1988. Lorraine Lewis ai suoi tempi doveva essere una ragazza davvero molto interessante. Una silhouette tratteggiata da una mina dura segna la presenza di una donna non propriamente da guardare negli occhi, ma di una femmina cui si vorrebbe sguainare di dosso una tuta in latex. Ultimamente si è rivista imborghesita, sempre lussureggiante e in forma, nel progetto - insieme alla sorella d'arte Roxxy Petrucci, ex batterista delle Vixen - Rocktopuss. Nome che ti lascia pensare che lei non voglia far nulla per risparmiarti pensieri sconci. Ed è giusto che sia così. Perché la provocante, curvosa e proporzionata Lorraine - per me - è stata il vero sex symbol femminile del rock cotonato.
La prima traccia che ha lasciato ha un grande potere disinibitorio e ce l'ho tra le mani proprio ora. Vorrei che fosse una parte di lei ma comunque vi assicuro che è un gran bel vedere. Il booklet di questo album omonimo Femme Fatale mostra grazie generose e, di per sé, inizia già ad inquadrare, in questo bianco / nero / seppiato, una band molto glamour e dedita ad un hard rock privo di intenti positivi ed eccessivamente festaioli. Ciò che mi convince di più dei Femme Fatale è il loro leccatissimo impatto glam a tinte romantico (nel senso culturale del termine) feticiste dark. Guidati da una donna, poi, in particolare questa donna, i Femme Fatale fanno decisamente sesso. E si sa che sesso e hard rock sono l'uno una protesi dell'altro e viceversa. O, meglio ancora, si compenetrano. Funziona davvero tanto l'impatto scenico del gruppo, perché permette ai Femme Fatale di occupare una posizione netta e lasciata libera da altri. Credo proprio perché una figa da schiaffare sul fronte del palco ce l'avessero loro.
Perfetta risulta anche la coincidenza tra la comunicazione visiva della band e l'espressione musicale. Quando li sento accostati ai Bon Jovi, realmente non mi spiego il perché. In comune possono avere l'aria di fondo 100% anni 80 ma è un clima che pervade ogni composizione d'epoca. Se proprio li vogliamo accostare a qualcuno, allora parliamo di Ratt. Ecco, Lorraine poteva essere la compagna di Warren De Martini, sarebbero state due figure avvicinabili, perché quel tipo di donna apparterrebbe a quel tipo di uomo. Classe da escort di alti livelli con la carta di identità che parla chiaro: carne giovane e fresca, nata in un vicolo cieco e buio di un sobborgo di una qualsiasi megalopoli californiana. Questo, appunto, è ciò che esprimono i Femme Fatale, da questo deriva la loro cifra musicale indiscutibilmente spruzzata di un effetto notturno e stradaiolo, che fa pensare ad un posto buio, illuminato solo dal triangolo di luce arancio proiettato da un lampione. È la soundtrack per un classico luogo dove può succedere e passare di tutto: il tossico in crisi d'astinenza, il portoricano che corre dopo un furto, la giovane violentata e in lacrime, un gatto. C'è un po' di poliziottesco a stelle e strisce anni 80 senza la luce del sole, in tutto questo. O, forse ancora, è il bar clandestino dove la femme fatale (appunto) ammalia il pubblico e spilla soldi eliminando gli indumenti come petali e restando in tanga.
Che musica fanno? Sono tranquillamente collocati nella zona erogena del fenomeno glam. Sono una band a mano armata di chitarre seghettate, affilate alla maniera del macellaro. Ma, come già detto, nonostante i 4 uomini che suonando regalano a Lorraine il materasso di petali di rosa nera in cui tuffarsi seminuda, sono una band donna nata povera e arrivata nelle suite dei politici che contano. Il rock della donna fatale ha gli occhi degli animali notturni, che come aghi penetrano il buio della notte.
Le pozioni narcotiche che Lorraine - prima ti si fa, poi ti deruba - ci fa bere partono da "Waiting For The Big One" opener che esprime appieno l'inquietante sensazione di essere seguiti alle spalle ma non poter vedere nessuno. Segue "Falling In And Out Of Love", espressione che a quell'epoca doveva essere gergale visti i molteplici titoli composti dalle stesse parole. È un altro hard rock melodico di concepito senza tanto amore. Poi Lorraine inizia ti butta sul letto con violenza e inizia a cantarti "My Baby's Gun" che, potete immaginarlo, è una song bagnata ed erotica da ascoltare con la luce rossa. L'atmosfera complessivamente orgasmica è comunque mitigata da un risolino che fa cadere quel pathos. Peccato ma comunque gran bel pezzo. A seguire "Back In Your Arms Again" che è una tipica ballad anni 80 e "Rebel", dai contorni acustici. Pezzi, forse, trascurabili mentre si riprende forte da "Fortune And Fame", "Touch And Go" (altro titolo che sa di provocazione), "If" e "Heat The Fire" che sicuramente piaceranno tantissimo ai fans dei Ratt. L'album si chiude con quello che ho trovato il pezzo più aggressivo e street, su quella stessa strada che oggi percorrono i Toilet oys: "Cradle's Rockin'". Viene fuori la trombotica vena punk della band, dura ma comunque viva e presente. Un ottima maniera per chiudere un'altra opera - la seconda di fila che recensisco - che non ha avuto seguito. Ma, pur trattandosi di un'altra band con 4 musicisti e una cantante, chissà perché questa volta credo che se questo "Femme Fatale" avesse avuto un seguito, sarebbe stato sicuramente degno di nota. Non parleremmo di fenomeno probabilmente. Quello doveva esserlo Lorraine.