24 febbraio 1980, millenovecentottanta! AVETE CAPITO? Factrix, Nervous Gender, Uns e Flipper ci regalano una "notte da (non) dimenticare" seminando tilt per non fare crescere più in noi l'erba di melodie e ritornelli cancerogeni e risolvendoci anche l'angoscia di un'androginia di flagelli musicali che basta a se stessa con quel chaos gnostico assopigliatutto.

L'efferatezza di questa performance è insondabile. Il plateau d'impersonalità buttata sul tagliere è un fuorigioco allucinatorio comprensivo di entrata a gamba tesa e calcio sui coglioni di reazione. Invece del cartellino rosso, all'ascolto, mettiamo in bacheca animica la putrida faccia di celestiali bastardaggini.

Il denso fluido orrorifico creato non fa altro che mistificare l'accerchiamento che le verosimiglianze sussurrate nel nostro cervellino, nel corso del tempo, ossidano dipendenza materiale deviata. L'ambrosia di questo simposio scoperchiante possessioni tecnologiche future è un'acqua ragia che ha il merito di essere uno smacchiatore di un'alienazione definitiva dove siamo coscienti di questa abduction.

Il riverbero, il rinculo, la bordata di un'eco di ritorno, è raggelante nella sua potenza d'onda sinusoidale psichica. Indigeribile è la verità espressa da queste sonorità che non lasciano scampo a nessuna classificazione bonaria di comodo che giustifica le nostre menzogne. La purezza di questa putrefazione, anche se pesante, non ha nessuna connotazione maligna.

Il disgusto sottile, diretto e retroattivo che provoca è dovuto alla nostra dipendenza indotta di obbedire all'idea della nostra bontà, dei "buoni sentimenti". E allora associamo ad essi configurazioni melodiche, armoniche, crono-logiche, lo sforzarsi a perdonare, ma che non hanno niente a che fare con orizzonti non noti di rivelazioni celesti concitate. Quindi il "brutti, sporchi e cattivi" necessariamente lo si può applicare anche alla parte angelica dell'eterna lotta tra il bene e il male. E qui, sonoramente parlando, c'è molto invisibile presente, quell'invisibile che costantemente ci circonda, di cui non sospettiamo minimamente di come agisce su di noi.

La catacomba scavata dall'etichetta culto, la Subterranean Records, con 'st'accozzaglia di suoni non identificabili, fa partire un revisionismo delle nostre sensazioni. Come un libro di Kafka "riesco benissimo a immaginare qualcuno che si ritrova fra le mani questo [disco] e che da quel momento cambia completamente la sua vita e diviene una persona nuova", rigenerando i suoi credo musicali.

La scorticata arriva all'osso, il sapore potrebbe d'acchitto scioccare per il suo nauseabondo incedere, ma il retrogusto è onesto nella mancanza di patteggiamenti, dove l'urlo di richiamo ad una giustizia divina, nell'assenza di possessioni, è necessariamente ammorbante. L'immediato del senza pensiero è esposto con sfumature opacizzanti, dai gruppi intervenuti. Ognuno di questi, alla sua maniera, non dà scampo; ognuno dei gruppi è un tritacarne del consesso di bugie dove crogioliamo vanità; ognuno dei gruppi non riflette; ognuno dei gruppi condivide solitudini violente; ognuno si esibisce anelando sparizione cruenta.

Conosciamo noi stessi, accettiamo il mostruoso in noi, siamo quello che siamo: siamo brutti?... è perché dovevamo essere brutti; sei uno stronzo?... è perché dovevi essere uno stronzo, e così via. Non ci nascondiamo dietro brillantezze di facciata e arrendiamoci al patologico che siamo.

Volevate l'underground? ECCOLO! In questo disco ci sono dei fratelli "bastardi" che accettano le loro personali iperboli non proprio "normali" e gettano la maschera di una vigliacca speranza di sfangarla dal miserabile che siamo: Ecce Noise!

Non si accettano resi, se non voi stessi.
Comunque ballabili i pezzi... Ahahahah!

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