Copertina di Gordon Lightfoot Back Here On Earth
Starblazer

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Per appassionati di musica folk, cultori del cantautorato, fan di gordon lightfoot e amanti della musica acustica classica
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LA RECENSIONE

"Back Here On Earth" del 1968, quarto album in studio di Gordon Lightfoot: il titolo è una dichiarazione d'intenti, dopo i suoni più orchestrali di "The Way I Feel" e "Did She Mention My Name?", album più che buoni; ma che ad oggi suonano forse un po' disorganici ed invecchiati il menestrello di Toronto fa un passo indietro: torna all'essenzialità, all'acustico, al folk puro e semplice dei suoi sfolgoranti esordi. Tuttavia, "Back Here On Earth" non è un nuovo "Lightfoot!", non ha il fascino, l'atmosfera struggente, la poetica bucolica, antica e senza tempo di quel debutto di bellezza disarmante, ma è a tutti gli effetti il secondo grande disco del Nostro un album breve e diretto, dal temperamento essenziale, schietto e vibrante.

Come in "Lightfoot!", anche qui la strumentazione è ridotta all'osso: voce, chitarre acustiche e basso, eppure l'album offre svariati stili ed atmosfere, non c'è assolutamente spazio per la noia e la ripetitività. "Long Way Back Home" e "Unsettled Ways", sono tipiche folk song lightfootiane a ritmo di walzer, dalle melodia semplice e cristallina, con un tocco di enfaticità che si stampa subito in testa; "Long Thin Dawn" punta invece su un sound vivace e ruspante, di gusto più americano che canadese, le stupende "Marie Christine" e "Don't Beat Me Down", propongono un vero e proprio folk rock senza corrente elettrica con arpeggi robusti e sostenuti, ritmi ben scanditi e voce secca e decisa pur senza essere eccessivamente ruvida: l'eleganza ed un certo tocco di lirismo sono infatti nelle corde di Gord Lightfoot, e anche "Back Here On Earth" offre momenti di grande cantautorato, come ad esempio "Bitter Green", singolo di lancio dell'album, racconta con sommessamente, con tatto e delicatezza la storia di un amore perduto che si ritrova troppo tardi, e per il suo stile aulico rimanda direttamente alle atmosfere di "Lightfoot!", "Affair On The 8th Avenue" è una ballad dalle atmosfere soffuse e spiccatamente noir, intrise di fascino e sofferenza e "Cold Hands From New York", narra lo smarrimento di uno straniero, intrappolato tra le insidie della grande città con piglio epico e deciso, da vero storyteller, ed è la canzone più lunga e ricercata dell'album, che si chiude declinando dolcemente con la breve ed estatica "The Gypsy" ed infine con la serena e liberatoria "If I Could", un suo personale manifesto e dichiarazione d'intenti in cui canta "If I could stand like a rusty old man in his armor, if I could ride the steed that he rode in his time, I would turn his head away to the river and let him wander to the meadow grass, wild and free for everyone to see".

Un grande album, elegante, curato, che incanta per la bellezza e l'evocatività dei suoni e per i testi come sempre stupendi, fa specie che non raggiunga le cinque stelle; incredibile a dirsi, Gordon Lightfoot ha inciso almeno quattro/cinque album migliori di "Back Here On Earth", e questo la dice lunga sulla qualità del repertorio del Nostro che, proprio nei sette anni successivi a questo disco darà inizio alla sua irripetibile età dell'oro.

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Riassunto del Bot

Back Here On Earth, quarto album di Gordon Lightfoot del 1968, segna un ritorno al folk acustico essenziale e pulito dopo sperimentazioni orchestrali. Il disco è breve ma vario, con brani che spaziano tra ballate delicate e folk rock intenso, dimostrando il talento narrativo e lirico dell'artista. Non raggiunge i capolavori dell'artista, ma resta un'opera di grande qualità e fascino evocativo.

Tracce testi video

01   Long Way Back Home ()

02   Unsettled Ways ()

03   Long Thin Dawn ()

06   Marie Christine ()

07   Cold Hands From New York ()

09   Don't Beat Me Down ()

10   The Gypsy ()

11   If I Could ()

Gordon Lightfoot

Gordon Lightfoot (Orillia, Ontario, 1938 – Toronto, 2023) è stato un cantautore canadese tra i più influenti del folk e del folk rock. Autore di classici come If You Could Read My Mind, Sundown e The Wreck of the Edmund Fitzgerald, ha unito melodia, narrativa e identità canadese in una discografia di riferimento.
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