(che dici? Sto scrivendo troppe recensioni? Eh si vede che ho un sacco di tempo libero)

"L'Ostaria delle Dame" è una di quelle opere che, se si ama il Maestrone, non si possono non possedere. Perchè è un gioiellino, di quelli che capitano poche volte nella vita. Ne esitono, premetto, due versioni: la Deluxe da 6 CD, che non ho, e la Box, da 2 CD, che ho. Ovviamente recensirò la seconda.

In pratica qualcuno scopre che esistono dei nastri mai commercializzati e di cui lo stesso autore si era dimenticato, risalenti ai primi anni '80 (1982 e 1984 per l'esattezza) in cui Guccini e i suoi musici intrattengono il, poco, pubblico all'Osteria delle Dame di Bologna. Piccoli concerti tra amici, di un'oretta circa, sbilenchi, suonati alla sanfasò (come avrebbe detto Camilleri), ma genuini. Niente artifizi da studio di registrazione, solo una voce, poche chitarre e una serie di aneddoti snocciolati tra una canzone e l'altra, alcuni, va detto, gustossimi e spassosissimi (su tutti la diatriba tra quale paese possa vantare la miglior tradizione ciclicistica).

Incombe la tracklist.

Il primo CD, concerto del 1982, attacca con la classica "Canzone per un'amica" (ma il pubblico pare freddo e Guccini sprona gli astanti almeno ad applaudire), segue "L'osteria dei poeti" che sarebbe inedita ma venne inserita in una antologia di due anni prima, a seguire si snocciolano classici a manetta: "Ti ricordi quei giorni", "Incontro", "Bologna", "Venezia", "Canzone di notte n.2", "Bisanzio", "Canzone dei dodici mesi", tutte suonate e cantate quasi come si fosse ad una festa e si fosse bevuto quel bicchiere di troppo (e, conoscendo Guccini e le osterie di Bologna, è molto probabile). Chiude l'inedita, e giovanile, "Il treno va", che è una canzoncina in sè stupidotta e ben poco gucciniana ma è l'introduzione dell'autore a renderla geniale. Vale la pena trascriverne il testo:

Questa canzone è del '59, Modena, è una città durissima
Io sinceramente sono convinto che se non venivo a Bologna non avrei fatto il poeta
Perché è una canzone premiante e voi l'avete sottovalutata
Una canzone densa di cose, è molto, soltanto che me la tarpavano
Me la castigavano, mi prendevano in giro
Perché dice è molto poetica, è molto dolce

"Asciugato gli occhioni, afferra le..."
'Sti stronzi dicevano un'altra cosa
Io così, "Afferra le mie mani!"
Dolcissimo, molto poetico, no
Il poeta vero è sempre incompreso

Il secondo CD è del 1984, e nevica. Lo dice Guccini all'inizio, grazie di essere qui nonostante la nevicata, e si parte con "Autogrill", ma i musici hanno da ridere, quel nickel di mancia lasciato alla ragazza che stava dietro il banco (bhè, insomma, la canzone la sapete) non è un po' poco, e partono battute sulla spilorceria del Guccini stesso. Divertentissimo. Seguono "Auschwitz", "Argentina" (e qui la suddetta diatriba ciclistica, e si va avanti 10 minuti buoni), "Il vecchio e il bambino" (con Flaco che fa troppo ghirigori alla chitarra e Guccini che s'incazza, poesia pura) e poi una rarità, ma di quelle da leccarsi i baffi. Guccini canta in spagnolo, oddio mai sentito. Lo fa spiegando cos'è una chacarera e attacca con due brani davvero incredibili. "Chacarera del 55" e "Yo quiero un caballo negro". Fa seguito l'ultimo pezzo, prima dei saluti, "Un altro giorno è andato", e anche qui Guccini si lascia andare a qualche aneddoto, in particolare sulle lotterie sponsorizzate dai giornali bolognesi e sul fatto che a lui Mike Bongiorno stia sulle balle, e vabbè, poi attacca a cantare. Saluti finali con un "ci vedremo tra vent'anni, in Piazza Maggiore".

Oltretutto il recupero dei nastri è ottimo, visto che si tratta di cose vecchie di più di trent'anni. L'audio è ottimo, e tanti complimenti a chi l'ha restaurato. Ve l'ho detto, da non perdere.

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