Quando si spendono fiorfior di quattrini per un album di musica new age è segno che si è arrivati alla frutta. Contiamo che il suddetto album sia stato ascoltato, e con una certa concentrazione, dopo circa due anni e mezzo dal suo acquisto, è ancora più inquietante: si sta ancora spolpando la mela, e il cameriere ancora non è passato a offrire caffè e limoncello.

Quella sera non precisata non c'era quasi anima viva in giro, anche perché era l'ultima serata di una caratteristica e ridente festicciola pseudo-medievaleggiante (insomma, una cafonata) e l'atmosfera era talmente anonima che manco i saltimbanchi mezzi ubriachi di idromele marca Coop si vedevano in giro. Però era fine estate, e l'aria non era malaccio. Tra uno stand di gente annoiata che non ci prova neanche a venderti i soliti incensi e cianfrusaglie, ti ritrovi il "Centro Studi RaviShankar" (per la temibile legge sulla privacy, il Consiglio degli Scribacchini presieduto e presidiato da Me Medesimo come unico membro ha scelto di non nominare la vera scuola, preferendo omaggiare un caro defunto. Almeno, caro per così dire, perché non è che abbia mai ascoltato un disco di Ravi Shankar) che tra opuscoli più o meno interessanti ti ritrovi una serie di cd intitolati Fuoco, Acqua, Vento, Legno. Dai, non voglio tornare a casa a mani vuote, mi prendo il Legno. "15€, grazie!". Beh. D'altronde devi sempre riportare a casa qualcosa di caratteristico del luogo, come mi sono sentito obbligato a portare a casa un disco dei Golden Earring (bruttino) dalla ridente Amsterdam.

Due anni dopo. Ormai c'è l'hype di 'sto maledetto Lo Hobbit, però non mi ricordo nulla del romanzo; lo devo rileggere dato che io sarò uno di quelli che lo andrà a vedere su pellicola, ma avrò la dignità di andarci qualche giorno dopo la prima. Mi serve musica di sottofondo mentre leggo, altrimenti in 'sto periodo di lavoro particolarmente intenso mi addormenteri dopo "In una caverna sotto terra viveva un hobbit.". E' giunta l'ora, il signor Pianigiani ne sarà lieto (se Lei mi sta leggendo, Le assicuro che l'ho ascoltato tutto, eh).

Si, è musica new age, nonse ne esce. Se la mia mente in principio aveva fantasticato con audace immaginazione ("e se fosse davvero un collage di rumori legnosi? Interessante!"), la realtà è che i tre quarti d'ora in tre tracce si trascinano tra chitarre (semi)acustiche, cori orientali, suoni di vento che soffia e percussioni forse campionate, forse no. Ma si tratta di un album new age, la musica non importa, è il concetto che regge il tutto. Appunto, si tratta di un album new age, il concetto è sempre lo stesso. Non sto ad esplicarlo, anche perché non ne sarei capace.

Beccatevi queste note di copertina:

WOOD. Represents the power of the wind that vibrates between SKY and EARTH exploring everything in its perennial journey in search of each hidden corner of the soul. Creates motion in all that surrounds it, causing empathetic chords to resonate, creating fluid forms and emotions in those whom, without barriers, yearn for that which is beyon. Wood's energy stimulates, harmonizes and dynamizes the liver which in our organism represents the fulcrum of all organic creation.

Ora devo continuare a leggere Lo Hobbit, e la cosa è nata dal verso sbagliato: ogni volta devo infilare nel lettore cd questo viaggio spiritualcosmico, altrimenti non reggo la lettura, sempre a tarda sera e con un carico di lavoro non indifferente sulle spalle (ok, mi sono messo in scacco: chi si lamenta del proprio lavoro per due volte nella stessa conversazione è colui che non fa un cazzo, in vino veritas), ed ogni volta è un arduo ostacolo l'equilibrare il volume abbastanza alto da avvolgere il lettore Me Medesimo e il non risultare molesto per chi non legge Lo Hobbit nè gliene frega una mazza della musica new age.

Arrivato a fine recensione, o analisi, o meglio accozzaglia di parole, mi rendo conto che:

a) sono stanco; b) è tardi per leggere Lo Hobbit; c) il disco è finito dieci minuti fa, l'ho avviato prima di schiacciare "Descrivila - La tua recensione" quindi ho perso almeno un'ora della mia vita per tutto questo.

Pax vobiscum.
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