Copertina di Falco Out of the Dark (Into the Light)
LillyGabue

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Per appassionati di falco, ascoltatori di musica pop anni '80-'90, fan di biografie musicali, chi studia l'impatto dell'industria discografica.
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LA RECENSIONE

Il sei febbraio del 1998, a Santo Domingo, Hans Hoelzel perse la vita in uno scontro tra il suo Pajero ed un bus di linea.

A poco più di venti giorni dalla tragica morte di Falco, una EMI che fiutava il business scaraventò sul mercato un album postumo, "Out of the Dark (Into the Light)”.

Tre settimane, nel mondo dell'industria discografica - nel senso proprio di "ideazione e produzione di supporto musicale con relativa distribuzione" - sono praticamente un battito di ciglia. Soprattutto se per quanto riguarda il contenuto si parte da zero, o quasi.

Perchè se è vero che la Major aveva nei cassetti una manciata di brani ricevuti nei due/tre anni precedenti - tutti prontamente rigettati - è altrettanto vero che di una pianificazione di uscita vera e propria non vi era alcuna traccia concreta, nonostante i sei anni trascorsi dal precedente disco Nachtflug.

Falco era infatti alle prese con l'ennesima, profonda crisi creativa - oltreché personale - che lo portava a girare artisticamente a vuoto.

In una delle sue ultime interviste - a metà del 1997, a News Magazine - lui si espresse chiaramente al riguardo, dichiarando di aver destinato ”in den mull” (nella spazzatura) parecchi brani scritti in quegli ultimi anni di esilio caraibico.

Una vaga idea riguardante un nuovo progetto discografico era comunque trapelata, se non altro come ipotesi: Falco spedì infatti un fax al suo produttore esecutivo George Glueck vergando di suo pugno un elenco di canzoni potenzialmente candidabili alla pubblicazione. Poco più di una bozza di lavorazione probabilmente, che però la EMI prese per buona confezionando così in tempi record un CD di circa quaranta minuti includendo gran parte di questa risicata lista di brani.

Una durata che però risulta pesantemente inficiata da una serie di "astuzie", come quella di inserire una versione estesa - oltre sei minuti - del brano "Naked", oltretutto già pubblicata su CD singolo due anni prima. O la pausa di vari minuti tra l'ultima traccia riportata sul retro copertina del CD ed una sedicente "Ghost Track", che altro non era che un grezzo provino della cover di un brano del cantante tedesco Rio Reiser.

Sul fax - e dunque sul dischetto - ci finì anche una versione rivisitata della storica Hit “Der Kommissar”, inopinatamente virata su chiassosi territori Big Beat (vedasi primi Prodigy/Chemical Brothers) ed alla sua “terza vita” dopo un primo rework risalente all'inizio dei novanta.

Rimase invece esclusa una misteriosa “Tomorrow Never Knows”, che si rivelò poi essere il brano dei Beatles interpretato dal vivo da Falco in occasione di una festa di beneficenza per la Schule fur Dichtung di Vienna che si tenne qualche anno prima, mai incisa in uno studio di registrazione e disponibile appunto solamente in versione live.

“Out of the Dark (Into the Light)” fu dunque pubblicato in fretta e furia con non più di sei brani effettivamente inediti. La ragione di questo è legata alla scarsissima vena creativa di un artista in grande difficoltà.

Privato dell’apporto/supporto specifico di cui aveva potuto beneficiare in passato, pur tra mille contrasti caratteriali (prima Ponger, poi i Bolland) Falco non riuscì ad instaurare una collaborazione altrettanto proficua con i nuovi produttori con cui aveva iniziato a collaborare ai tempi della sua "svisata Techno".

Lasciato sostanzialmente solo come mai era accaduto prima, faticò dunque moltissimo anche dal punto di vista quantitativo, registrando davvero poco materiale nonostante un lasso di tempo molto ampio a disposizione.

Originariamente ipotizzato con un titolo differente (“Egoisten”) l’album sfruttò commercialmente l’enorme impatto emotivo generato dalla dipartita, registrando vendite per circa 700.000 copie complessive a livello europeo.

