Copertina di Francesco Guccini e i Nomadi Album Concerto
Viva Lì

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Per appassionati di musica italiana, fan di francesco guccini e nomadi, amanti del cantautorato e della musica dal vivo
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LA RECENSIONE

Aldo Moro era già morto, e "Guerre stellari" era già un cult. Guccini era un professore sinistroide e pacioccone, i Nomadi erano un gruppo militante e amatissimo.

Il 1979, porterà al paese Italia qualche sorpresa e molte amarezze: Alan Sorrenti spopola con un tormentone lucroso e fine a sè stesso, "Tu sei l'unica donna per me"; De Gregori incide uno dei suoi album meno convincenti, "Viva l'Italia"; Renato Zero soffrendo intona "Il carrozzone", Venditti si autodistrugge una dignitosissima carriera cantautoriale; Celentano ci ricorda, un pò mestamente, che, in fondo, belli o brutti, siamo tutti, inesorabilmente, "Soli".

E all'estero non va certo meglio: Dylan si converte al cristianesimo (e incide l'astruso "Slow train coming"); Elton John pubblica il pessimo "Victim of love"; Stevie Wonder compone un doppio Cd per pubblicizzare un bislacco filmaccio documentaristico dedicato ai vegetali ("Journey/Trough the secret life of plants", ricordate ?); Paul MacCartney incide più per dovere che per reale voglia una serie di album disdicevoli e dozzinali.
Qua e là, quasi a mò di miraggio, esplodono, in maniera del tutto inaspettata, una serie di sorprese più o meno significative: "Album concerto" di Guccini e i Nomadi ne è l'esempio indiscutibilmente migliore.

Il professore e l'allievo (incarnato dall'indimenticabile Augusto Daolio) speculativi e complementari: Guccini canta (non benissimo, ma d'altronde, quando mai ha cantato benissimo?) mentre i Nomadi, grazie a moderni e strabilianti arrangiamenti, danno sale e pepe ad una serie di canzoni politiche e impegnate (si veda ad esempio la memorabile "L'atomica") e ridanno vita ad un artista, Guccini, che cominciava, ahimè, a dare segni di pesantezza e stanchezza (poi però verrà "Metropolis", e tutti saremo felicemente sconfessati).
Disco importantissimo, quasi imprescindibile, padre di tutti i live che, da Baglioni a De Andrè, infesteranno, in maniera esponenziale, gli scaffali e le bancarelle dei grandi, e affollatissimi, centro commerciali italiani (nel 1979 anche la Pfm si unisce a De Andrè per registrare un doppio album concerto: l'esito sarà lodevole, ma questo "Album concerto", seppur meno raffinato, appare più schietto e convincente).

Da Pavana a Modena, dalla via Emilia al West: Guccini e i Nomadi non si risparmiano nulla, nemmeno la retorica. Ogni tanto, spesso dopo l'esecuzione di un paio di canzoni, Guccini prende il microfono e comincia a monologare. Ai più risulterà insostenibile e persino poco divertente (e in effetti, di Guccini si può dire tutto tranne che sia divertente), ma quando la musica comincia a farsi sentire e Beppe Carletti comincia a smadonnare sulla tastiera del pianoforte, bhe, che dire, c'è poco da ridere, c'è solo da ascoltare.
Si comincia con "Canzone per un'amica" (e come altrimenti ?) e si continua con "Statale 17", l'apocalittica "Noi non ci saremo" (..."e il vento d'estate che viene dal mare / intonerà un canto fra mille rovine / fra le macerie delle città / fra case e palazzi che lento il tempo sgretolerà / fra macchine e strade, risorgerà il mondo nuovo / ma noi non ci saremo"), la censuratissima "Dio è morto". E anche la sottovalutatissima "Per fare un uomo" è, checchè se ne dica, un capolavoro.

Un discorso a parte merita la scabrosa "Auschwitz", racconto agghiacciante e sconvolgente di una vita (o meglio, di tante vite) divorate e perdute durante gli orrori della seconda guerra mondiale (celeberrimo il verso iniziale: "Son morto che ero bambino, passato per il camino e adesso, sono nel vento"). Guccini l'aveva già incisa nel suo primissimo album, "Folk beat n. 1", ma gli arrangiamenti di Beppe Carletti e gli intermezzi di Augusto Daolio sembrano conferirgli un tono epico e magniloquente, comunque sofferto e drammatico. Da (ri)ascoltare nel più religioso e tormentato silenzio.

Trattasi dunque, di album storico e epocale: non è un live degli Who o dei Deep Purple, ma, almeno in Italia, avercene di live così!

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Riassunto del Bot

L'album concerto di Francesco Guccini e i Nomadi del 1979 è un live fondamentale nella storia della musica italiana, capace di ridare vigore a canzoni impegnate e toccanti. Con arrangiamenti moderni e la partecipazione di Augusto Daolio, l'album supera segni di stanchezza di Guccini e restituisce energia e passione a brani storici come 'Auschwitz' e 'L'atomica'. Un disco epocale e imprescindibile per gli appassionati del cantautorato e della musica dal vivo italiana.

Tracce testi video

01   Canzone per un'amica (04:13)

02   Atomica (03:04)

03   Noi non ci saremo (03:27)

04   Per fare un uomo (02:26)

05   Primavera di Praga (04:25)

07   Canzone del bambino nel vento (Auschwitz) (05:32)

Francesco Guccini

Francesco Guccini (nato nel 1940), cantautore, scrittore e simbolo della musica d’autore italiana, celebre per testi profondi, ironici, malinconici e per i suoi racconti della provincia emiliana.
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