È come se potessi vederli Jeremy e Nikki, giovanissimi, nella Londra dell’ultimo scorcio degli anni ’70, in una giornata normale nel mezzo della settimana lavorativa di qualcun altro, appoggiati al bancone del Rough Trade, il negozio di dischi in Kensington Church Street, poco lontano dall’incrocio con Portobello Road.

Jeremy Gluck e Nikki Sudden (al secolo Adrian Nicholas Godfrey) si incontrarono per la prima volta probabilmente nell’estate del 1978. Le loro rispettive band, i Barracudas e gli Swell Maps, si esibivano occasionalmente insieme e forse il destino aveva già deciso tutto sin da allora. Jeremy e Nikki erano diventati amici e come accade tra amici che sono appassionati di musica, compravano dischi al Rough Trade e pianificavano di collaborare e di registrare insieme alcune canzoni. Ed infatti, nel corso del tempo avevano organizzato un paio di session ed inciso delle demo, ma alla fine non se ne era fatto nulla.

Nell'autunno del 1986 i Barracudas sono ormai storia come pure gli Swell Maps e Jeremy, che sta per sposarsi ed ha già una figlia piccola, riceve improvvisamente una telefonata da Nikki che sta registrando al Woodworm Studios, un'antica cappella battista trasformata in studio di registrazione (di proprietà di Dave Pegg dei Fairport Convention) a Barford St. Michael, un villaggio nella idilliaca campagna inglese a nord di Oxford. Gluck racconta che Sudden gli disse: “Sto registrando in un grande studio con uno dei più grandi chitarristi del mondo e con mio fratello, il batterista venuto dallo spazio. Perché non ci raggiungi per una settimana, così avremo un album da rovinare con i tuoi muggiti bovini?”.

Jeremy informa la futura moglie, contatta la casa discografica Flicknife Records per la copertura delle spese e fa le valigie. Gli appuntamenti con il destino non sono rinviabili.

Nikki, suo fratello Epic Soundtracks e Rowland S. Howard, che stavano già registrando l’album solista di Nikki, Dead Men Tell No Tales ed il disco intestato a Nikki e Rowland, Kiss You Kidnapped Charabanc, si trovano ora impegnati contemporaneamente nell’incisione di tre album. Tuttavia, terminano le registrazioni di I Knew Buffalo Bill in poco più di una settimana. La maggior parte delle tracce sono composte direttamente in studio, con Gluck che ci mette voce e testi, mentre Sudden ed Howard confezionano le musiche con la “Civilized Guitar” di Nikki e la “uncivilized guitar” di Rowland, come loro stessi le definirono.

Jeremy ricorda: “Ero in soggezione nei confronti di Rowland come musicista ed eravamo persone così diverse che non mi aspettavo altro che un contatto funzionale. Stare in piedi e guardare - ascoltare - Rowland fare le sue parti nelle nostre canzoni è uno dei miei ricordi indelebili come artista. Era incredibile. Era più che improvvisazione; era come lo squarcio dei veli tra le realtà musicali. Che sia stato uno dei più grandi chitarristi della sua generazione è fuori discussione. Rowland... tutto quello che so è che quando stavamo preparando le sovraincisioni di "Looking For A Place To Fall" mi ha chiesto cosa volevo. Cosa rispondi a Rowland S. Howard? Ovviamente, suona quello che vuoi. E lo ha fatto. È stato incredibile. Assordante, ma fantastico. Sapeva dannatamente bene cosa stavo cercando”.

Attirato dall’atmosfera sulfurea emanata da questi quattro cavalieri dell’Apocalisse, maestri di dissolutezza e perdizione, decide di unirsi a loro Belzebù in persona, Jeffrey Lee Pierce dei Gun Club, il quale venuto a sapere del progetto, mette a disposizione la sua chitarra elettrica in qualche brano, contribuendo con la sua presenza a creare la leggenda underground di I Knew Buffalo Bill che fu definito dal New Musical Express come l’album prodotto da “the first indie super group” e finanziato dalla Flicknife Records che non sapeva nemmeno per cosa stesse pagando. Raccontava Nikki Sudden che, tuttavia, “fintanto che l’affitto dello studio e gli spacciatori venivano pagati, non ci preoccupavamo troppo”.

