Copertina di GG Allin & The Scumfucs Doctrine of Mayhem
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Per appassionati di punk, musica underground, fan di gg allin, ascoltatori curiosi di avanguardie e provocazioni artistiche.
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LA RECENSIONE

Nel millenovecentonovanta GG Allin predicava il suo Vangelo, la sintesi della sua "Dottrina del Caos", "Doctrine of Mayhem", in una compilation di brani simbolo, un'infilata di capolavori nel best of della devastazione, pescati tra quelli che allora erano dieci anni di repertorio. Quasi ogni brano suonato in un periodo diverso, in uno stile musicale diverso, dallo sleaze/glam metal, al proto-punk, alla No Wave ("Torture You"), fino al puro hardcore, dalla stessa band ovvero gli Scumfucs.


Un patrimonio esperienziale sciamanico, di lacerti dionisiaci incontrollabili, dell'arte eretica, dell'immorale, della distruttività performativa di mistico del male; tra i grandi poeti del punk rock con Luca Abort, Richard Hell, Satan Panonski, Lydia Lunch, Nick Blinko, Derby Crash...


"Sluts in the City" è la reinvenzione periferica dei New York Dolls. Rock 'n' roll smorfioso ma con jeans a sigaretta neri, punteggiati d'umori, trovati in un bidone della spazzatura, a sostituire i pantacollant verdi e rosa del Greenwich Village, occhiaie, traumi da contatto e macchie d'eroina come eyeliner e belletto.
Agghindarsi da passeggiatrice ma con un mitra in mano, non sulla 53rd ma in un sobborgo texano. Alla seconda voce femminile (Holly Would delle Cedar Street Sluts) di controcanto, scappa da ridere, la follia regna in questo quadretto di ludibrio vergognoso. "We're the sluts, and we hate everyone".


Jesus Christ Allin, in arte GG, rilettura fumettistica e autentica di Gesù Cristo come in "La Violenza e il Sacro" di René Girard s'immola alla sublimazione della condanna della forma umana, trascendendo i limiti individuali nel rito ancestrale dell'espiazione attraverso il dolore.
In "Abuse Me (I Want To Die)", una delle dieci canzoni punk più importanti di tutti i tempi, l'agnello senziente è sull'altare di un male superato, desiderato, bramato, sfidato, in quella gragnuola d'invocazioni all'ascoltatore/spettatore ("abuse me, kick me, cut me, stab me, axe me, knife me, fork me, fuck me, suck me, beat me, fuck me, blow me, eat me, stab me, abuse my body") tanto irreversibile e decisivo da diventare una liberazione. La sfida non è mai stata così intrinsecamente una minaccia: "destroy me, i wanna destroy you". Scegli, uno di noi dovrà morire, simbolicamente... certo ma non è detto, farai in modo il morto sia io?
L'atto dell'aggressione, perpetrata o subita, come mezzo per entrare in contatto con l'umanità, non potendo più riconoscerne altri.

Per GG comunicare con le persone era importante.


"Look me in the eyes and what do you see?"

La proclamazione stentorea della nuova venuta di Gesù Cristo, il suo omonimo del passato, forse quella reale dopo il mito, si realizza in "Blood For You", in doppia versione acustica ed elettrica; quasi un recitativo liturgico, uno degli altri capolavori.

"I'm life, I'm death, I'm the blood for you."


Quando l'orgia termina (e non è mai divertente) si torna in una stanza, da qualche parte; solo una stanza e il corpo che contiene è sempre altrove, nell'oscurità, fluttuante d'alterazioni chimiche, pur nelle ossa offese e nelle membra lacere.
Reattivo nella stasi come in "Darkness & a Bottle Hold", catatonico e catacombale come in "Sitting in this Room" (spaventosa). Country-folk songs, in cui l'eredità agreste di Johnny Cash si palesa seppur spogliata di qualsiasi melodismo e immaginario. Ballads acustiche chitarra-voce, scritte da un cieco e sordo, che sta morendo da solo, che non ascolta le proprie note, che guarda dalla finestra e non vede.


"Death is in this room and you know death is often these days on my mind."

C'è tempo ancora per un altro capolavoro, l'inno di GG, col riff d'intro più bello mai composto dal sodale di nefandezze Al Meadow.
Il mulo di battaglia che suonerà sempre, fino alla morte (millenovecentonovantatre), sempre più arrochito, con voce sempre più cavernosa, imbestialita, disumana: "Bite You Scum".
Una girandola asfissiante d'hardcore punk archetipico, con cui solitamente GG apriva i concerti, dopo essersi denudato e unto per l'esibizione.
Semplicemente "bite", "mordere", nient'altro.


Non tutti i brani sono affronti o calvari, ci sono anche semplicemente canzoni che cantano della sua idea dell'amore fisico, del rapporto con l'altro, di cose semplici di tutti i giorni, in un generico ma gradevole punk rock svagato, sempre contraddistinto da un'altera follia e da una varietà d'influenze musicali accessorie, come "Ass Fuckin' Butt Sucking", "I Wanna Piss on You" (i Ramones ottantiani di "Animal Boy"), "Needle Up My Cock" (garage rock stoogiano, col chiaro fantasma di Iggy che fa capolino attraverso la bocca di GG), "I Wanna Fuck Myself", "Fuck the Dead" (un'ode hard rock para-sabbathiana che muta in uno standard thrash metal) e "You'll Never Tame Me".

Il suo canto non era fatto solo di strazio, follia e autoannichilimento ma anche di piccole tregue, di quotidianità, di momenti normali.

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Riassunto del Bot

La recensione esalta Doctrine of Mayhem di GG Allin & The Scumfucs come summa di dieci anni di caos, trasgressione e poesia punk. Analizza il carattere sciamanico, autodistruttivo e disturbante di Allin, capace di alternare brani di puro dolore a momenti di quotidiana normalità, tra molteplici influenze musicali. Un omaggio all'icona più controversa e mistica dell'hardcore punk.

GG Allin & The Scumfucs

GG Allin & The Scumfucs è una formazione punk/hardcore statunitense guidata da GG Allin, nota per contenuti estremi e un approccio sonoro diretto e abrasivo, attiva soprattutto negli anni Ottanta.
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