Qualcosa del genere tenteranno di farla nientepopodimenochè i Flaming Lips di "Hell's Angels' Cracker Factory" nell'anno di grazia 1989: voci in sottofondo, stazioni radio che cambiano, brevi incipit di musica classica, chiamate telefoniche, una sirena di allarme, il pianto di un neonato.

No, questo non è un gruppo da freakpsichedelia: sono Mark, Don e Mel, il power trio rock per eccellenza negli Stati Uniti (...e in Italia) nel 1970.  E questa è l'intro di "Paranoid": le fobie dell'uomo del ventesimo secolo che annaspa contorcendosi in migliaia di watt di wawawawawawawa chitarristici sciolti nell'acido.

L'ononimo (aka Red Album per la sgargiante copertina rossa) dei Grand Funk Railroad quasi chiude con questa gemma che ogni formazione cremosamente triangolare dovrebbe mandare giù a memoria. Il manuale del perfetto rocker: l'assolo lancinante della Sears Country Gentleman di Mark Farner e le scale di basso del terrificante Fender di Mel Schacher faranno tintinnare i pezzi di cristalleria del salotto buono e battere il soffitto con il manico della scopa gli inquilini del piano di sotto.

Un album che converte alla giusta causa del rock appena la puntina tocca i primi solchi. Costringe  ad abbandonare immediatamente qualunque cosa si stia facendo, lecita o illecita, difficile o di routine, piacevole o dolorosa. Perché "Got this thing on the move" insinua l'impulso irrefrenabile di scendere in strada diretti ad un negozio di strumenti musicali per comprare una chitarra elettrica, oppure un basso o una batteria. Invece "Please don't worry" fa quasi pensare di  rivenderli subito dopo, perché questi tre sono dei mostri inarrivabili: il terrificante basso di Mel è come l'arco di Ulisse, noi non riusciremmo a tenderne nemmeno una corda mentre lui è capace di stendere i Proci usurpatori con quelle note poderose che colpiscono dritto alla bocca dello stomaco.

Bluesoni elettrici in crescendo come "High Falootin' Woman" fanno roteare la testa immaginando di avere capelli ancora più lunghi di Farner che spreme l'ugola, è un miraggio ma funziona! Come funziona maledettamente un boogie sanguigno come "In Need", con un tellurico Schacher che porta fuori campo l'ago del sismografo posto a misurare  le scosse ondulatorie e sussultorie del pavimento della nostra stanza.

Blue Cheer, Led Zeppelin, Cream, Jimi, i detroitiani MC5 del grande hard rock made in Usa di "High Time", vengono legati lungo le rotaie della ferrovia dove la locomotiva  Grand Funk passerà a tutta velocità maciullandoli in mille pezzi.

E come terminare uno dei più grandi dischi rock se non con i dieci minuti che aggrediscono "Inside Lookin Out"? La cover degli Animals ci mette un po' a decollare, ma quando aggancia il groove diventa un diesel inarrestabile alimentato da riffs di basso pulsante, assoli sfrerraglianti di chitarra torrida e una batteria che è un metronomo.

Dopo il Red Album i Grand Funk perderanno parte di quella spontaneità selvaggiamente naive per attestarsi su un superbo rock di mestiere che li farà diventare stramiliardari, ma ormai il danno era già stato fatto. Vestiti come Mark, capelli ben oltre le spalle, gilet di pelle sul torso nudo, il braccialetto al bicipite e le maledizioni del vicinato costretto a passare il resto della giornata con le mani sulle orecchie... quante bands non sarebbero mai nate senza Mark, Don e Mel!

PLAY LOUD!!!

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