Tornano le barbe incolte più famose dell'alternative rock americano e lo fanno grazie ad un'ottima miscela di profonde distorsioni, delicate melodie oniriche e urla di computer torturati a morte da una bassa fedeltà più cinica che mai.
Davvero un bello spettacolo sonoro.
Quando nel 2000 qualcuno osò descrivere "The Sophtware Slump" come il vero seguito di "Ok Computer" molti storsero il naso. Io non mi esprimevo, fermo a bocca aperta com'ero davanti alla bellezza di un singolo (non esattamente radio-friendly) come "He's Simple He's Dumb He's The Pilot". Oggi, a posteriori, bisogna riconoscere al giornalista che impresse nero su bianco quelle poche ma pesanti parole un certo fondo di verità. Attualmente, infatti, i Grandaddy, rappresentano con molta probabilità quello che Thom Yorke e soci, dopo il 1997, "sarebbero stati" se solo avessero deciso di proseguire su una via sonora più "terrestre", non addentrandosi nel sentiero più sperimentale dell'elettronica. Ecco quindi che dopo il più "pulito", accessibile e leggermente monocorde pop di "Sumday", che aveva fatto intuire un leggero calo di forma, i "nonnetti" californiani ritornano alle atmosfere ermetiche, robotiche, romantiche e affascinanti del loro concept di inizio millennio.
"Excerpts From The Diary Of Todd Zilla" è un e.p. composto da sette tracce e anticipa l'uscita di un album (2006 con molta probabilità) che, allo stato attuale delle cose, partirà dagli ottimi "presupposti sonori" contenuti in questa produzione firmata V2 Records.
"Pull The Curtains", il brano che apre il disco, è una canzone d'impatto e rispecchia al meglio le caratteristiche globali dell'opera, che risulta da subito essere tra le meglio prodotte della intera discografia della band di Modesto: riff distorti e semplici, in pieno stile grunge, accenni di elettronica accattivante e rumori simil-idioti. 70% Nirvana, 20% New Order, 10% videogiochi anni ottanta (dannato Pacman! Mi devi una montagna di monete da 200 lire!!!). Le melodie delle "pianoline scassate" al limite dell'assurdo e della stonatura mentale che tanto avevano caratterizzato un disco osannato dalal critica come "Under The Western Freeway" hanno fatto un salto di qualità e reggono sulle spalle il peso di un intero brano. Infatti, grazie ad un sognante pianoforte, spuntano ottime canzoni minimaliste in stile Beatles ("F**k The Valley Fudge") circondate come sempre da rumori ultraterreni di sottofondo non proprio identificabili. Dalla bassa qualità di registrazione di alcune tracce emerge come di consueto l'amore spesso dichiarato per gruppi come Pavement e Pixies: "Florida" ha nelle distorsioni tutto l'ubriacamento sonoro di una festa finita in rissa (mai Jason Lytle aveva urlato così tanto in un brano, precedentemente) e nella melodia che precede il chorus tutta la spensieratezza di una domenica assolata in campagna. Le chitarre acustiche che chiudono il diario di Todd Zilla lasciano un sogno nella testa e l'amaro in bocca: impossibile accontentarsi solamente di sette estratti se l'intero "libro" potrebbe risultare con buone probabilità ancor più affascinante.