Infine, dopo due episodi gradevoli ma interlocutori, Emma Pollock (Ex The Delgados), assesta il colpaccio con questo filologico e riuscitissimo “in search of Harperfield”.

Ci sono diversi modi per affrontare il proprio passato, le proprie storie familiari (Sufjan Stevens “Carrie & Lowell”) ma, chissà come mai, le donne lo fanno sempre con una certa “cazzimma”, un vigore lontanissimo dalle svenevolezze ombelicali della maggior parte dei maschietti.

Chi ha apprezzato i The Delgados (da recuperare “the great eastern” e “Hate”) potrà riconoscere le brume scozzesi anche in questo terzo lavoro. Siamo tuttavia di fronte ad una scrittura più convincente e soprattutto varia: accanto a episodi propriamente indie-pop (“parks & recreation”, “don’t make me wait”, “vacant stare”) troviamo piacevolezze barocche (“alabaster”), digressioni folk (“Clemency”, “Monster in the pack”) e sorprese cameristiche (il punto più alto, l'incantevole “intermission”).

La voce di Emma è rimasta la stessa: troppo bella per essere relegata all’undreground (ascoltare la conclusiva “old ghosts” per ritrovarci lo splendido vibrato di Dusty Springfield). Ad ogni modo la band la supporta proponendo un sound sì equilibrato ma di certo non particolarmente innovativo. Forse, con delle canzoni così belle, si sarebbe dovuto osare di più.

E’ un disco con una sua urgenza, fatto bene e che si lascia ascoltare ripetutamente.

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