Copertina di Jay-Jay Johanson Whiskey
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Per appassionati di musica trip-hop, jazz contemporaneo, fan degli anni '90 e ascoltatori di atmosfere malinconiche e sofisticate
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LA RECENSIONE

Jay-Jay Johanson è figlio del gelo svedese e degli anni ’90. Di quei suoni alieni che invadono il decennio, quando tutti, chi più chi meno, si perdono tra le nubi del trip-hop, del drum’n’bass, di un’elettronica finalmente umana. Messe al bando le chitarre, arriva il momento di affidarsi ad atmosfere decadenti, ovattate e calde, tra richiami al jazz, al dub, al rap, sublimazione dello scratch e campionamenti d’ordinanza. Massive Attack, Archive, Lamb, Tricky, Portishead riescono a conquistare (o, perlomeno, a non farsi odiare) persino i cuori dei più vecchi e consumati rocker. Già, i Portishead. Jay-Jay Johanson è figlio del gelo svedese, degli anni ’90 e dei Portishead. Dai quali eredita oscurità e bellezza dei suoni.

La parola chiave per entrare nel mondo di “Whiskey”, l’album di esordio di JJJ, anno domini 1996, è vemod. In svedese, significa malinconia. Che invade senza pietà i sei pezzi del disco. Un debutto essenziale, 36 minuti scarsi di durata. Però c’è tutto. Anche la stoffa del crooner, l’amore per il jazz, per l’easy-listening, per le geometrie sghembe, per numi tutelari del calibro di Chet Baker, Serge Gainsbourg, Scott Walker. Non solo Beth Gibbons e soci, ecco.

Si parte dallo scratch di un’affranta “It Hurts Me So” per poi proseguire con la briosa “So Tell the Girls that I am Back in Town”, con la batteria spazzolata ad arte di “The Girl I Love is Gone”, le profondità di “I’m Older Now”, in pratica un pezzo diviso in tre parti, l’ultima delle quali a strizzare l’occhio a una spiazzante atmosfera country-western. “I Fantasize of You” è forse l’apoteosi di “Whiskey”, una ballata zuccherosa quanto di grande presa, con ogni probabilità la più affascinante del lotto, seguita dalle pennellate meditative di “Mana Mana Mana Mana”.

Canzoni d’amore, spesso disperato, sigillate da una voce profonda ed estremamente sexy. Un debutto fulminante, che consentirà a Jay Jay Johanson di iscriversi al club degli artisti di culto. Seguiranno album bellissimi come “Tatoo”, il successore di “Whiskey”, e altri meno convincenti, ma il livello sarà sempre più che apprezzabile. Scenderà tra le nostre lande il prossimo 7 gennaio, al cinema visionario di Udine, per l’unica data italiana del suo tour europeo, covid permettendo. Tell the girls he’s back in town.

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Riassunto del Bot

Whiskey è l’album di esordio di Jay-Jay Johanson pubblicato nel 1996, caratterizzato da atmosfere malinconiche e influenze trip-hop e jazz. Il disco di 36 minuti fonde emozioni cupe con arrangiamenti raffinati, segnando l’ingresso dell’artista nel panorama musicale come figura di culto. Le tracce oscillano tra momenti intimisti e sprazzi di energia, con una voce profonda e seducente che accompagna testi d’amore spesso disperato. L’album anticipa una carriera segnata da alti livelli qualitativi e fascino oscuro.

Tracce

01   I'm Older Now (00:00)

03   It Hurts Me So (06:10)

04   So Tell The Girls That I Am Back In Town (05:03)

05   The Girl I Love Is Gone (03:30)

06   Skeletal (00:39)

07   I'm Older Now (04:05)

08   Extended Beats (02:52)

09   Tell Me Like It Is (02:52)

10   I Fantasize Of You (05:02)

11   Mana Mana Mana Mana (05:15)

Jay-Jay Johanson

Cantautore e crooner svedese emerso a metà anni '90 con Whiskey (1996). Mescola trip hop, jazz ed elettronica con una vocalità morbida e malinconica, proseguendo con album come Tattoo, Poison e The Long Term Physical Effects Are Not Yet Known.
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