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Gabriel Garcìa Màrquez
Cent'Anni Di Solitudine

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Voto:

“Ditegli che non si muore quando si deve, si muore quando si può”

Non ricordo bene le parole, ma è più o meno quello che disse il colonnello Aureliano Buendía alla madre quando lei lo informò del cattivo presagio avuto dallo spirito del padre venuto a conoscenza dell’ultima iniziativa del figlio.

La battuta mi è rimasta in testa perché ho avuto l‘impressione che il colonnello vedesse nella morte una liberazione, anche se non sono tanto sicuro che sia questa la giusta interpretazione. È solo una delle tante confuse riflessioni sulla morte che mi è capitato di fare rileggendo il libro in un periodo in cui sono successe un po’ di cosucce che mi hanno portato a farle. E quindi di questo si tratta: non di una recensione, non delle solite quattro pugnette goliardiche ispirate da un’opera che mi faccio nelle recensioni, niente di lontanamente allegro, solo un po’ di confuse incoerenti riflessioni sulla morte.

Le mie radici affondano in profondità in un piccolo paese dell’astigiano che neanche troppo tempo fa era pieno di vita, soprattutto in estate, e sono bastati poco meno di 20 anni per far scomparire ogni traccia di decine di famiglie che vi avevano abitato per generazioni. Qualche lapide e un po’ di ossa è tutto quel che resta. La vita si è trasferita altrove.

Mi è capitato di passare spesso per le sue strade in questi mesi. Ci vivono poche persone ormai, il paesaggio è costituito in gran parte da case fantasma con l’utopico cartello “vendesi” attaccato, che danno l’idea di essere fatte di cartone tanto le ha rese fragili il prolungato abbandono, e di poter essere spazzate via dalla forza del vento come succede a Macondo.

I ricordi di volti che mi era possibile incontrare con lo sguardo per quelle strade da ragazzo, e delle voci e dei rumori che era possibile sentire allora, tutte cose che davo per scontato come immutabili caratteristiche di quel luogo, si sovrappongono alla spettralità odierna e mi viene da pensare a tutta quella vita ridotta in polvere, in nulla.

Cosa è il passato? Ciò che è passato in fin dei conti può anche non essere esistito, è stato tutto un enorme inganno, in realtà è accaduto altro che non ricordiamo. Convincersi che sia successo tutt’altro ha tanto senso come ricordare quel che è effettivamente successo. Effettivamente per chi poi? Per chi ha ricordi che lo giustifichino ad utilizzare quell’avverbio, andati quelli se ne andrà anche il senso di quell’”effettivamente”, tanto ci stiamo riferendo comunque, al nulla, a polvere.

I tremila morti sul treno che non finisce più, i lavoratori della compagnia delle banane, la stessa compagnia delle banane, il colonnello Aureliano Buendia sono una leggenda, non è mai successo nulla di tutto questo.

Va bene capish-people, è probabile che non sia questo il senso delle vicende dimenticate descritte dall’autore, ma a me il libro ha trasmesso questo: il nonsense e l’inconsistenza dell’esistenza. Questo affannarsi a far nascere e crescere figli che prima o poi non ci saranno più, e prima di andarsene si affanneranno a loro volta a far la stessa cosa e così via per generazion fino ad arrivare ad esseri umani verso cui noi ora non possiamo provare alcun affetto perché non conosceremo mai, e di quelli che li hanno preceduti non rimarrà che polvere. Spero nessuno si offenda per queste parole, io non ho figli ma ho il massimo rispetto per l’amore genitoriale. Sono solo riflessioni.

Nella prima parte del libro l’autore si danna ad affastellare strati su strati di vita in modo quasi compulsivo, inanellando in pagine bulimiche con pochi dialoghi e niente titoli, generazioni di Aureliani e Josè Arcadio come sfere di una collana, con le loro tare genetiche, poderosi rostri maschili destinati a saziare insaziabili ventri femminili, affetti pruriginosi ed incestuosi verso le zie. Pure l’utilizzo del surreale, un surreale di pancia, di carne sangue e sudore, sudamericano, mi è parso finalizzato a rendere più pantagruelica di vita l’esistenza stordendo il lettore per poi alla fine fargli assaporare meglio quanto sia illusorio il tutto.

