"Uncle Jam Wants You" è un universo, un cosmo intero. A parte il riferimento al suono spaziale di Bernie Worrell che dà a tutto il gruppo un non so che di stellare, è un cosmo perchè ci sono miriadi di dettagli, costellazioni a volte molto piccole di idee melodiche e ritmiche magari trascurabili se isolate, ma che insieme rendono il risultato 100% Parliafunkadelicment (Thang). Sono quei dettagli che fanno sì che quando ti risvegli dal sogno funk di 15 minuti di "(Not Just) Knee Deep" sembrano passati solo pochi attimi.
Mi viene in mente la sguaiatissima voce che sulla (quasi) title-track intona motivi bambineschi sopra a un funk di quelli magistrali. Mi viene in mente la strumentale "Field Maneuvers", puro ritmo, tanta chitarra e niente più, punto di contatto fra il delirio di "Uncle Jam" e la follia ancora più grande di "Holly Wants To Go To California". Una mattata paragonabile a quella di aprire "Maggot Brain" con un assolo di chitarra di 10 minuti. Si perchè "Holly Wants To ecc ecc" è una ballata. Di più, è una ballata pianoforte e voce. Piena di ironia, col ghigno sotto il baffo di chi sa di essere del tutto folle a schiaffarla in mezzo a bombe ritmiche a elevato contenuto danzereccio. Eppure la maestria di George Clinton e della sua crew (che annovera qui, fra i tanti, pure Michael Hampton, Junie Morrison direttamente dagli Ohio Players, l'ormai fido Bootsy Collins e addirittura un ventenne Dennis Chambers) riesce a non far sentire l'enorme scarto che c'è fra questa pecora bianca e le altre scatenate pecore nere col manto lanoso in versione afro.
E se di provocazioni non sei sazio, ti farà piacere sapere che l'album si conclude con "Foot Soldiers (Star-Spangled Funky)", che riprende la melodia della celebre canzone di guerra americana "When Johnny Comes Marching Home". Le tematiche del disco sono orientate verso una militarizzazione funky, già il titolo lo lascia intendere. Non basta più essere un popolo funk, che crede solo nel funk (in funk we trust) e venera i Parliament-Funkadelic come divinità scese in terra a risvegliare le menti (e i sederini) delle persone a colpi di funk. No, ora bisogna combattere in prima linea, perchè la dance sta distruggendo quanto di buono la black music ha costruito fin ora. Eh no, non possiamo permetterlo. RESCUE DANCE MUSIC "FROM THE BLAHS" comanda la copertina di "Uncle Jam Wants You" e canta la title-track. E' per questo che il suono è diverso da quello dei primi dischi del gruppo, è più simile a quello del gruppo gemello Parliament. Certo, i fiati sono assenti, ma le tastiere e i synth gareggiano oramai con la chitarra in quanto a importanza. Si fondono le melodie della dance dettate dalle keys con gli assoli di chitarra di hendrixiana memoria che caratterizzano il sound dei primi Funkadelic.
Ma in fondo questi sono dettagli. Proprio perchè è un disco che ha la sua forza nelle piccolezze, nell'ideuzza giusta al momento giusto, il risultato complessivo è un blocco compatto di energia vitale e il tuo cervello è tutto occupato a ballare (free your mind and your ass will follow, cantava qualcuno) e non ha tempo per i particolari. Per carità, si percepiscono eh, nell'inconscio, li si apprezza, ma l'importante è il monolite di granito funk che neanche il tentativo di auto-sabotaggio della meravigliosa "Holly Wants To Go To California" può scalfire.
Sul finire, la richiesta espressa in "Uncle Jam" (Uncle Jam wants you to funk with him!) viene ascoltata. E "Foot Soldiers" recita This is Uncle Jam's army, where we move it, we move it.