Per chi non la conoscesse, o non l'avesse ancora ascoltata, presenterei, da semplicissimo comune mortale, la più bella figlia illeggittima che il blues nero avesse mai partorito.

Cara Janis,

ti scrivo per ringraziarti, per averci donato una esperienza vocale degna di Billie Holiday, per aver sfondato il muro del suono con quella voce così stridente, così solforosa, così profonda, così mortale...

Ti scrivo per ringraziare quel giorno in cui ti sei unita ad un oscuro gruppo di fratelli maggiori per dichiarare al mondo che il blues non è solo nero e non è solo caratterizzato da accordi di canapa o inimitabili voci ottentotte o di più chiara matrice epidermica (Piece of my heart). Ti ringrazio per averci regalato quei brani indimenticabili che solo tu potevi cantare grazie a quelle compressioni pazzesche del tuo diaframma, ma ti rimprovero per averlo reso fin troppo logoro da litri di "Southern Comfort" e migliaia di sigarette (?).

Ti rimprovero per quel tipo di vita che hai scelto, così selvaggio, così trasgressivo, anche esageratamente lussurioso, dove in pochi sanno che nella tre giorni di Woodstock ti sei fatta 65 persone di ignota provenienza. Quanta roba ti sei calata Janis? Non potevi ravvederti e regalarci un'altra "Summertime", dove anche Gershwin probabilmente si è inchinato. Non potevi regalarci un'altra silenziosa quasi sussurrata "Mercedes Benz" o un'altra struggente e immortale "Cry baby", dove quella tua voce unica, mista a quel rumore strozzato e ferroso che solo tu sapevi donarle?

Perchè hai deciso di andartene con Jim e Jimi, allo stesso modo loro? Avrei voluto ancora vederti, tintinnare quei chili di ferraglia che portavi addosso. Avrei voluto vederti ancora con quegli orribili ma caratteristici occhiali tondi. Avrei voluto sentirti ancora un pò.

Mi hai fatto incazzare Janis ma ti voglio bene lo stesso...

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