Frail Grasp On The Big Picture: Henley continua a scagliarsi contro la società americana e le sue balordaggini. Da una posizione di affermato e miliardario artista, ma tant’è, lui è sempre stato così, uno scontento di successo, mai soddisfatto del presente e sempre proteso verso il problema successivo. L’andazzo di questo brano è a la Steely Dan, acido e metropolitano. Di country rock, per ora, neanche l’ombra in questo secondo dischetto.

Last Good Time In Town: è il pezzo forte di Walsh, assomiglia alle sue migliori cose sui lavori a suo nome, con un blend di rock, ironia, istrionismo ma anche un solidissimo “manico” sulla Fender Stratocaster e la solita impagabile liricità, pure nel cantato, eseguito colla peculiare voce chioccia e beffarda. Un episodio gaio e solare nel mezzo di brani tutti molto tesi e arrabbiati nel testo.

I Love To Watch A Woman Dance’: Glenn Frey, senza pietà alcuna, ci riporta in adulte atmosfere di intrattenimento romantico. Uno zuccheroso valzer, una cover fra l’altro. Bello solo il titolo.

Business As Usual’: parte un riff di chitarra con eco ribattuto che neanche gli U2. Aquile completamente trasfigurate in questo caso, Henley che si scaglia contro la stessa società che, sembra suo malgrado, lo ha reso ricco ed affermato. Il gioco del paradiso/trappola, dell’ “Hotel California” è (o ci fa?) più che mai attuale. Gran bel rocchettone con suoni “moderni”.

Center Of The Universe’: Steuart Smith indovina un grande arpeggio di acustica, Henley e Frey ci mettono linea vocale e testo, una bella e vigorosa ballata.

It’s Your World Now’: una cosetta messicana di Frey che non va da nessuna parte.

Fine. Invertendo la posizione solo a un paio di coppie di brani, si sarebbe ascoltato un “Long Road Out Of Eden” perfettamente Double Face: la tradizione, la continuità, il country rock sul primo dischetto; la diversificazione, le differenze stilistiche fra le quattro anime del gruppo, la potenza sul secondo. A mio parere, come si è capito, meglio quest’ultimo.

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Riassunto del Bot

L'album degli Eagles 'Long Road Out Of Eden' presenta 19 nuove canzoni in un doppio disco che alterna il classico country rock a brani più sperimentali e urbani. Le performance vocali sono eccellenti, con momenti di grande lirismo e tecnica strumentale. Pur non mancando tracce meno riuscite o melodie più zuccherose, il disco dimostra la maturità di una band che non teme di evolversi mantenendo il proprio stile. Particolarmente apprezzato è il contributo di Joe Walsh e i testi sociali di Henley.

Tracce testi

01   No More Walks in the Wood (02:00)

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02   How Long (03:16)

03   Busy Being Fabulous (04:20)

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04   What Do I Do With My Heart (03:54)

05   Guilty of the Crime (03:43)

06   I Don't Want to Hear Any More (04:21)

07   Waiting in the Weeds (07:46)

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08   No More Cloudy Days (04:03)

09   Fast Company (04:00)

11   You Are Not Alone (02:24)

Eagles

Gli Eagles, formati a Los Angeles nel 1971 da Glenn Frey, Don Henley, Bernie Leadon e Randy Meisner, hanno definito il country rock con armonie vocali e chitarre intrecciate. Con Hotel California e la raccolta Their Greatest Hits 1971–1975 hanno segnato la storia delle classifiche USA. Dopo lo scioglimento del 1980, sono tornati nel 1994 (Hell Freezes Over) e nel 2007 con Long Road Out of Eden.
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