Ciuffi, teschietti, urla invadenti e fine a se stesse e altri fastidiosissimi elementi. Tutto ciò non esisteva ancora nel 2002. L'Emo di band come Mineral e Sunny Day Real Estate era sparito dalla circolazione, e il nome del genere non era ancora stato "rubato". Esatto, mancano ancora un po' di anni alla messa in giro di alcuni ben noti burattini ciuffonati e brOOtal. Siamo nel periodo in cui escono le band che anticipano, per così dire, tale genere, non che ci abbiano molto in comune. Escono "The Ilusion of Safety" dei Thrice, "Alexisonfire" degli Alexisonfire e "What Is It To Burn" dei Finch, album che influenzeranno e anticiperanno tutto un certo tipo di Post-Hardcore/Emocore anni 2000. Inutile dire che rappresentano l'apice di questo genere (boh, sempre se ce li vogliamo mettere dentro). Apice già raggiunto in partenza.
"What Is It To Burn" dei Finch è uno di questi dischi, si parla di un genere molto giovanile (ne sono prova comunque i testi di questo album) ma che allora non era ancora banale ma ancora genuino e rispettabile. Ancora adesso lo è, soprattutto in confronto ai suoi successivi prodotti. Con il secondo disco si allontanerano da questo stile.
Ma "What Is It To Burn" resta uno dei picchi più alti all'interno della sua scena. Scordiamoci lagnosità e banalità che alcuni potrebbero aspettarsi sentendo parlare di quest' album, qui siamo alle origine della scena, e in questo caso, il periodo migliore, niente plastica nè nei pezzi più "pop" come "Stay With Me", il pezzo forse più stile "adolescente americano qualsiasi" del disco ma non per questo dalla melodia già vista e non coinvolgente nè dove ci sono alla partenza con "New Beginnings" dove la band rissume un po' il suo stile, nè nella mazzata che è "Project Mayhem", il brano più aggressivo e allo stesso tempo più lungo e se vogliamo anche più sperimentale, del disco. Una nomina la merita anche "Three Simple Words" che incarna molto bene lo stile del disco come l' opener e soprattutto a "Perfection Through Silence", forse la migliore. Ottima è anche la chiusura dell' album "Ender": una ballad in crescendo con tanto di piano e divagazioni elettroniche, probabilmente una delle migliori prestazioni della band.
Non è sicuramente un album da bruciare