Copertina di Janis Joplin Pearl
andrea biacca

• Voto:

Per amanti del rock classico, appassionati di blues, cultori della musica anni '70, fan di voci potenti e interpretazioni emotive
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LA RECENSIONE

03/10/1970. Landmark Motor Hotel di Hollywood.
Un corpo senza vita sul letto stroncato da un'overdose di eroina.

Così se ne andava a soli 27 anni, in uno dei periodi considerati tra i più floridi della sua vita, pochi giorni dopo Jimi Hendix e poco prima di Jim Morrison, Janis Joplin, la perla del blues rock, la musa ispiratrice di numerosi cantanti future quali Pj Harvey e Patti Smith.

Nata in un piccolo paese del Texas, sovrappeso e martoriata dall'acne Janis fu nell'adolescenza lo zimbello di tutti; scappò dalla sua "tana natale" a soli 17 anni, rifugiandosi nel blues, prima come unica necessità di vita poi come espressione massima della sua personalità. Sola con la sua voce struggente, roca, deteriorata dall'alcool e dal fumo, scrisse le pagine vocali più belle del blues bianco; urlava con voce disumana ma sapeva anche bisbigliare con estrema dolcezza.

Le sue canzoni erano non tanto testi appoggiati da basi musicali ma grida disperate contro la società di allora, la sua voce usata come valvola di sfogo da tutto e da tutti. "Pearl" è forse a livello di album incisi la massima espressione musicale della cantante sebbene fossero i live quelli che ottimizzavano meglio il suo talento, in quanto era il palco e il contatto con il pubblico a far esplodere il suo immenso patrimonio vocale. La Joplin non è da ricordare infatti tanto a livello di composizione di testi e di musiche ma quanto nell' interpretazione delle stesse. Toni alti e bassi fanno, dall'inizio alla fine sfondo all'album, toni che che danno l'idea di rivivere la vita della cantante, momenti dolci e sinceri, alternati ad altri di estrema solitudine, dove le sue urla contro il mondo facevano tremare tutti coloro che l'ascoltavano, sembrava quasi chiedesse aiuto, ricercasse qualcosa di positivo in un mondo che fino al quel momento gli aveva portato solo solitudine e sofferenze.

La diperazione di "Cry Baby" dove Janis porta ai massimi livelli espressivi la sua voce e la bellissima interpretazione di "Mercedes Benz" cantanta senza nessun appogio strumentale sono veramente da incorniciare. Da ricordare la rivisitazione di "Me And Bobby McGee", la strumentale "Buned Alive in Blues" e la cerimoniale "MY Baby"; la chiusura è lasciata a "Get It While You Can" in una parola, epica.

Ascoltare "Pearl" è come fare l'amore con 25.000 persone, assaporare nell'aria il profumo di quegli anni, per poi addormentarsi con Janis al proprio fianco.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Pearl, album simbolo di Janis Joplin, esaltando la sua voce graffiante e l'interpretazione intensa. Pur segnata da una vita difficile, la cantante ha lasciato un'eredità musicale unica. L'album è descritto come un viaggio emotivo attraverso momenti di dolore, urla disperate e dolcezze rare. Tracks come 'Cry Baby' e 'Mercedes Benz' sono evidenziate come pietre miliari della sua arte vocale.

Tracce testi video

03   A Woman Left Lonely (03:31)

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05   Buried Alive in the Blues (02:29)

06   My Baby (03:45)

07   Me and Bobby McGee (04:31)

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10   Get It While You Can (03:26)

Janis Joplin

Cantante statunitense simbolo degli anni ’60, prima con i Big Brother and the Holding Company e poi da solista con la Kozmic Blues Band e la Full Tilt Boogie Band. Voce potente e viscerale, è legata a brani come Piece of My Heart, Me and Bobby McGee, Mercedes Benz e Cry Baby. È morta nel 1970 a 27 anni; Pearl è uscito postumo nel 1971.
07 Recensioni

Altre recensioni

Di  let there be rock

 Janis Joplin: una delle più grandi "bianche" a cantare musica "nera" (altro che Eminem...).

 "Mercedes Benz", brano per sola voce e mani, una preghiera, una perla di rara bellezza che fa della semplicità il suo punto forte.


Di  enbar77

 La più bella figlia illegittima che il blues nero avesse mai partorito.

 Mi hai fatto incazzare Janis ma ti voglio bene lo stesso...