Da band sconosciuta al debutto avvenuto agli inizi degli anni ’70, già alla fine della stessa decade gli Eagles si vedono tributati come autentica leggenda musicale americana. Un successo strabiliante frutto anche di una programmazione pensata e pianificata con David Geffen prima e Irvin Azoff dopo (non certo gli ultimi arrivati).
A sostegno, un team di veri e propri consulenti, la «Blue Jeans Machine», che ne curava l’immagine: quella del vecchio west, con tanto di simbologie indiane, canyon e cactus per intenderci, mentre particolare attenzione era dedicata, soprattutto, alle copertine dei loro dischi. Un clamore testimoniato dal più grande successo di vendite della storia discografica statunitense: il 'Their Greatest Hits, 1971-1975' (primo album della storia a ricevere il disco di platino, vale a dire 1 milione di copie vendute, nella prima settimana d’uscita) ha venduto negli Stati Uniti anche più di “Thriller” di Michael Jackson che ha il record assoluto di vendite in tutto il mondo (e pensare che manca molto del materiale contenuto in 'Hotel California' e 'The Long Run'). Ciò non deve, però, trarre in inganno, poichè quella degli Eagles è un’autentica band composta da talentuosi strumentisti e grandiosi cantanti che esprimono il meglio tanto in versione solista quanto in versione corale: con belle ragazze, tequila, wiskey, margaridas e quant’ altro, immancabilmente al loro fianco in party in cui il divertimento era, ovviamente, un dovere.
Glenn Frey (Detroit, Michigan, 1948), Don Henley (Gilmer, Texas, 1946), Bernie Leadon (Minneapolis, Minnesota, 1947) e Randy Meisner (Scottsbluff, Nebraska, 1946) s’ incontrano nella «città degli angeli» in occasione delle registrazioni dell’album omonimo di Linda Rondstadt e decidono di provarci seriamente ideando un progetto musicale che doveva esprimere un mix di country, southern e bluegrass, folk e rock. Nascono così le aquilotte californiane (la California e Los Angeles, in particolare, è la base operativa anche su tutti provengono da Stati diversi) ed ai nastri di partenza ritroviamo 4 artisti capaci di comporre, cantare e suonare i rispettivi strumenti: Frey e Leadon alle chitarre, Henley alla batteria e Meisner al basso. L’album d’ esordio, l’omonimo 'Eagles' (1972), registrato a Londra, è già un manifesto del West Coast, per la gioia della Asylum (la stessa casa discografica della Rondstandt, per l’appunto), nascente creatura discografica del già citato David Geffen, assolutamente convinto delle potenzialità del quartetto.
Il brano d’apertura è la celeberrima “Take It Easy”, frutto della collaborazione tra un mito del country-rock come Jackson Browne e Glenn Frey che firma con la sua voce (in tipico country-slang) il primo singolo della carriera del gruppo, balzato subito nelle zone alte della relativa classifica statunitense. E’ successivamente Don Henley ad esibire la sua caldissima ed inconfondibile voce, sullo sfondo di tramburi tribali, in “Witchy Woman”: brano che sembra estratto da una colonna sonora di un colossal western alla Sergio Leone, con un secco assolo in crescendo di Bernie Leadon. E’ di quest’ultimo, l’emozionante esecuzione vocale in un’ altra grande hit dal titolo “Peaceful Easy Feeling” (altro cavallo di battaglia) che mette in mostra il fondamentale contributo in falsetto di un Randy Meisner in veste corale (sarà uno dei tratti caratterizzanti di questa storica band), capace poi di stupire nella personalissima prestazione vocale nel brano “Take The Devil”. Altro brano in cui Meisner scrive e canta alla grande è “Tryin”: autentico rock’ n’ roll che fa il paio con “Chug All Night” in cui alla voce Frey è semplicemente mitico! Gli fa eco Henley in “Nightingale” scritto ancora da Jackson Browne.
Leadon si supera in un vero e proprio esempio di country-rock come “Early Bird” (con tanto di banjo) e canta nella tipica ballata del genere dal titolo “Train Leaves Here This Morning”. Scritta da Frey, “Most Of Us Are Sad”, infine, viene cantata da un Meisner impeccabile.
L’album ha un ottimo riscontro discografico ed entra nella Top 40 della classifica USA: niente male per una band solo all’esordio e destinata a divenire una leggenda, all’insegna del motto «Sex, Tequila & Rock’ n’ Roll». Da non perdere.
Filippo Guzzardi