Non si può tacere la naturale simpatia che suscita il buon Jason Kay, cantante e frontman del gruppo, specialmente nelle esibizioni live; balli e salti ai limiti del funambolico/epilettico, abbigliamento improbabile, un
cantato inconfondibile: acuto, fantasioso e imprevedibile nei brani veloci, capace di grande lievità e dolcezza nelle ballate. La voce di Jason è senza dubbio uno dei tratti peculiari del gruppo
(il suo marchio registrato) assieme alla predominanza del basso nel caleidoscopio degli strumenti e al Didjeridoo di Wallis. Memorabile è Twenty Zero One, nella quale il gruppo dimostra di avere appreso e piegato alle proprie esigenze la lezione (nientemeno!) dei Chemical Brothers. Ascoltare per credere.
Veniamo alle dolenti note: i testi.
Dal mood genericamente conscious/ecologista dei primi due dischi, Jason si è spostato su temi classici; love, feel good, dance e ogni tanto qualche vaga critica sociale... davvero poco, ma non ci si può aspettare di più da uno che, appena fatti i soldi, si è comprato quattro Ferrari e che ringrazia regolarmente un tale "Luca Di Montezemello" (sic) nei credits dei suoi dischi.
Che si può dire in sua difesa, a parte rimarcare l'assenza di pretese "artistiche" nel personaggio?Viene in mente una vecchia canzone, non scritta da lui, che però gli si adatta perfettamente:
"He's a freak of nature but we love him so..."