La Germania è un Paese particolare; ebbi modo di conoscerla avendo studiato tedesco al liceo e recandomi in aree tedescofone più volte. E sono giunto alla conclusione che la Germania è veramente un Paese con una cultura strana. Non mi riferisco solo alle strane fattezze dei tedeschi, cosa del tutto ovvia dal momento che il ristagno genico fino a qualche decennio fa era dettato dall'incesto come sport nazionale. Sono zone che, per fare qualche esempio, difficilmente avrebbero potuto fare pace in modo più originale con i trascorsi del novecento, sono zone dove la modernità a volte sembra non capire le proprie origini, dove la durezza della lingua si scontra con il fatto che non tutte le situazioni quotidiane possono essere affrontate con il cipiglio di un cavaliere teutone pronto a spaccarti la faccia, sono zone dove il rapporto con l'arte è lontano da quello italiano: il concetto di "alternativo" è di casa nelle discoteche, "sovversione" è qualcosa di ineffabile, l'arte moderna non sembra turbare, e al contempo nelle città si ergono chiese e cattedrali, castelli, rocche, zone bombardate e tirate su come erano prima che gli spitefire facessero sulle città quello che i piccioni fanno sui davanzali.
Perché forse la cosa che ci interessa di più adesso è capire lo strano rapporto che in Germania c'è con la radice storico culturale. Sapete cosa si prova se si entra nella cattedrale di Friburgo? Ecco, pensate a quando si dice che no, il Medioevo non è solo oscurità, non è solo omaccioni vestiti di pelli che stanno in stanze chiuse nei castelli usando un teschio come portacandele. Mica il Medioevo è soltanto servitù della gleba e roba strana di religione! Se visitate uno dei paesini o la Foresta Nera il pensiero che avrete è uno: porca troia, il Medioevo è esattamente e fottutamente quello degli omaccioni vestiti con pelli e bla bla bla. A meno che non siate malati di quell'immaginario fantasy solare e allora ci vedrete pure lì roba di fatine, ma non ci siamo.
La cosa paradossale è accanto a queto costrutto grottesco probabilmente nelle città trovere un negozio ipermoderno con gente vestita alternativa. E vicino quasi sicuramente ci sarà una birreria. È lì che andiamo a cercare gli In Extremo.
Una delle più iconiche band folk metal, tra i primi a concepirlo in questo modo, che non è quello vicino al viking né quello dei Korpiklaani. E credo che un po' riassumano tutto quel versante a cui ho appena accenanto di cultura tedesca: il gusto affascinato per il medioevo accanto a un immaginario oscuro e grottesco che non fa mai del tutto pace con un flirt industrial, un suono ruvido e che non dice no a toni bassi in cui le cornamuse latrano, un immaginario medioevolae che non teme incursioni moderne.
"Merserburger Zaubersprüche" è una tetra - ma dolce - nenia che sembra recitata da un cantastorie e che se la gioca su un riff ottimo. "Ich kenne alles" aumenta i BPM e si sente che da qua i Folkstone ci sono passati. "Herr Mannelig" rilegge una tristissima ballata nordica ed è senza ombra di dubbio uno degli apici di questo LP. Similmente "Pavane" alza il minutaggio e si rivela estremamente azzeccata. Queso disco costruisce una sua atmosfera gotica ma ruvida, melodica ma che trova una grande durezza. "Spielmannsfluch" torna a correre con i guaiti degli strumenti medioevali. Buona "Weiberfell" pur senza essere una punta di diamante, poi un breve intermezzo e si continua con "Werd ich am Galgen hochgezogen" che mischia ancora una volta, con sapienza rock and roll e medioevo tenendo alta la velocità. "This Corrosion" - a proposito di gotico - è una stupenda cover dei Sisters of Mercy: nel modo in cui vengono riletti i cori, però, ditemi se non ci sentite i Bathory. "Santa Maria" è buona ma non ottima ed è, come anche la successiva (arricchita da una sezione funky), una musica tradizionale. A chiudere poi ci pensa l'ottima rockeggiante "In Extremo" che sembra abrasiva e isterica nel ritornello. Infine l'acustica di "Herr Mannelig".
Credo che questo sia un sussidiario di folk metal: la storia di tutto il folk metal, ma forse potrei dire folk rock, passa da qua. Gli In Extremo dimostrano competenza nel maneggiare le strutture rock e medioevali e dichiarano modernità con alcuni rimandi ai Rammstein. A mio avviso l'unica pecca di questo disco è che una volta finito ti rendi conto che tanti bei pezzi sono cover. Ma questo è tutto. Gustate questo disco dal nome impronunciabile, godetevi l'atmosfera grottesca e antica che si scontra con l'istrionismo moderno, lasciatevi ammaliare dal tedesco e dal folk più spietato.
"In Extremo!". Voto: 86/100.