James Last
In Concert

()

Voto:

Area sponsor. La vedono solo gli utenti non registrati.


Più che una recensione questo scritto vuole essere un tributo ad un artista, compositore e specialmente arrangiatore musicale scomparso nel 2015 la cui produzione ed il contributo alla diffusione ed apprezzamento della Musica é al di la di ogni discussione, come senza dubbio è il suo successo commerciale valutato nella vendita di circa 100 milioni di dischi sulla base di una sterminata produzione che parte nel lontano 1963.

Ho preso come riferimento il vinile "In Concert" sia perché è rimasto il suo album di maggior successo sia per l'esemplarità di quanto contenuto. Uscito nel fatidico '69, anno di grandi sconvolgimenti musicali e non, stante la sua evidente impronta classica, sarebbe dovuto scomparire di fronte agli eventi, viceversa determinò la definitiva consacrazione del suo autore che praticamente "inventò" un genere: quello degli arrangiamenti orchestrali di celebri brani di Musica Classica. Un'operazione prettamente commerciale, quindi blasfema per i puristi di allora e magari non avevano affatto torto, ma neppure James a sfruttare l'opportunità che ebbe l'enorme merito d'avvicinare alla Classica milioni di ascoltatori elevandone in buona misura la cultura in materia.

Non è affatto escluso che alcuni dei nostri eroi progressivi a partire da Keith Emmerson intesero le note dei suoi album e vollero dare una diversa impronta alla riscoperta del classicismo musicale, producendo loro stessi album d'innegabile valore, un esempio per tutti è: "Picture at an Exibition" del 1971.

Ma torniamo al nostro protagonista che ha vissuto certamente una difficile infanzia in quel di Brema, città portuale del Nord della Germania fra l'apice del Nazismo e la sua caduta col tragico epilogo caratterizzato da terrificanti bombardamenti sulla sua città, complessivamente 173......che ebbero come apice quello del 19 agosto 1944 con lo sgancio di oltre 10.000 (diecimila) ordigni. Passata la tempesta, Last entrò subito nel settore, distinguendosi prevalentemente, udite udite, con apprezzate composizioni jazzistiche molto di moda nel dopoguerra, al di qua della cortina di ferro.

Le sue qualità compositive non sfuggirono a quelli che oggi chiameremmo "talent scout" della casa discografica inglese Polydor in cerca di una leva in grado di scardinare il dominio di Deutsche Grammophon da una parte della Manica e Decca dall'altra e il bello è che grazie a Last ci riusci, eccome! Last fu assunto come "arrangiatore", termine abbastanza vago che tuttavia si concretizza assai bene in tutta la sua ultra cinquantennale attività discografica. Oltre all'arrangiare in chiave "easy listening" brani classici ed esaurita un po' la vena, James si convertì alla riedizione a tutto campo di brani celebri, producendo edizioni talvolta migliorative dell'originale o semplicemente di maggior successo. Ma non basta perché Last è anche stato compositore di colonne sonore ad esempio: "Kill Bill" di Quentin Tarantino contenente celebri brani come "Lonely Shepherd" e "Biscaya" e protagonista di innumerevoli e prestigiose collaborazioni, quella con Pavarotti su tutte.

"In Concert" presenta una raffica d'arrangiamenti celeberrimi uno fra tutti l'Aria" dalla Suite n.° 3 di J.S. Bach opera BWM 1068, tratta da Piero Angela, suo profondo ammiratore per la parte jazz, quale sigla della popolare trasmissione scientifica "Superquark", personalmente invece preferisco il "Presto" dalla Sinfonia n.° 7 di L.V. Beethhhoven op. 92, non foss'altro perché in quell'epoca di "scoperta" della musica mi facilitò l'accostamento alla Classica: magari per sentire la differenza fra i due stili...........Attività proseguita poi con il celebre capolavoro di E.L.P. sopra citatato.

Concludo infine sottolineando la notevole qualità tecnica di riproduzione della Polydor: siamo nel '69 e la metà della produzione musicale di allora veniva ancora rilasciata in monofonia mentre le compact cassete muovevano i primi passi.

Inutile il giudizio.Buon ascolto.

Questa DeRecensione di In Concert è distribuita da DeBaser con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Può essere parzialmente o totalmente riprodotta, ma solo aggiungendo in modo ben visibile il link alla recensione stessa su DeBaser: www.debaser.it/james-last/in-concert/recensione

Area sponsor. La vedono solo gli utenti non registrati.


Commenti (Due)

mrbluesky
Opera: | Recensione: |
Devo averlo da qualche parte, anzi piu d'uno sparsi nelle varie case.per quanto accessibile,commercialmente accessibile, c'è sempre comunque una grande preparazione alle spalle.lode al comitato.
BËL (00)
BRÜ (00)

Lao Tze
Opera: | Recensione: |
da frequentatore pluriennale degli scaffali dell'usato conosco bene lui, da sempre fra le rimanenze più tenaci al pari del "neo-Bacharach" (si diceva) Stephen Schlaks.
Ma detto questo, secondo te operazioni del genere hanno più spessore artistico di certi dischi di Papetti?
BËL (00)
BRÜ (00)

silvietto: Senz'altro. Il back ground di Last è di tutto rispetto. Di certo non è la "nostra" Musica di punta.

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

Per vivere con pienezza la vera esperienza dello stare sul DeBaser è bello esserci registrati. Quindi:

Il tuo voto alla recensione:
Il tuo voto all’opera: