Il quarto LP degli Einstürzende Neubauten, datato 1987, è probabilmente il loro lavoro più cupo. Blixa Bargeld (voce), Mark Chung (chitarre), Alexander Hacke (basso), F. M. Einheit e N. U. Unruh (a percuotere qualunque cosa capiti loro a tiro), accantonano parte dell'armamentario che aveva caratterizzato il suono siderurgico dei lavori precedenti: le loro composizioni sfigurate iniziano ad assumere connotati più distinti, a tratti si affacciano delle quasi-melodie. Dunque, via i martelli pneumatici e le seghe circolari, ma si resta in officina, più che mai ostici e con poca voglia di concedersi. I testi di Bargeld sono ermetici, fatti di poche, calibrate parole, il suono è scarno, spoglio, essenziale.
Si inizia. Un basso rintocca lugubre al centro di un paesaggio desolato dove il silenzio la fa da padrone; dopo pochi secondi stiamo passeggiando nello sfacelo di una zona industriale abbandonata, nel cuore della notte. Il pezzo in questione è la incredibile "Zerstörte Zelle", un incedere angosciante, un capolavoro di otto minuti in cui la tensione aumenta sempre più, fino a liberarsi nella follia finale di archi impazziti e grida raggelanti.
Cosa aspettarsi dopo un inizio del genere? Beh, tutto fuorché la cover di "Morning Dew" di Tim Rose con il suo sapore western - anche se si tratta del western più crudele, sporco e sudato. "Morning Dew" cattura subito con il suo ritmo incalzante, senza accorgercene abbiamo ormai sparato il volume a palla e le gambe si muovono da sole per tenere il tempo, fino a che i conati finali di Bargeld hanno ragione di noi.
Le successive "Ich bin's" e "MoDiMiDoFrSaSo" sono due tracce frenetiche e incessanti, senza tregua nel loro clima freddo e allucinato; le percussioni di Einheit e Unruh sono sbalorditive e "MoDiMiDoFrSaSo" assume le sembianze di una danza ossessiva, con pause inaspettate e inserimenti strumentali spiazzanti.
Con "12 Städte" ritorniamo su toni più dimessi e minimali. Un altro brano di lunga durata - imperniato su un basso monotono e sfibrante - il cui incedere sembra voler portare l'ascoltatore verso il collasso nervoso ("Kollaps" è il titolo del loro primo LP), verso il crollo (Einsturz) che per i cinque berlinesi è fondante e programmatico.
Poi arriva "Keine Schönheit ohne Gefahr". Magia. Uno dei vertici creativi dell'intera produzione della band. Un'opera d'arte che si regge su una distorsione sulla quale si inseriscono suoni e rumori, una "verdammte Falle", come viene ripetuto nel testo, una "maledetta trappola" è questo brano.
L'album si chiude con "Kein Bestandteil sein", che ci avvolge nel suo buio, con un Bargeld realmente inquietante ed una sezione ritmica sempre superlativa. Una chiusura circolare, un ritorno al principio, quasi fossimo ormai ingabbiati in questa tetra realtà in rovina e ci fossimo persi in essa, condannati a cercare eternamente una via di fuga.
Perché di questa realtà sentiamo l'estraneità e il "non volerne essere parte".
La celebrazione grottesca della decadenza sociale, della vita sofferta e del gioco dell'orrore creato da Blixa & Co. è di forte impatto.
"Zerstorte Zelle" è il brano più rappresentativo e più epico. Veramente da pelle d’oca, come d’altronde i loro triviali concerti.