Lanci un’occhiata alla copertina e l’impressione che hai di quel giovanotto sotto l’acquazzone, è della persona nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Leggi il suo curriculum vitae e quanto ti è balenato in testa ottiene apparente conferma. Jack Johnson prima di essere musicista è stato apprezzato regista di video di sport estremi ma ancor di più è stato protagonista di un incidente con il surf che quasi gli costava la vita e che ha fatto il giro degli USA, trascorsi che poco hanno a che fare con la musica. Ma poi lasci scorrere le note e allora ti accorgi che Jack ha realizzato un album godibile e che quindi nel mondo della musica non è poi così un pesce fuor d’acqua. Le 12 tracce di “Brushfire Fairytales” si inseriscono di diritto nella categoria cantautori americani nuova generazione, di coloro insomma che cresciuti a Woodie Guthrie e Bob Dylan mai si sono preoccupati di fronteggiare i bambocci nu-metal di turno, a colpi di road-stories e chitarre. Più acustico di Ben Harper e Elliot Smith, cantato come solo Dave Matthews sa fare, affiancato alla produzione da JP Plunier e impreziosito dalla presenza di talentuosi amici (tra gli altri l’ex-Spain Merlo Podlewski) nell’insieme il disco scorre liscio e si lascia ascoltare per la sua linearità. In poche parole un album che si fa apprezzare e che nei suoi spunti migliori, vedi ‘Flake’ nella quale l’ospite di lusso è Ben Harper, ci porta a ricadere con l’occhio sulla copertina con tanta voglia di sussurrare a quello spaesato Johnson, “Ehi, Jack guarda!Togliti il cappuccio è uscito il sole.”
La musica di Jack è spontanea, fresca, irriverente.
È la bontà della sua musica che ti colpisce, non il modo in cui è suonata.