Tre quinti dei Gin Blossoms, tra cui voce e chitarra solista, si riuniscono alla fine del secolo e tirano fuori un disco senza fronzoli, tutto chitarre, senza sbattimenti. Per giocare, per far passare il tempo o per ricominciare, qualunque fosse il posto di partenza.
A parte il grunge, i Gin Blossoms hanno suonato tutta la musica chitarristica d'America, infilandola dentro ai loro tre dischi (il quarto è di pochi anni fa). Se dal disco d'esordio, oltre alla estrazione tradizionale, si poteva evincere un gusto (poi tenuto a bada) per il punk, sostituito semmai da un sapiente college rock o da un poprock corroborato, qui la batteria in continua rullata del début "Dusted" è finalmente tornata libera di scatenarsi come le pare.
Vi sono brani tosti, dai bei ritornelli fatti apposta per la radio come nel disco "Congratulations... I'm Sorry", pezzi più folk rock o comunque simil-R.E.M. come fu per "New Miserable Experience"; c'è una ballad semiacustica che, se non fosse per la vocalità di Robin Wilson, tutta buone intenzioni e sudore sulla fronte, sembrerebbe grunge...
Immaginate quindi che i Van Halen fossero dei guardavacche dell'Arizona: certo loro metal melodico da chart suonerebbe come "Stinking Up The Charts". Il "metallo leggero" prosegue in "Like It Or Not", tutta basata sui riffs, e diventa solido (ma prevedibile) hard-rock in "Useless": metal con le Rickenbecker.
Provate giustappunto a prendere "Useless", a sostituire il suono delle sue chitarre, a mettere passaggi/fraseggi metal od hard al posto di quelli rockabilly, ed infine al posto del "superarpeggio" metteteci un vero assolo di chitarra come Dio vuole che sia: con questi ragazzi è sempre così, e cioè se fanno root ci mettono chitarroni hard o punk, e se fanno hard o punk ci mettono chitarrine root.
Alla fine, non dico i migliori, ma i più normali sono i brani pop-college rock, a cominciare col singolone "Quitter", scazzatino e giocherellone, a proseguire poi con "Circus Of Stars" per finire con "Tonight Won't Let Me Wander", melassosa melodia camuffata da rock song.
Disco interlocutorio, da side-project ma valido. Una stelletta in più, nonostante le disarmonie stilistiche e la mancanza di brani altissimi, se la sarebbero meritata se giusto avessero scelto d'alzare un po' il wall of sound e se avessero cambiato manici.