Copertina di Jake E. Lee A Fine Pink Mist
gbrunoro

• Voto:

Per appassionati di chitarra, amanti della musica sperimentale, fan del rock strumentale, ascoltatori curiosi di nuove sonorità
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Primo album solista a tutti gli effetti per Jake E. Lee, che si presenta con un lavoro che spiazza l'ascoltatore, frastornato di fronte al continuo cambio di registri, suoni, atmosfere e colori che escono dalla chitarra di questo stralunato genio della sei corde.

Un disco da ascoltare sicuramente a più riprese quindi, per poter assaporare ogni sfumatura, per riuscire ad entrare dentro ad ogni singola canzone. Si parte con "Exithouse", un brano un po' interlocutorio e che ricorda, per alcune sonorità, il periodo passato al fianco di Ozzy. Il pezzo comunque da l'impressione di non decollare mai, e alla fine si dimostra uno degli episodi meno riusciti dell'album. "Demon a Go-Go" inizialmente è molto soft, con suoni liquidi che poi si aprono in un'atmosfera alla Pulp Fiction (forse un po' troppo). Decisamente affascinante la prima parte, con Jake che suona dei lick ipnotici, caratterizzati comunque dalla sua plettrata tagliente e un po' nevrotica, vale a dire il suo vero marchio di fabbrica. Si passa a "Soulfinger", che spiazza l'ascoltatore con un intro quasi pop, per lo meno fino a quando entra in scena di una chitarra che, con il suo whaw, ha ha tutta l'aria di voler esserela disturbatrice di turno. Poi cambia tutto, e i suoni diventano spigolosi, priva di qualsiasi rotondità.

Un arpeggio semplice e ipnotica ci introduce nel mondo di "Soulfinger", con una voce femminile che sussurra sullo sfondo: secondo me siamo di fronte al brano più intenso dell'album, con chitarre elettriche ed acustiche che si sovrappongono, con i ritmi che cambiano, con una voce di che continua a dire la sua, incurante della musica e del rumore intorno a lei. Brano dalle atmosfere quasi magiche, che ha il potere di cambiare ad ogni ascolto. La musica continua con "The Rapture", "The Magnify" e "The Velvet Desire", in cui Jake fa il bello e il cattivo tempo, assediando l'orecchio dell'ascoltatore con una serie di mondi sonori affascinanti e misteriori. Vale la pena di notare come il chitarrista americano eviti accuratamente di suonare da virtuoso, cercando sempre di privilegiare il suono puro alla tecnica fine a sè stessa. "Atomic Holliday" è l'ulteriore conferma della scelta stilistica di Jake, che sperimenta distorsioni di ogni tipo, deelay, chorus e tonnellate di effetti e chitarre in un amalgama in continua evoluzione. I brani si susseguono come tanti mondi di uno stesso universo, soltanto apparentemente diversi tra loro, per chiudersi con il delirio di rumori di "Bludfunk" .

Un album consigliato ai curiosi, a chi ama la musica come ricerca: sicuramente un prodotto poco convenzionale, che manifesta ancora una volta il talento visionario di un musicista spesso troppo sottovalutato, e che del resto con le sue scelte da piccolo isolazionista non ha mai fatto molto per evitarlo.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

Il primo album solista di Jake E. Lee offre un viaggio musicale ricco di cambi di registro e atmosfere diverse, risultando affascinante e stimolante. L’album richiede più ascolti per coglierne tutte le sfumature. Nonostante qualche brano meno brillante come "Exithouse", il disco si distingue per la sua originalità e la scelta di privilegiare il suono puro alla tecnica fine a sé stessa. Un lavoro consigliato a chi ama esplorare nuove sonorità e apprezza il talento di questo chitarrista spesso sottovalutato.

Tracce

01   Exithouse (03:25)

02   Demon a Go-go (05:36)

03   Soulfinger (03:42)

04   The Rapture (05:20)

05   I Magnify (04:08)

06   The Velvet Fire (04:33)

07   Atomic Holiday (07:08)

08   Galaxy of Tears (03:06)

09   Luna Gitana (00:48)

10   Bludfuk (04:01)

Jake E. Lee

Chitarrista americano noto per il lavoro con Ozzy Osbourne e per la band Badlands; autore di album solisti tra cui 'A Fine Pink Mist' (1996) e 'Retraced' (2005).
02 Recensioni