Arriva la guerra e la morte, ma la vita è ancora più forte, i 17 Aureliani, e poi ancora morte. Il gozzovigliare di Aureliano Secondo che riempie la casa di faccende di cui occuparsi, e la fecondità dei suoi allevamenti, sembrano poter avere la meglio sul nulla che invece inizia a guadagnare terreno. E alla fine solo povere.

In questo periodo la perdita di una cara amica per un brutto male mi ha lasciato asciutto come la sabbia del deserto.

Mi capita di pensare egoisticamente ai frammenti della mia vita appiccicati a quella persona che lei si è portata appresso. Persi per sempre. Non mi è più possibile ritornarci per riviverli mentalmente con il sentore agrodocce della malinconia. Posso tornarci si, ma solo a contemplare con rispetto un simulacro, si un simulacro mi vien da dire, un simulacro di un qualcosa che non esiste più. Sono una statua di sale che si sfalda a poco a poco nel nulla. Polvere.

Il genere è messo un po' alla cazzodicane, non avendo trovato un'opzione che mi andasse bene.

Tristezzaaaaaaa, per favore vai viaaaa ...

Commenti (Sedici)

Dislocation
Dislocation
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Ogni quattro/cinque anni me lo rileggo tutto, e sempre ne trovo parti che non ricordavo e riscopro personaggi incredibili che avevo scordato e che, senza saperlo, con le loro frasi ed i loro comportamenti, mi scorrevano soto pelle, in silenzio.
Ho calcolato che, dalla prima volta che l'ho avuto tra le mani, avevo quattrodici anni, questo libro devo averlo riletto almeno una ventina di volte. Per me uno dei libri della mia formazione, se mai ne ho avuta una, con altri due o tre, peraltro diversissimi per genere e specie.
E bravo il falchetto piemuntéis che mi ha deliziato con questa sua scelta, tutta incrostata di citazioni e di cicatrici di vita.
Allora da quella provincia è vero che arrivano anche cose buone.


Flame: Grazie Dislo, io non l'ho letto tutte quelle volte, è parecchio impegnativo come lettura e coinvolgimento, ma ogni tanto lo riprendo in mano.
asterisco
asterisco
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ZiorPlus
ZiorPlus
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Libri come certi dischi che senti più e più volte tanto che ormai non ti chiedi neanche più il perchè in quanto il perchè in sè non è importante.
Come non è importante che Deinstantevolissimevolmente vada a Deamarla ma lo faccio...e basta!


Flame: ricambio volentieri
ZiOn
ZiOn
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Mai piaciuto. Ho studiato letteratura ispanoamericana e preferisco altri autori: Sábato, Levrero, Bioy Casares, Arlt, Onetti. "Cent'anni..." è troppo pieno di stereotipi e ha avuto la "colpa" di occultare tutte le robe diverse dal realismo magico. Non voto perché è troppo lontano dai miei gusti e terminarlo è stato un vero supplizio. Bella la rece.


Flame: No ne ho letto uno, segno tutto, e in una seconda vita forse mi rimetto in pari. Non sono d'accordo sugli stereotipi, i personaggi personalmente li sento vivissimi e particolari, punti di vista.
ZiOn: Prova a leggere "La vita breve" di Onetti, mi pare sia stato recentemente ripubblicato da SUR. Sarà che l'ho letto in un periodo un po' difficile, masembrava quasi che mi parlasse. Libro ostico e bellissimo.
ZiOn: Di Bioy Casares assolutamente "L'invenzione di Morel", che ha ispirato tra gli altri "L'anno scorso a Marienbad" di Resnais, gran film.
asterisco: No, aspetta. Bioy Casares sì e poi non mi citi Borges??
ZiOn: @[asterisco]: ma sai che Borges per qualche oscuro motivo non riesce a prendermi? Devo riprovare a leggere "El Aleph". Belli anche i cuentos di Cortázar comunque, anche se un po'... ludici 😃
asterisco: Capperi!
ZiOn: Mi è venuto in mente un libro affascinante: "Stella distante" di Bolaño. Molto triste, ma enigmatico. Da leggere.
Flame: non sto a mettere bel a tutti i commenti ma grazie per le dritte. Sto leggendo Amado in questo periodo e fa abbastanza sballonzolare la testa.
ZiOn: @[Flame]: io ho "La settimans bianca" di Carrère ad attendere sul bracciolo del divano. Altro autore bello tosto, un pugno nello stomaco i suoi libri.
ZiOn: *settimana
JonatanCoe
JonatanCoe
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Altro libro della mia top 10.


