Fuori sta per piovere. Sto scrivendo sulle note di una leggenda, tutti lo chiamano The King, non fatico a capire il perché.
Elvis Presley è stato un vero e proprio shock all'epoca, andava controcorrente sia nell'abbiagliamento (colori sgargianti, ciuffo ribelle e basette) che nella modalità di pensiero, non si curava molto delle differenze di razza, religione o quant'altro. Elvis aveva già all'epoca una mentalità aperta rispetto ai coetanei di Memphis, cosa che porterà a una maggior disinvoltura nell'approccio alla musica.
Il suo esordio, datato 1956, è un vero e proprio fulmine a ciel sereno, sebbene sia principalmente una rivisitazione di altri grandi classici, il Re entra in tutte le case d'America, vende più di un milione di copie (primo album nella storia), si impone come figura cardine del nuovo "rock" che stava avanzando come un treno merci lanciato senza freni.
La sua presenza scenica, mista ai bei lineamenti, sguardo magnetico e gran portamento, manda in visibilio miriadi di ragazzine, i suoi movimenti automatici, al limite della decenza (per l'epoca), fanno gridare al sacrilegio e la sua musica viene subito bollata dai "puristi" come fonte di tentazione e corruzione morale.
This is Rock 'n Roll baby!
Le radici sono piantate salde nel vecchio blues (e cosa non parte da lì?), come già dall'opener "Blue Suede Shoes", cover di Carl Perkins, dove si fonde la tradizione con la spensieratezza di esecuzione del novello rock, e risulta difficile star fermi. Il tempo sincopato shuffle tipico viene accompagnato dalla chitarra di Scotty Moore, che già si fa notare per il suo pionieristico ed innnovativo stile che diventerà precursone dei pirotecnici assoli del futuro.
La voce di Presley svetta su tutto, riempie l'aria con il suo tono pieno, ammaliante, drammaticamente melodico ("I'm Counting On You") e suadente, e la sua chitarra ritmica condiva il tutto: all'epoca erano in molti a chiedersi chi era quel "nero" che suonava country o quel "bianco" che cantava blues..
Era semplicemente Elvis e faceva il maledetto Rock, Signori.. La musica del "diavolo", quella che travia le coscienze e porta i giovani sulla cattiva strada, ma che riesce a smuovere montagne tanto è il suo impatto.
Troviamo reminiscenze country e soul nella veloce "I Got A woman" (Ray Charles) con il suo irresistibile crescendo, quell'assolo minimale sembra uscito da un amplificatorino per bambini, ma cattura, Dio se cattura!
Il piano accompagna la ritmata e coinvolgente "One-Side Love Affair", Presley segue tutto con una facilità di esecuzione ed un'armonia vocale disarmanti, mentre tutto gira intorno al più classico dei giri blues. Le ballad ("I Love You Beacause", la struggente "I'll Never Let You Go (Little Darlin')") sono accompagnate da Moore in sottofondo in maniera chitarristica deliziosa e mai invadente, merito anche del suo carattere schivo ed introverso, e regalano veri e propri momenti di pace interiore, si resta ad occhi chiusi, mentre la voce profonda e viscerale di Elvis ti sale nei più remoti meandri del cervello.
Si alternano questi momenti rilassanti a vere e proprie cavalcate in stile sempre country ("Just Because"), dove sono sempre la chitarra di Moore e soprattutto l'interpretazione di Presley a catturare l'attenzione, mentre il contrabbasso di Bill Black macina giri in continuazione, senza sosta, creando, in simbiosi con il batterista (suppongo D.J. Fontana), un muro di ritmica davvero impenetrabile.
Menzione a parte merita l'hit per eccellenza "Tutti Frutti", cover di Little Richard, dal ritmo frenetico e tremendamente ballabile: qui risulta davvero difficile tenere a freno i movimenti e dagli stacchi si riescono a immaginare le movenze assassine del Re che fulminavano le ragazze in prima fila. La chitarra indiavolata, mista all'irriverente voce di Elvis, che qui sembra osare e sciogliersi un pò di più, firmano una delle più belle interpretazioni di uno dei pezzi più popolari al mondo.
La soffice "Blue Moon" colpisce per l'interpretazione vocale di Elvis, la morbidezza nell'emissioine, il passaggio di registro, la voce sembra un flusso d''aria melodico che esce dalle casse per cullarti nel più dolce dei tuoi sogni, mentre la chiusura è affidata al soft rock/blues "Money Honey".
Tutto scorre a meraviglia e si intravedono già le enormi potenzialità di Elvis che di lì a poco conquisterà il mondo, cambiando per sempre la storia della musica.
Fuori non piove ancora, poco male, lo rimetto da capo...