Il primo super gruppo indie. Un pugno di anime perse provenienti da tre continenti. Cinque menestrelli inquieti, Nikki ed Epic fratelli per nascita e tutti gli altri per destino. Cinque musicisti di culto che danno vita ad un album di sgangherato Roots-Rock, unico nel suo genere. Le radici del folk inglese, del rock e del country americano setacciate con il piglio duro e pragmatico del punk. Un disco di ballate logore e meravigliose impreziosite dalle sciabolate elettriche della chitarra ululante di Howard. Un disco strano e meraviglioso, percorso da un senso di malessere disperato, forse generato dal demone dell’alcol e dell’eroina che perseguita i protagonisti della vicenda. Un disco appassionato e vibrante ma in cui allo stesso tempo serpeggia un senso di torpore devastante. Un album che profuma di autunno, di pioggia e di foglie morte.

Altro materiale appartenente alle session di I Knew Buffalo Bill, verrà pubblicato sull'EP Burning Skull Rise e successivamente incluso nelle ristampe in formato CD del 1999 ed in quella del 2010, ulteriormente ampliata.

L’album si apre con "Looking For A Place To Fall". Chitarre da giorno del giudizio, batteria Garage Rock e melodia struggente. "La pioggia fuori dalla mia finestra è già stata usata mille volte... sto solo cercando un posto dove cadere”. "Time Undone" è un altro dei pezzi forti di Buffalo Bill, caratterizzato da un’atmosfera meravigliosamente sinistra grazie alla chitarra minacciosa di Rowland S. Howard, il quale suona anche il basso in quasi tutti i brani del disco e qui tira fuori dal cilindro un giro di basso acustico ossessivo ed ipnotico. “Gone Free”, "Gallery Wharf", “Four Seasons of Trouble”, “All my secrets”, “Time goes faster” sono capolavori di Folk moderno. Il Garage rock fresco e dinamico di “Old Man's Dream” è un diretto discendente del surf-pop dei Barracudas. La chitarra slide di Howard impone a "Sorrow Drive" un incedere ubriaco che la rende ancor più tristemente sincera: "Sorrow Drive, I’m living but I ain’t alive". Ed ancora più stordita ed ubriaca è "Episode In A Town" con il ritornello che intona "drink that bottle down, boy. drink that bottle down " mentre la slide di Rowland deraglia fino alle esplosioni pulsanti di “April North” e "The Proving Trail" nelle quali affiora il punk che cova sotto le ceneri. L’avvincente "Burning Skulls Rise", ripresa successivamente da Rowland e Lydia Lunch in Shotgun Wedding, è un’altra cometa incandescente che attraversa il cielo velato di tristezza di quest’album strano, dissonante, sfuggente. Un disco di quelli che crescono lentamente, ascolto dopo ascolto.

Terminata l’opera, Jeremy abbandonerà la musica concentrandosi sulla sua attività di giornalista, di scrittore e di sceneggiatore e sui suoi tre figli e solo dopo circa vent’anni tornerà ad interessarsi del suo primo amore. Jeffrey Lee Pierce morirà a trentasette anni, il 31 marzo 1996, a causa di una emorragia cerebrale ed Epic lo seguirà il 5 Novembre 1997, appena trentottenne, per cause sconosciute. Anche Nikki se ne andrà il 26 Marzo 2006 e Rowland ci lascerà quaggiù il 30 dicembre 2009 per un cancro al fegato. Entrambi avevano compiuto da poco cinquant’anni.

Il 20 ottobre 2005, Nikki Sudden scriveva che non aveva dimenticato quei giorni che sul finire del 1986 aveva avuto il privilegio di condividere con i suoi amici e con suo fratello, morto molto prima del tempo. E sebbene non vedesse Rowland da una decina d’anni, cioè da quando lui era tornato in Australia, ed anche gli incontri con Jeremy si fossero fatti sempre più rari con il passare degli anni, aveva in programma di registrare di nuovo insieme e terminava così: “Sono passati quasi vent'anni dall'ultima volta che siamo entrati in uno studio insieme. Ma cosa sono vent'anni tra amici? Un periodo troppo lungo o non abbastanza? Il sentiero prosegue fino al tramonto e il tramonto è lontano molti anni”.

Purtroppo per lui e per Rowland non sarebbe stato così.

Ed a noi, che sappiamo che I knew Buffalo Bill non avrà mai un seguito, non rimane che conservare gelosamente questo piccolo capolavoro e farlo suonare di tanto in tanto per ricordare il sopravvissuto, i morti, gli immortali e come nei film di una volta, in cui gli eroi scomparivano in lontananza nella luce infuocata del tramonto, immaginare che Buffalo Bill cavalchi ancora verso il sole calante.

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