Il brano ed il videoclip di “Out of the Dark” furono trasmessi ossessivamente da stazioni radio e canali tv musicali. Una canzone di travolgente intensità e pathos, con un testo che i più hanno pensato essere "profetico" per via di qualche passaggio che poteva alludere alla morte imminente. In realtà Falco scrisse quei versi oltre due anni prima, riferendosi con tutta probabilità ancora una volta a questioni di dipendenze fisiche (droghe) ed emotive (un amore). Una "uscita dal buio verso la luce" da intendersi probabilmente come una sorta di disintossicazione, o quantomeno un tentativo di ripulirsi.

Ma questo non era chiaramente funzionale alla strategia di marketing, volta a cavalcare l'onda emotiva del tragico epilogo ed a rilanciare commercialmente il "Falco-Brand".

Musicalmente, il suddetto brano è uno dei pochi dell'album ad avere un refrain incisivo ed efficace, mentre le strofe risultano essere stilisticamente molto simili a quelle di un precedente progetto curato dal produttore Torsten Borger (ovvero “Warum” del gruppo Tic Tac Toe, il cui testo era tra l’altro incentrato su un lutto) uscito solo l’anno prima con riscontri commerciali rilevanti in tutti i paesi di lingua tedesca.

Fu poi pubblicato singolarmente un altro estratto, “Egoist”, un azzeccato pezzo dai sentori Reggae che in occasione dell’uscita di CD Singolo e relativo videoclip fu efficacemente rivisitato dal team produttivo per potenziarne l’appeal commerciale.

Il resto dell'album però ha davvero poco o nulla da offrire, in termini di rilevanza. Tra nuove escursioni danzerecce (la scanzonata "Cyberlove"), prescindibili brani a base di brusche chitarre sparse e voce effettata ("No Time for Revolution", "Hit Me") e tremendi buchi nell'acqua come l'orripilante “Shake” - senza dubbio il punto più basso della carriera di Falco - non si salva poi granchè.

Questo “Out of the Dark (Into the Light)”, così come è stato proposto dalla EMI, è il frutto amaro ed indigesto di una inevitabile brama di passare all’incasso nel più breve tempo possibile da parte dell’industria musicale.

Lontanissimo dal poter essere considerato un capitolo paragonabile a qualsiasi altro suo album precedente, può piuttosto essere rappresentativo dell’ultima malinconica fase della parabola artistica di Falco, costellata di fattori annichilenti come un doloroso isolamento - anche personale, oltreché "logistico" - una scarsa fiducia nelle proprie possibilità espressive ed un’ispirazione ai minimi termini.

Come sarebbe andata, senza quello schianto in auto? Hans Hoelzel sarebbe riuscito a riprendere nuovamente in mano la propria carriera e la propria esistenza?

Nessuno lo può sapere.

Rimane il fatto che, nella più ottimistica delle ipotesi - ma rasentando davvero l'utopia - questa è un’opera "incompiuta".

Inopportuna è però probabilmente il termine che meglio la inquadra.

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Riassunto del Bot

La recensione smaschera l'album postumo di Falco come un prodotto frettoloso e incompleto, nato più da una spinta commerciale che da una vera ispirazione artistica. L'opera viene vista come il risultato di una grave crisi creativa e personale dell'artista, aggravata da una produzione fredda e distante. Solo pochi brani, come la title track, mantengono un certo valore, mentre il resto appare trascurabile o poco riuscito. L'album rappresenta il malinconico epilogo della parabola di Falco.

Tracce

01   No Time For Revolution (03:51)

02   Out Of The Dark (03:36)

03   Shake (03:41)

04   Der Kommissar 2000 (03:47)

05   Mutter, Der Mann Mit Dem Koks Ist Da (03:38)

06   Hit Me (03:45)

07   Cyberlove (03:33)

08   Egoist (03:26)

09   Naked (Full Frontal Version) (06:02)

10   (silence) (01:40)

11   Matth. XI, 15. (03:47)

Falco

Falco (Johann “Hans” Hölzel) è stato un cantante e songwriter austriaco, figura chiave della Neue Deutsche Welle. Ha conquistato le classifiche mondiali con Rock Me Amadeus e Der Kommissar. È morto nel 1998 in un incidente stradale nella Repubblica Dominicana.
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