Assolo di chitarra. Poi una voce: "Keep you in the dark, you know they all pretend...Keep you in the dark and so it all began...". Attacca la batteria. Colpi veloci, potenti e incisivi, che rimangono in testa. Questa è "The Pretender", l'intro dell'ultimo lavoro dei Foo Fighters.
"E se dicessi che non sono come gli altri?", canta Dave Grohl. Anche se di questo ce n'eravamo già accorti. Perché per sopravvivere nel music business tutti questi anni qualcosa di speciale i Foo Fighters devono avercelo. Forse la voglia di rinnovarsi, di non risultare mai banali o scontati. Poi arriva "Let It Die", come un pugno in pieno volto. Impossibile non pensare a Kurt Cobain mentre si ascoltano le parole. Perché nonostante ora Mr Grohl si sia finalmente svestito dai panni del "batterista dei Nirvana", rimane sempre il fatto che Kurt è stato per lui una sorta di mentore, nonché amico fidato.
"Long Road To Ruin" è un pezzo che ricorda gli anni 70 ed il video, in tema con lo stile della canzone, ci fa capire chiaramente che Dave non ha affatto perso la sua vena ironica. Non mancano pezzi più aggressivi in puro stile Foo. Ne sono un esempio "Erace\Replace" e "Cheer Up Boys, Your Makeup Is Running", alternati ad altri più lenti quali "Stranger Things Have Happened", "Statues" e "The Ballad Of The Beaconsfield Miner".
Ma la perla dell'album è nel finale, "Home". Un pezzo che Grohl prova a scrivere da quando aveva otto anni. Solo la sua voce e il piano, quasi a dimostrare che può farcela anche da solo. Ma questo si era già capito una decina d'anni fa. Perché negli ultimi anni, dai Nirvana ai Queens Of The Stone Age, fino ai Foo Fighters, dove la musica rock ha avuto un ruolo in primo piano dietro c'era anche un certo Dave Grohl.
I Foo Fighters non sono un gruppo come tanti altri. E' la storia di un semplice batterista capace di risorgere dalle ceneri di uno dei gruppi più influenti della storia per mostrare al mondo che la sua passione per la musica continuava nonostante la morte di un amico. E continua tutt'ora.
"Let It Die parla per la prima volta (dopo tredici anni di carriera praticamente solista) di Kurt, dei Nirvana, di quei maledetti giorni."
"The Pretender è uno dei loro migliori singoli dai tempi dell’inarrivabile Everlong."
"The Pretender è il brano migliore della scaletta, un pezzo tiratissimo e grunge con una sinergia invidiabile tra voce e chitarra."
"L'album è meritevole di attenzione ma richiede almeno un paio di ascolti per essere apprezzato appieno."
Un album brutto? Certo che no, tutt’altro. Molto godibile, ma forse un po’ piatto.
Dave Grohl è davvero una leggenda vivente del rock’n’roll, e quindi, tuttosommato, glielo si può perdonare.
Con Echoes, silence, patience and grace i Foo fanno il passo più lungo della gamba.
Si ascolta un bell’assolo anni 70 soprattutto in "Long Road To Ruin", canzone orecchiabilissima e di sicuro futuro singolo.