Gianluca Grignani
La Fabbrica Di Plastica

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Voto:

[Al momento della stesura di questa recensione sono conscio del fatto che, per aver pubblicato la recensione di un autore del genere, mi pioveranno addosso critiche e insulti, ma il mio parere su questo album difficilmente verrà cambiato da qualche probabile insulto inserito tra i commenti di questa recensione!]

Esce nel 1996 il disco-rivelazione italiano dell'anno. Ed è opera (sissignori) del signor Grignani Gianluca da Milano, classe 1972. Con questo disco Grignani spiazza tutto e tutti, inserendo nell'album un sound molto molto acido, distorto, psichedelico (spesso proprio per questo motivo entrò in aperta polemica con la propria casa discografica), sicuramente meno morbido del precedente "Destinazione Paradiso", con il quale aveva conquistato la grande platea. Da notare anche l'arrangiamento, effettuato dallo stesso cantautore milanese, con la collaborazione di Greg Walsh.

La title-track, che apre il disco, comincia con un intro acustico che dura pochi secondi, per poi fare spazio ad un rock deciso, energico, con delle venature psichedeliche che risultano veramente sorprendenti dopo aver ascoltato il suo primo album. "+ Famoso di Gesù", al momento del ritornello (abbastanza orecchiabile), diventa molto veloce e tirata, quasi non sembra di ascoltare un disco italiano.
"Solo Cielo" è di gran lunga il miglior episodio di questo disco, e, a mio parere (senza sbilanciarmi in modo eccessivo), è di sicuro tra le migliori canzoni italiane scritte negli ultimi 10 anni. Sono 4 minuti di pura psichedelia, con basso duro e presente in maniera costante, batteria semplice, chitarra molto acida all'inizio e protagonista di un bell'assolo, molto espressivo, verso la fine.
Via via scorrendo, il filo conduttore di questo lavoro resta sempre l'acidità e la durezza espressa dal suono delle chitarre (come risulta in "Testa Sulla Luna" e "L'Allucinazione") e col basso che, come in "La Vetrina Del Negozio Di Giocattoli", indurisce notevolmente il sound del brano.
Particolarissima anche la hidden-track intitolata "Qualcosa nell'atmosfera" e posta circa 8 minuti dopo la fine di "Il Mio Peggior Nemico", molto hard nel sound e nella parte di batteria. Quasi un hard-rock di difficile paragone per quanto riguarda la musica italiana di quel periodo.

Il miglior album realizzato dal cantautore milanese che purtroppo oggi si ritrova a cantare "...ti raserò l'aiuola..." (canzone veramente pietosa, scritta all'unico scopo di far soldi).
Questo disco non avrà venduto come quello contenente "L'Aiuola", ma di certo, ogni tanto, bisogna avere il coraggio delle proprie azioni, fottersene del business e realizzare album non con lo scopo di accontentare case discografiche ed emittenti musicali ma con l'unico obiettivo di fare ottima musica, come è il caso di questo disco, che si discosta notevolmente dagli standard della musica italiana che oggi passa in tv e vende milioni di copie...

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