Eneathedevil
Eneathedevil Divèrs
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Necessariamente


Flame: lo guardo appena riesco
musicanidi
musicanidi
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Un po’ di sano nichilismo...secondo me, fare figli permette di dare un senso alla propria vita, quella lavorativa soprattutto. Non avessi una famiglia...potrei essere ricco o potrei essere su una spiaggia thailandese a farmi “massaggiare” tutto il giorno?


Flame: "potrei essere su una spiaggia thailandese a farmi “massaggiare” tutto il giorno" ... però sai che palle dopo qualche giorno.
Almotasim
Almotasim
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Bella Flame! Grande il collegamento ai Paki.


Flame: Thanks Almo
JOHNDOE
JOHNDOE
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eppure dicono che è pieno di nomi e che sto libro ABBOFFA E PPALLE!

@[lector] presidè viè a criticà sto libro a buffo, dì una cosa tipo sì bellino ma vuoi mettere 40 ANNI AI DOMICILIARI di pincopallo?


asterisco: ma quando mai
Flame: "40 ANNI AI DOMICILIARI di pincopallo" per me è un gran titolo, sarebbe da scriverci veramente un libro a cui appiccicarlo.
ZiorPlus: L' autobiografia di Wanna Marchi
> "D'accordooooooo?"
lector: Faccio fatica a commentare libri così stra-noti...
Mi fa un po' l'effetto "ennesima recensione su DarkSideOfTheMoon"
Flame: è un doppione, lo so, mi andava di farla e me ne sono sbattuto le balle. Però capisco il tuo punto di vista.
lector: Hai fatto bene
luludia
luludia
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...


Flame: thanks Lulù
Danilo Dara
Danilo Dara
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Amo questi paesi diroccati e dimenticati.
Se nulla te lo impedisce, vorrei conoscerne il nome.
Per cercarlo, e magari anche per visitarlo.


Flame: certo, il paese è Maranzana
macmaranza
macmaranza
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Troppa gente in questa storia. E quando c'è troppa gente io divento nervoso come il proverbiale gatto con la coda lunga in una stanza piena di sedie a dondolo.


asterisco: Maccome macco!
E Dostoevskji? E Bulgakov?

Che ne sarà di noi!
ZiOn: @[macmaranza]: eheheheh, ma lo sai che a volte è il mio stesso problema? "J'ai une âme solitaire"...
Flame: Mac a me piacciono i libri affollati.
macmaranza: Bulgakov e quell'altro però li ho letti. Uffa.
asterisco: I romanzi corali, per me, sono quelli che rimangono più nella memoria. Basta con i divagamenti romantici del protagonista da letteratura proto-pseudo-esistenzialistica dei miei stivali!
ZiOn: @[asterisco]: "Lo straniero", però...
asterisco: Sì, certo. Sono stato stupidamente categorico, però il senso rimane lo stesso.
macmaranza: BráoZi! Grande Camus.
CosmicJocker
CosmicJocker
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Bellissima...
Bellissimo...


Flame: Thanks C.
proggen_ait94
proggen_ait94
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la recensione tenta una strada personale dentro l'opera e la promuovo. Il libro sembra quasi bello suo malgrado, nel senso che pare che il resto dell'autore non valga molto


Flame: muchas gracias Prog
Caspasian
Caspasian
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Per me tutto è in continua evoluzione, la morte e la rinascita ne fanno parte attiva, la nostra palestra per arrivare alla coscienza della noia del Paradiso. Sballottoliamola 'sta carcassa in cui ci ritroviamo dove "cambiano i nomi rimangono le facce e viceversa", e tendiamo a vivere "come Cristo comanda" che tanto non siamo questo corpo e l'eternità è dalla nostra parte. Non letto il libro.


Flame: Beato te che riesci a vederla così. Io, quando potevo permettermelo perchè giovine giovine e godereccio, ero epicureo, ora sono fortemente nichililsta, solipsista, misantropo, scoreggione, sbevazzone, puzzone ... somma tengo un mucchio di probbbblemi.
Caspasian: Sono tutte qualità per i tuoi sacrosanti lividi di vita. Tutte le strade portano a Roma...
dsalva
dsalva
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che dire?
doppio 5


Flame: 👍

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