Copertina di Jerry Cantrell Degradation Trip
jeff3buckley

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Per appassionati di rock alternativo, fan di alice in chains, amanti della musica grunge e chi cerca album emozionali e profondi.
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LA RECENSIONE

Nonostante possa essere sembrata una mossa indelicata far uscire un album a pochissime settimane dalla morte dell'amico, nonchè compagno di evoluzioni sonore negli Alice In Chains, Layne Staley, la realtà è molto più pragmatica e va detto che il lavoro era già scritto e finito, e probabilmente il darlo alle stampe può anche essere visto come un gesto catartico da parte del chitarrista di Tacoma.

Catarsi che si esplicita chiaramente in ogni singola traccia di questo "Degradation Trip", inevitabilmente ricolmo di echi passati. E se da una parte il risultato finale fa sentire la mancanza di quella voce meravigliosa, dall'altra è composto da molte canzoni riuscite, a metà strada tra la visione drogata e sofferta di "Dirt" e quella parzialmente semiacustica e più rilassata di certi brani dell'album omonimo degli Alie In Chains o del leggendario Ep "Jar Of Flies".

Qui Jerry Cantrell indossa le vesti che furono dell'amico scomparso con la convinzione tipica di chi ha condiviso le stesse esperienze e ha visto in faccia i propri demoni, gettandosi in un vero e proprio "trip" guardando dritto negli occhi le conseguenze delle proprie azioni.

D'altronde basta scorrere i titoli delle canzoni per capirlo ("frattura", "rabbia", "solitudine", "spazzato via", "rinchiuso", "svanito"); sarà così automatico riuscire ad immergersi nel mood giusto e rendersi conto che, come molte volte accade, la musica è un tentativo, a volte efficace, per salvare se stessi o quantomeno per rappresentare se stessi.

Per compiere questo percorso l'artista si è fatto accompagnare stavolta da attori di prim'ordine come il bassista Robert Trujillo (Suicidal Tendencies, Ozzy e Metallica) e il drummer Mike Bordin (Faith No More) che danno corpo alle melodie tipiche del chitarrista in un susseguirsi di sali scendi emotivi su cui spiccano la malinconia rurale di "Solitude", il romantico rimpianto di "Angel Eyes" e la rabbia raggelante di "Anger Rising".

Il quadro è ormai chiaro, il disco si avvia alla sua fine ed echi di un suono malato e ormai familiare (per noi cresciuti a inizi '90 e codificato anche grazie a questo signore ormai alla soglia dei cinquant'anni) ci rimbombano nei timpani, e rimaniamo a chiederci:"cosa sarebbe stato?".

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Riassunto del Bot

La recensione esplora Degradation Trip, l’album solista di Jerry Cantrell pubblicato poco dopo la morte di Layne Staley. Il disco emerge come un lavoro catartico, tra sofferenza e ricordi condivisi con l’amico scomparso. Le tracce esprimono emozioni intense, accompagnate da musicisti di alto livello. Nonostante la mancanza della voce di Staley, l’album si distingue per la sua qualità e profondità emotiva, rappresentando un viaggio personale nell’oscurità e nella speranza.

Tracce testi

01   Psychotic Break (04:09)

02   She Was My Girl (03:59)

04   Spiderbite (06:38)

06   Gone (05:06)

07   Bargain Basement Howard Hughes (05:38)

08   Anger Rising (06:14)

11   Mother's Spinning In Her Grave (Glass Dick Jones) (03:54)

13   Give It A Name (04:02)

Jerry Cantrell

Chitarrista, cantante e autore statunitense, figura chiave degli Alice in Chains e voce/chitarra delle celebri armonie del gruppo di Seattle. In parallelo ha sviluppato una solida carriera solista con Boggy Depot (1998), Degradation Trip (2002) e Brighten (2021).
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