Copertina di Irvin Kershner Eyes of Laura Mars
DannyRoseG

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Per appassionati di cinema thriller, amanti dei film anni ‘70, fan di moda e fotografia, curiosi di misteri paranormali.
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LA RECENSIONE

Occhi di Laura Mars (1978) è uno di quei film che, sulla carta, promette molto più di quanto mantiene, e ti fa trascorrere due ore a confermare educatamente i peggiori sospetti.

Una controversa fotografa di moda che vede certi omicidi nel momento in cui avvengono. Una New York decadente, sospesa tra degrado e rinnovamento. Lussuosi interni patinati che scivolano già verso il minimalismo beige del futuro, mentre i “proletari” sono ancora intrappolati nell'eccesso barocco degli anni Settanta. Aggiungi un gruppo di gente del mondo della moda insopportabilmente chic, qualche poliziotto doverosamente ruvido, e un giovanissimo Tommy Lee Jones con i capelli lunghi, errore poi giustamente rimediato, e gli ingredienti sembrano quasi irresistibili.

Purtroppo qualcosa va storto — e non in modo leggero.

Il problema centrale è probabilmente Faye Dunaway nei panni di Laura Mars. Ancora attraente, forse, ma mai del tutto convincente come forza creativa dietro le fotografie disturbanti e violente che scatenano l’azione (opera, nella realtà, di Helmut Newton). Più che pericolosa o trasgressiva, la sua Laura appare stranamente decorativa, come se fosse capitata sul set, le avessero detto che era un genio, e lei avesse deciso di non obiettare. Quando è richiesta isteria, la offre con generosità, ma generosità non è sempre sinonimo di tecnica recitativa.

C'è poi la piccola questione delle sue «visioni», che arrivano, si ripetono e alla fine si risolvono in un modo che lascia intendere come una spiegazione fosse stata presa in considerazione, ma infine ritenuta superflua. Funzionano meno come pretesto narrativo e più come accessorio alla moda, alla stregua di una borsa bella ma poco pratica.

Quanto al mistero, c'è chi sostiene - di solito con sospetta sicurezza - che il colpevole sia facile da indovinare. Il che è dubbio, e comunque non è questo il punto. Il killer agisce con tale sconcertante arbitrarietà che la deduzione diventa meno una questione di logica e più una forma di gioco d'azzardo. Il film stesso sembra solo blandamente interessato a scoprire chi sia il colpevole, purché qualcuno sia disponibile per un improbabile colpo di scena finale.

Ciò che rimane, tuttavia, è l'atmosfera, e qui il film quasi si riscatta. Come capsula del tempo, è innegabilmente affascinante: il trucco pesante, il glamour aggressivo, lo strano connubio tra moda e violenza che oggi appare insieme ingenuo e vagamente folle. Cattura un momento in cui l'eccesso non era ancora stato addomesticato, e in cui il cattivo gusto aveva ancora il coraggio delle proprie convinzioni.

Con una sceneggiatura di John Carpenter ci si aspetterebbe una struttura più solida; invece il film sembra una raccolta di buone idee lasciate senza supervisione. Diretto da Irvin Kershner, in seguito regista de L'Impero colpisce ancora - il che suggerisce che qualcuno, da qualche parte, avesse visto qualcosa che valeva la pena incoraggiare - rimane un insuccesso stranamente prestigioso.

Elegante, incoerente e alla fine superficiale: come una fotografia patinata in cui tutti hanno un aspetto favoloso, e nessuno sa bene perché si trovi lì.

 

Disponibile su Rai Play

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Eyes of Laura Mars', thriller degli anni ‘70 diretto da Irvin Kershner. Il film intreccia il mondo della moda con elementi paranormali e suspense, offrendo un’atmosfera particolare ma suscita opinioni contrastanti, soprattutto sul risultato complessivo.

Irvin Kershner

Regista e docente statunitense (1923–2010), noto per The Empire Strikes Back, Never Say Never Again, Eyes of Laura Mars e RoboCop 2; mentore di George Lucas.
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