Copertina di Foreigner Double Vision
pier_paolo_farina

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Per appassionati di rock melodico anni '70, fan dei foreigner e chi cerca album dall’anima duale tra energia e melodia.
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LA RECENSIONE

Con una copertina invero non molto brillante i Foreigner smerciano nel 1978 il loro secondo album, dopo che quello d’esordio si era mosso piuttosto bene l’anno precedente negli USA, campo d’azione di questa formazione anglo/statunitense. La “doppia visione” del loro chitarrista Mick Jones (ex-Spooky Tooth) e del multi strumentista Ian McDonald (ex-King Crimson), quelli ripresi in primo piano estrapolati dalla foto collettiva di partenza, formalizza la situazione presente allora nella band: sono loro i capi, i compositori.

Jones era finito anni prima negli Stati Uniti al seguito della Leslie West Band col ruolo di secondo chitarrista. Il manager del corpulento Leslie gli aveva consigliato di, e lo aveva aiutato a, mettere su un proprio gruppo ammirato com’era dalle doti compositive e di arrangiatore del nostro. Anche Ian stazionava a New York per via della fidanzata americana ed il loro incontro aveva dato il là a questo sestetto ibrido, formato da tre americani e tre stranieri (oltre ai due boss, il batterista Dennis Elliott inglesissimo pure lui). Da cui il nome della band.

L’album è migliore di quello d’esordio, vi è un maggior numero di canzoni ben riuscite e soprattutto inizia qui la messa a fuoco di quello che sarà poi il personale stile diciamo “bipolare” della band: mi riferisco alla coesistenza di due ben differenziate forme di composizione, atmosfera, arrangiamento, intensità che si alterneranno d’ora in poi in tutti i dischi dei Foreigner.

La prima di queste due situazioni antitetiche è quella prettamente hard rock: abbiamo in questo caso quasi sempre un riffone di chitarra molto ben congegnato, spesso acido e penetrante, tutt’altro che moscio. Ad esso si accompagna una vocalità del frontman/paisà Lou Gramm alta e potente, tirata al limite dell’estensione sugli acuti.

Il secondo filone espressivo, ben differenziato dal primo, è la ballatona intensa ed avvolgente composta in genere al pianoforte o comunque ad una tastiera, strumenti che il chitarrista Jones padroneggia non certo virtuosamente, ma a sufficienza per farsi venire delle belle idee e svilupparle adeguatamente. Magari facendosi aiutare dal suo tastierista Al Greenwood (e quando quest’ultimo verrà allontanato, da illustri ospiti).

Questo andazzo in progressiva affermazione manderà in sofferenza l’altra mente prolifica del gruppo, il quieto Ian McDonald che qui ha ancora modo di ritagliarsi un paio di episodi interpretati dalla sua voce e conditi da un break del suo sax. Ma questi contributi (“Back Where You Belong” e “I Have Waited so Long”) risultano per così dire gli anelli deboli della catena, quasi anacronistici per via della voce di Ian così insicura e precaria rispetto alla focosa e decisa emissione del sanguigno Gramm.

Sul quel versante hard rock turbinoso e insieme accattivante spiccano allora l’introduttiva “Hot Blooded” dal riff semplice quanto irresistibile, l’eponima “Double Vision” con la strofa pastosa e il ritornello viceversa sincopato e saltellante, e ancora l’incalzante e più solenne “Blue Morning, Blue Day”.

Su quell’altra ispirazione più atmosferica e tastierosa abbiamo “You’re All I Am” dall’elegante ritornello scandito da peculiari contro tempi; fanno tenerezza in questo brano le cesellature di harpsicord e mellotron di McDonald, contributi che di lì a poco spariranno dall’orizzonte Foreigner. Stesso discorso per la strumentale “Tramontane” che sembra presa di peso da un disco dell’Alan Parsons’ Project… Tutti orpelli di cui Jones, tempo giusto un altro album con ancora quest’andazzo, si libererà per sempre focalizzando definitivamente i Foreigner su quel doppio binario sopra accennato: aspri ma irresistibili riffacci hard rock con incastonati degli adeguati urli del suo cantante, alternati a impetuose, drammatiche ed allo stesso tempo impomatate ballatone accompagnate dalla versione operistica, quasi tragica dell’emissione del suo poliedrico frontman.

La storia dei Foreigner e del loro hard rock melodico, allo stesso tempo minimalista e pomposo, è a suo modo peculiare e seminale. Piuttosto lontana dal gusto medio italico, ho dovuto constatare negli anni.

Ma non dal mio palato, invece. Negli anni ottanta li ascoltavo a profusione, innamorandomi di diverse loro canzoni. Ed ebbi pure la fortuna di vederli dal vivo, per giunta in un posto semplicemente meraviglioso: un anfiteatro naturale dentro un canjon scavato dal fiume Columbia, nello stato di Washington.

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Riassunto del Bot

Double Vision, secondo album dei Foreigner, segna la maturazione del tipico sound 'bipolare' tra hard rock e ballatone. L'autore ne analizza i punti di forza, sottolinea i contributi dei vari componenti e racconta un rapporto personale e di lunga data con la band. Il disco viene giudicato superiore all’esordio, con diversi brani iconici e un forte impatto sul rock melodico.

Tracce video

01   Hot Blooded (04:26)

02   Blue Morning, Blue Day (03:12)

03   You're All I Am (03:24)

04   Back Where You Belong (03:14)

05   Love Has Taken Its Toll (03:28)

06   Double Vision (03:44)

07   Tramontane (instrumental) (03:56)

08   I Have Waited So Long (04:06)

09   Lonely Children (03:37)

10   Spellbinder (04:45)

Foreigner

Gruppo britannico-statunitense fondato a New York nel 1976 dal chitarrista Mick Jones con Ian McDonald e il cantante Lou Gramm. Tra i pionieri dell’AOR, hanno firmato hit come Feels Like the First Time, Cold as Ice, Hot Blooded, Urgent, Waiting for a Girl Like You e I Want to Know What Love Is. Album chiave: 4 e Agent Provocateur.
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