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Giuseppe Berto
Il Male Oscuro

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C’è da dire che son venuto a conoscenza del libro in questione dopo una chiacchierata con un amico, gran lettore, che, con poche parole, è riuscito a destare in me un’accesa curiosità, peraltro rafforzata dalla passione di un’altra amica, accanita lettrice di Camilleri, per questo libro di cui invero non avevo mai sentito parlare, dato che, malgrado la fama tanto agognata, l’autore, Giuseppe Berto, l’abbia raggiunta, qualche dubbio in più si potrebbe avere riguardo il raggiungimento della gloria presso i posteri, perlomeno per ciò che riguarda quelli nati negli anni ottanta, se si tiene conto che nell’indice degli autori delle varie letterature italiane e nel mio caso particolare della letteratura che comunemente viene attribuita al Baldi, arrivati agli autori il cui cognome inizia con la sillaba Be-, leggiamo Beaumarchais, Beccaria, Beckett, Belmondo, Benassi, Benco, Bene, Benjamin, Benussi, Berardinelli, Bergson, Berio, Bernardin de Saint-Pierre, Bernari, Bernhardt, Bertini, Bertolucci, Bettocchi e Bettarini, ma nessun Berto, nonostante, come detto, la fama ottenuta presso i suoi contemporanei, dato che per Il Male Oscuro ricevette nel 1964 due ambiti premi nel corso di un solo mese, il Viareggio e il Campiello.

Insomma, l'ho letto e ne sono rimasto folgorato.

Anche qui, l'oggetto è sempre quello, più o meno, la vita.

Però, come si può raccontare una vita?

Dalla nascita alla morte, certo.

Oppure seguendo il flusso dei pensieri che nascono e prendono forma, oppure non prendono forma affatto e si sciolgono, e, si capisce, nel frattempo qualcosa succede, e questi avvenimenti incentivano altra attività neuronale, cosicché fioriscono nuovi germogli di pensieri, oppure si ritorna indietro e si ritrovano delle ossessioni che perseguitano il soggetto in modo assillante e pervicace. E, se, come in questo caso, l’autobiografia è quella di uno sceneggiatore nevrotico, allora, il pensiero avrà un ritmo più incalzante, ossessionante e contraddittorio, si aggroviglierà tenace su sé stesso per poi volare alto su nuovi lidi da cui ricadere fragorosamente a terra, tra le proprie fissazioni, le proprie fobie e le proprie fisime.

Un libro di pensieri, dunque?

No, è stato detto, i pensieri subiscono una detonazione dopo un fatto, la morte del padre mentre il protagonista era lontano dal suo capezzale, a cui segue il presentarsi di diversi sintomi di un male oscuro, quali, ematuria nelle urine, rene mobile, calcolo renale, tubercolosi renale, ulcera duodenale, esaurimento nervoso, una vertebra sporgente e nevrosi d’angoscia. E poi trascorrono degli anni, nei quali si intervallano nevrosi sempre peggiori, fisime sempre più peculiari, fobie sempre più frequenti, crisi sempre più forti, fino a che la psicoanalisi non riporta indietro il racconto dell’io narrante, in una fase antecedente della sua storia, quella che possiamo considerare la seconda fase del racconto, che narra, in ottica psicoanalitica, l'infanzia in casa, l'adolescenza in collegio e nel liceo, e la giovinezza in battaglia e in viaggio e all'università, nel tentativo di scoprire come e quando il Super-io sia diventato così esigente e pedante e severo e rigoroso con l'io tanto da aver portato il protagonista a questa paralizzante nevrosi. Si giunge così, nella terza parte, a un diradarsi delle crisi, a una sorta di guarigione potremmo dire, ma proprio in questo momento il protagonista deve fare i conti col mondo esterno che si svela infine per quel che è, al di là delle lenti create dalla nevrosi, e porta con sé un pesantissimo carico di dolore finalmente affrontabile attraverso uno sforzo che possiamo dire umano e la narrazione smette di aggrovigliarsi su se stessa e inizia a scorrere dritta in una serie di eventi che spezzano il cuore e tagliano il fiato.

E infine il racconto si dissolve e tu, lettore, ti ritrovi a ripensare alla tua vita, stravolta, sotto un'altra luce.

