Flavio Giurato
Per Futili Motivi

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Flavio Giurato - "Per Futili Motivi" 1978

Esordio di un personaggio unico della nostra canzone d'autore che in poco più di un lustro pubblicò tre album memorabili prima di scomparire dalla scena musicale per quasi vent'anni (e ripresentatosi solo qualche anno fa sempre ad alti livelli). I 'Futili motivi' del titolo sono quelli di un ragazzo romano che si arruola volontario nella seconda guerra mondiale forte delle sue convinzioni fasciste con le quali ha convissuto dalla nascita. Conoscerà 'roghi e rovine' e il vero volto della dittatura e della guerra.

L'album è costruito con un impasto di romanesco e italiano, le prime canzoni, quando il protagonista è ancora un ragazzotto spavaldo, prediligono l'idioma dialettale. Il giovane, che ha compiuto 18 anni alla vigilia dell'entrata in guerra dell'italia (10 giugno 1940) corre ad arruolarsi e subito dopo, compie un atto irrinunciabile per quella generazione: la visita al casino. Una delusione però: incontra una prostituta che piange e parla di guerra come devastazione e come occasione per ammazzare ed essere ammazzati. Ma è già tempo di partire per il fronte, restano gli ultimi saluti con la madre e la fidanzata nella struggente 'due voci'.

Qui si apre la seconda parte dell'album: quella che porta alla catarsi finale che ha inizio con la ritirata di Russia ('aquile e corvi') prosegue con il tradimento della ragazza e si conclude con la guerra in casa propria con i bombardamenti di Roma in 'Una brutta ventata': "bombardano bombardano giù a San Lorenzo; a Roma no c'è er Papa, ma quale Papa ce so le creature mie..." Assistiamo infine al disperato incontro di due anime solitarie tra le macerie della città, al loro fare l'amore come ultima e prima occasione di salvezza. Nella conclusiva 'Storia di un'osteria', Giurato paragona fascismo e fascisti ad una tavolata caciarona e ingorda, che quando è il momento di pagare se la svigna senza assumersi le proprie responsabilità: "Signori er conto... ...so annati tutti via..."

Un grande album al quale non è facilissimo accostarsi. per comprendere l'affascinante continuità della storia almeno per chi non coglie al volo le parti dialettali (che sono comunque quasi interamente compresibili dopo qualche ascolto attento). Solo allora godremo appieno delle bellissime melodie del cantato, del geniale incrociarsi di voci, degli arrangiamenti artigianali ma riusciti ed eleganti con le chitarre in primissimo piano.

Giurato si sarebbe forse superato quattro anni dopo con 'Il Tuffatore', prima di osare l'impossibile con le sperimentazioni di 'Marco Polo' nel malaugurato centro degli anni ottanta. Ma già qui sono evidenti tutte le sue qualità compositive, negli arditi accostamenti di armonie che si rincorrono intersecandosi perfettamente l'une nelle altre, nei testi scabri, secchi, adatti al fuoco profondamente evocativi, in una interpretazione lontana dal suo apice ma già avviata alla successiva eccellenza.

Consigliatissimo. 

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Commenti (Dieci)

500 vanesse
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non è un voto decisivo quello all'opera perchè la sto sentendo ora, è interessante... bella voce!
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Precisino
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Dici bene, personaggio davvero unico e compositore raffinato e geniale, soprattutto nei dischi a venire ("Il tuffatore" 1982 e "Marco Polo" 1984). Da non sottovalutare anche il suo ultimo "Il manuale del cantautore" arrivato dopo più di quattro lustri d'oblio
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voodoomiles
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Del "fratello furbo di L." riascolto Il Tuffatore, con il quale sicuramente si è superato : suoni calibrati, bel taglio degli arrangiamnenti, notevole personalità (lontani echi di De Gregori, nulla più).
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drunkedQueen
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Luca Giurato ha un fratello furbo???L'ascolterò....
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Skeletron
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artista a tutto tonto.
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isidax
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gli preferisto "il manuale del cantautore" prima e seconda versione, anche "il tuffatore" mi sembra più riuscito. celeberrima la sua apparizione in Dogma con Faust'O Rossi e RosYbYndY
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gasolio
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Grazie a tutti per i commenti. Secondo me, comunque, tutta l'opera di Giurato è sopra la media. Davvero un grande talento.
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aries
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Segnalazione interessante di un autore atipico di cui non conoscevo l'esistenza. C'è tutto un sottobosco di cantautori che, per un motivo o l'altro, son rimasti quasi dei Carneadi che però hanno prodotto lavori a volte più interessanti di quelli di artisti più celebrati.
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aries
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Penso, ad esempio, tra quelli che ho avuto la fortuna di ascoltare, a Mimmo Cavallo, Mauro Pelosi (dei quali spero di scrivere presto una recensione), Renzo Zenobi, Edoardo De Angelis (tutti questi, tranne Mimmo Cavallo, sono in qualche modo legati alla scuola romana).
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R13569920
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Un album bellissimo, "Due Voci" è tra le canzoni più struggenti di sempre (anche perché a tutti, prima o poi, "er modo nun ce viene"). Non averlo ristampato è a dir poco un crimine.
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