Höstblod
Mörkrets Intåg

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Quando l'oscurità arriva devi essere pronto ad affrontarla, a farla tua, abbracciarla e viverla senza farti inghiottire, se vuoi rivedere l'alba. Devi avere un fuoco dentro, una luce in grado di illuminarti la via: non è necessario che tu possa vedere lontano, basta solo riuscire a capire dove poggi i piedi, passo dopo passo, per non finire in qualche baratro.

Quando l'oscurità arriva spesso è accompagnata dal vuoto, una sensazione di apatia, desolazione, sconforto e impotenza nei confronti di qualcosa che percepisci essere più grande di te. Ed è lì che il tuo fuoco deve brillare più ardentemente, è lì che rischi davvero di "cadere".

Quando l'oscurità arriva capita che si porti via un pezzo di te, o del tuo cuore, per lasciarti in cambio, appunto, il vuoto. Gli abbracci vengono a mancare, le carezze e le parole dolci restano solo un ricordo, e un ciclo vitale si compie con la terra che torna ad abbracciare un suo figlio, solo momentaneamente ceduto in prestito alla vita.

E cosa rimane poi? Il silenzio, che non è vuoto, attenzione. Il silenzio porta con sé tanti significati, tanti sussurri, domande e pensieri, che si rincorrono nella tua testa per mesi, anni forse, prima che tu riesca a districarti nel gomitolo dei ricordi e a dare un senso a quello che è successo. E solo allora la tua luce interna potrà affievolirsi, solo momentaneamente, per cedere il passo al giorno che sorge. Ma la luce sarà sempre lì, una fiammella vigile pronta a intervenire quando l'oscurità si affaccerà nuovamente alla tua vita.

Dietro Höstblod si nasconde Johan Nillsson, musicista svedese che arriva a questo progetto di matrice assimilabile al black metal solo per necessità espressiva, per sfogo. "Mörkrets intåg", approssimativamente traducibile con "Quando arriva l'Oscurità", è il suo primo full, un fulmine a ciel sereno che colpisce per l'urgenza espressiva che lo guida e che lo permea attraverso le sei tracce che compongono il disco. Un black "depressive" per dare qualche coordinata in più, ma nemmeno tanto: fortemente atmosferico, cangiante e progressivo con sfumature che virano sovente verso partiture di chitarra classica così dannatamente malinconiche e autunnali. E anche lo scream lascia spesso il passo a un clean intenso ed emozionante.

Il disco è stato scritto in un periodo in cui era stata diagnosticata una malattia alla madre di Johan, che poi ne ha causato la dipartita: chiaramente dentro questi pezzi c'è tutta la rabbia e la tristezza del musicista, ma servono anche da valvola di sfogo, da rito di passaggio per esorcizzare questo male.

E' difficile per me parlare di un disco del genere sia per motivi personali, sia perché un ascolto di questo tipo non si presta alla stagione estiva. Eppure "Mörkrets intåg" coglie nel segno, tocca corde profondissime e si fa ascoltare con piacere, confermandosi un ascolto caldamente consigliato a chi ama queste sonorità ma ha anche una mentalità aperta per andare oltre.

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