Commenti (Quattordici)

JpLoyRow
JpLoyRow
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L'unico male oscuro è l'autore di codesto libercolo e l'autore di tale recensione. Bisogna ridere, altrimenti sarebbe lacrime amare stile Petra Von Kant. Ho però, in modo fallace, citato un grande film mentre in tale pagina, che orrore, si parla di un'operetta di valore vieto.


dado: Ahah! Lei si sbaglia 🤣
JpLoyRow
JpLoyRow
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Recensione:
Ovviamente sarebbero, non sarebbe, il pomposo Berto fa compiere siffatti errori, si vergognino tutti.


anfoxx
anfoxx
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Recensione:
Semplicemente uno dei maggiori scrittori italiani. Il Male Oscuro un capolavoro, Il Cielo è Rosso commovente nella sua drammaticità, La Gloria straordinario racconto di un destino ineluttabile come quello di Giuda. E tanti altri


JpLoyRow: Opera, del becero Berto, inutile e becera, appunto.
dado: Recupererò ciò che consigli.
Confaloni
Confaloni
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Rece molto sentita e in grado di suggerire qualche chiave interpretativa di un'opera ostica ad una prima lettura. È comunque un testo in stile joyciano,va sorbito lentamente.


dado: Mercì!
Berto sostiene che il critico a cui diede in lettura l'opera non ravvisò eccessive somiglianze tra lui e Joyce. Io ho letto solo brevissimi brani di Joyce (in traduzione) quindi non saprei. Per quanto riguarda le ascendenze Sveviane e Gaddiane, io le ho trovate lievi, lo stile del romanzo è ben riconoscibile rispetto a, che so, la coscienza di Zeno o la Cognizione del Dolore.
dado
dado
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Modifica alla recensione: «Refusi». Vedi la vecchia versione Il Male Oscuro - Giuseppe Berto - recensione Versione 1


macmaranza
macmaranza
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Dev'essere una storia che ti fa piegare in due. Per far meglio erompere le risa. Yuk!


dado: Puoi dirlo forte!
dado
dado
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Modifica alla recensione: «Ri-refusi, @[little horn 2.0] ». Vedi la vecchia versione Il Male Oscuro - Giuseppe Berto - recensione Versione 2


JpLoyRow
JpLoyRow
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Direi anche basta con tale scempio cartaceo. Si dimentichi. Venga lasciato ammuffire immediastante.


zotter
zotter
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@[JpLoyRow] hai rotto il cazzo all'universo


JpLoyRow: No, ho rotto solo a te, recidivo zotter
dado
dado
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Modifica alla recensione: «////». Vedi la vecchia versione Il Male Oscuro - Giuseppe Berto - recensione Versione 3


ZiOn
ZiOn
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Lo conosco di nome, come si dice, ma non l'ho mai letto. Sembrerebbe un testo ostico, sia dal punto di vista della forma che del contenuto. Ci penserò, anche perché le letture che trattano più o meno (in)direttamente di psicanalisi/psichiatria mi affascinano.


dado: È una scrittura molto agile, la pressoché totale assenza di punti forti non porta a un periodare di tipo boccacciano, tutt'altro
ZiOn: Ho capito che hai provato a "replicare" la sua prosa nella recensione. Personalmente preferisco una scrittura più agile, semplice, ma magari proverò a leggerlo.
dado
dado
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È una scrittura molto agile, la pressoché totale assenza di punti forti non porta a un periodare di tipo boccacciano, tutt'altro


dado: Voleva essere un commento per Zion
JpLoyRow
JpLoyRow
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Che esca dalla home. Basta. Venga dimenticato in un tempo compreso tra il sempre e l'infinito lo sciagurato, e incapace, Berto.


dado: Altroché, è un autore ingiustamente misconosciuto.
JpLoyRow: Berto è uno dei punti più bassi visti in Italia. Un pomposo incapace, sciagurato, autocompiaciuto, retorico, vile, umanamente insopportabile, pace all'anima sua. Da questa fetecchia di operetta da dimenticare ne ha fatto un film pure Monicelli, che di solito, faticoso Dado, non sbagliava mai, con Berto mise su pellicola il suo opus peggiore, basta col bolso Berto.
Cervovolante
Cervovolante
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Letto tempo fa, un romanzo ancora oggi attuale. E' un lungo flusso di coscienza atteaverso cui l'autore esorcizza i suoi fantasmi. Libro indubbiamente influenzato dalla psicanalisi.


JpLoyRow: Leggere Berto, scribacchino e nulla più, significa perdere, indecorosamente, tempo.
Cervovolante: @[JpLoyRow] e invece facendo il troll il tuo tempo lo sfrutti alla perfezione.

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