Ognuno dei primi quattro album di Elisa rappresenta una stagione, in una visione del tutto soggettiva.
Se “Pipes And Flowers”, il primo album, era il simbolo dell’estate, il secondo, “Asile’s World”, un titolo emblematico, rappresenta la stagione opposta al primo, l’inverno. Questo è l’album della piena crisi di Elisa, dove cerca in tutti i modi di aggrapparsi a qualche valore per riuscire a sopravvivere nel mondo. Tale ricerca la porta a sperimentare un genere che guarda caso è opposto alle sonorità pop-rock del primo, infatti qui Elisa è stata definita una Björk italiana.
Ma Elisa non è Björk, innanzitutto perché la musica della seconda è di tali sonorità per scelta , mentre la scelta di queste sonorità è dovuta a necessità di cercare, cercare e cercare senza trovare… Quello che viene descritto è il mondo di Elisa al contrario (Asile è Elisa al contrario), un mondo stravolto, quasi fosse senza punti di riferimento. Ecco perché molte canzoni sono strane, sembrano un pop commerciale, ma stranamente non rimangono impresse in mente; oppure in altre la bellezza è ricercata non più nella voce ma nelle sonorità particolari, strane (alcune risentono di un’influenza orientale, altre hanno sonorità che sfiorano il tribale), oppure nei testi veramente emblematici ed ermetici che possono sembrare a volte senza senso, ma acquistano un senso, un significato diverso per ognuno di noi.
A tratti l’album non sembra omogeneo, ma può sembrare più che altro una compilation, non lo nego, ma l’omogeneità qui non è data dalle sonorità, ma da un’angoscia che sembra pervadere tutto l’album. Sembra che Elisa non riesca a vivere nel mondo e abbia la necessità di vivere in un altro che diviene però speculare alla realtà…
Forse l’album più complesso di Elisa, forse il più affascinante nelle sue strane atmosfere, forse, ma sicuramente il più esplicitamente simbolico ed ostico, dove sembra difficile, se non impossibile, riuscire ad entrare nella mente dell’artista… Affascinate e magico…
Il mondo di Asile è fatto di suoni.
Elisa si muove come solo nel suo habitat naturale può fare, mostrandoci le sue mille metamorfosi.