Sarò onesto: dei Fields Of The Nephilim, oggi più di ieri, mi importa 'na sega. E' uscito un loro nuovo disco intitolato "Mourning Sung"? La questione non mi tocca! Non scrivo queste cose per "smerdare" la band e chi la segue, semplicemente sono passato ad altri ascolti. Di certo gothic rock "metalleggiante", infatti, ne ho le scatole piene e non sento più il bisogno di lunghe digressioni sul Thelema, su insoliti spettri o sul "Moonchild".
Sono, come si suol dire, "cambiato" e mi sono avvicinato ad un tipo di oscurità sonora scarna, minimale e spietata. Quell'oscurità sonora che, in realtà, ha pochi punti di contatto con l'attuale proposta del tenebroso McCoy. Se oggi voglio assaporare nefasti e tetri stati d'animo messi in musica, piazzo sullo stereo "Streetcleaner" dei Godflesh o "Second Edition" dei PIL. Ma, ovviamente, non ve ne fregherà molto dei miei più recenti ascolti e, insospettiti, vi chiederete per quale motivo ho deciso di recensire un album dei FOTN se, come già scritto, non trovo più eccitante la loro proposta.
Il fatto è che ieri, dando uno sguardo ad alcuni cd, ho trovato una copia di questo "From Gehenna To Here". Incuriosito, ma anche un pò perplesso, ho inserito il disco nel lettore e...quanti bei ricordi!
In questo album non incapperete in amenità gothic-metal, non vi imbatterete in divagazioni psichedeliche (in parte confermate nel terzo "Elizium"), ma vi troverete a fare i conti con uno scarno, viscerale e putrido goth 'n' roll. No, non sto parlando di una proposta strettamente crampsiana, quanto di un sound più vicino a quello dei Christian Death, un sound quindi affine al post-punk più oscuro ed alle sue derive "batcave".
Il buon Mc Coy, come al solito, non lesina escursioni vocali in stile Andrew Eldritch ma, in linea di massima, è un canto lamentevole e disperato quello che egli impone.
"From Gehenna To Here" non è però un album ufficiale!
"From Gehenna To Here", da quel poco che ho appreso, è una compilation comprendente i primi due EP pubblicati dai nostri dark-cowboys, ovvero "Burning The Fields" dell'85 e "Returning To Gehenna" dell'86. Basso in bella evidenza, vocione d'oltretomba (come già scritto, a metà strada tra Eldritch e lo stile "death rock") , dinamicità rockeggiante ed un fottuto sassofono che, di tanto in tanto, emette stridenti e taglienti note.
QUESTI Fields Of The Nephilim sono in grado di regalare attimi di scarna oscurità! Saranno pure registrazioni acerbe e profondamente distanti dal loro più ortodosso stile ma, per cortesia, non toccatemi brani come "Trees Come Down", "Back In Gehenna", le due versioni di "Laura" o la straziante "Darkcell".
Una raccolta che piacerà, senza ombra di dubbio, ai fans più accaniti dei Fields ma che, incredibilmente, farà la gioia anche di quelle persone da sempre diffidenti nei confronti dei nostri.
Una validissima testimonianza.