Copertina di Explosions In The Sky The Earth Is Not A Cold Dead Place
hugoniot

• Voto:

Per appassionati di musica strumentale, fan di post-rock, ascoltatori di musica indie e alternative, giovani amanti di esperienze sonore profonde.
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LA RECENSIONE

Nome suggestivo per un gruppetto di strimpellatori.

Non prendetemi per svogliato, anche se lo sono, ma non ho intenzione di spendere troppe parole inutili per descrivere a mio giudizio un capolavoro del 2002, di questo gruppo di giovani (chi più chi meno) provenienti dal Texas.

Album strumentale di notevole fattura, sonorità mogwiane ma meno cupe, qualche raggio di sole in più e tanti suoni che tendono a fondersi senza mai cadere nel banale o nello scontato… tracce che per gli amanti del genere credo piaceranno, e li coinvolgeranno sino ad ascoltare e ascoltare con il tremendo presentimento di tralasciare qualcosa

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l'album 'The Earth Is Not A Cold Dead Place' degli Explosions In The Sky come un capolavoro strumentale. Le sonorità, meno cupe rispetto a quelle dei Mogwai, sono ricche di emozione e coinvolgono l'ascoltatore in un ascolto ripetuto e attento. Prodotto da una giovane band texana, l'album è apprezzato per la sua originalità e il suo fascino senza cadere nel banale.

Tracce testi video

01   First Breath After Coma (09:33)

Instrumental

02   The Only Moment We Were Alone (10:14)

Instrumental

03   Six Days at the Bottom of the Ocean (08:43)

Instrumental

04   Memorial (08:50)

Instrumental

05   Your Hand in Mine (08:17)

Instrumental

Explosions in the Sky

Explosions in the Sky sono un quartetto post‑rock strumentale formato ad Austin (Texas) nel 1999: Munaf Rayani, Mark Smith, Michael James e Chris Hrasky. Noti per i loro crescendo chitarristici e per lavori cinematografici come Friday Night Lights, hanno pubblicato album come The Earth Is Not a Cold Dead Place, All of a Sudden I Miss Everyone, Take Care, The Wilderness ed End.
10 Recensioni

Altre recensioni

Di  Corsina

 Un viaggio in una dimensione surreale dove una trama sonora tenue, languida e trasognata avvolge e coinvolge i sensi in una sorta di sospensione onirica.

 Questi musicisti texani non sono certo degli innovatori: una piacevole sintesi tra Mogwai e Sigur Ròs (con qualche influenza Godspeed You Black Emperor).


Di  Pandalillo

 "Il post-rock, quello ispirato, per certi versi innovatore, termina qui, il resto è davvero noia!"

 "First Breath After Coma mette in chiaro il progetto della band; il territorio da battere è quello del rock e dei possibili utilizzi della sua strumentazione canonica."