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Hal
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Chi ha vissuto l'epoca del vinile si ricorderà certamente i cosiddetti dischi "forati'. Erano dischi che subivano una piccola menomazione in un angolo della copertina o più semplicemente un foro e venivano commercializzati a prezzi stracciati. Molti, moltissimi artisti ci sono passati, tanto che il Mucchio Selvaggio sul finire degli anni ottanta fino alla scomparsa del supporto analogico dedicò ad essi una rubrica apposita denominata bassifondi, ove di volta in volta trattavano questi artisti così maltrattati dal music-business.

Badate bene, non sto parlando di personaggi di seconda schiera, ma fior di cantanti si sono ritrovati con buona parte del loro catalogo ad essere svenduto per poche lire (e già, a quei tempi c'erano le lire). Immagino che, allora, la gioia fosse solo per noi acquirenti increduli che per una manciata di spiccioli si potesse portare a casa uno o più dischi che altrimenti a prezzo pieno mai avremmo acquistato. Non so perché questa moda sia andata in disuso con l'avvento del supporto digitale. Eppure vengono sfornate vagonate di cd che rimangono invendute e che probabilmente vanno al macero, quando invece con lo stesso criterio sarebbero sicuramente smerciate. Mah ! Misteri del marketing.

Tutto questo per dire che a volte sono rimasto talmente ammaliato da talune copertine che sono passato dalla cassa unicamente per il gusto di sentire che musica c'era dentro. Ammesso che pure l'esordio degli irlandesi Hal (datato 2004) fosse finito nei bassifondi, non credo proprio che si sarebbe sottratto a questa regola. Una cover che rimanda ad un mondo fiabesco fatto di maghi, fate e sogni non può non indurre in tentazione. Ma che musica faranno, mi sarei chiesto. Né irlandese né tantomeno incantata è la risposta.

Trattasi di medio pop-rock con leggere venature west-coast. Un misto fra i Thrills e i Turin Brakes con qualche spruzzata di easy listening in stile America (la band, intendo). Musica piuttosto gradevole senza particolari cadute di tono ed evidentemente senza brutte canzoni, ma nemmeno con elevati picchi degni di nota. Il meglio di loro lo danno negli episodi più intimi, vedi "Worry About The Wind", "Keep Love As Your Golden Rule", "I Sat Down" e "Fools By Your Side" dove fa capolino una velata malinconia, mentre nelle tracce più gioiose e più solari si potrebbero scomodare addirittura certi Beach Boys di fine anni sessanta, in particolare nella traccia d'apertura "What A Lovely Dance" e ancor più nella successiva "Play The Hits". Citazione particolare per "My Eyes Are Sore", forse l'unica del lotto, dove i sogni sembrano veramente materializzarsi attraverso un fatato incanto onirico filtrato da una velatura di polvere di stelle.

In definitiva un buon disco che sarebbe diventato ottimo in caso di foratura con conseguente declassamento nei bassifondi, per la gioia di noi acquirenti e del nostro portafoglio.

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Commenti (Otto)

MAH!
MAH!
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...della serie... operazione nostalgia, ehehehe , I dischi forati!!! e chi se li ricordava piu'?? L'avevo completamente rimossi!! Come i diabolik con la costola dipinta di rosso. Mi hai fatto ritornare indietro di... quanti anni.. non li diciamo che e' meglio va'...


aniel
aniel
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Bella rece. Doveva scriverla Hal questa :-)


NickGhostDrake
NickGhostDrake
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si, Hal se non ricordo male ne scrisse una già tempo fa stroncandolo un po'. A me e' sempre piaciuto questo dischetto (due canzoni du tutte) e per me e' un 3,5


Sterbus
Sterbus
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A me questo disco è sempre piaciuto un sacco, melodie azzeccate e idee e personalità sopra la media... "my eyes are sore" denota classe alla Brian Wilson, poco da dire... e thrills e turin brakes in generale mi lasciano invece freddo... ottimo disco, peccato che non ci sia nuovo soto il sole. Uno dei miei dichi del 2005 insieme agli Elbow...


presoblu
presoblu
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Ricordo che i singoli erano abbastanza carini. Recensione molto bella.


Rip_Van_Winkle
Rip_Van_Winkle
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Hal (imortacci)


Punisher
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sylvian1982
sylvian1982
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Un sentito grazie, as usual, ai pochi, ma buoni intervenuti. Pure agli spiritosi. @MAH! Qundo si avanza con gli anni penso che un pò di amarcord sia inevitabile. L'importante è non esagerare, altrimenti si scade nel patetico e nel ridicolo. Il disco poteva anche essere da quattro stelle, ma da queste parti le stelle abbandono per ogni dove e, prendendo spunto da alcune lamentele che via via leggo, mi è sembrato giusto ridimensionare l'opera. Il problema, come sollevai nella mia prima recensione di Emiliana Torrini, è che ognuno tende a recensire il genere che più ama con evidente effusione di amore e stelle. L'oggetività a prescindere penso che sia un'utopia in ogni campo.


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