Copertina di Jerry Lee Lewis Live at the Star Club, Hamburg
dosankos

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Per appassionati di rock'n'roll, fan di jerry lee lewis, cultori di musica live storica, amanti del rockabilly e della musica anni '60.
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LA RECENSIONE

Si sente parlare spesso di ripetitivismo nell’immenso mondo della musica. Anche quando molti esponenti di qualsiasi genere tentano di svecchiarsi e di offrire al pubblico prodotti all'apparenza ben impacchettati, vengono spesso stroncati e marchiati a fuoco come dischi inutili, somiglianti ai precedenti e privi di spessore. Cerchiamo di essere realisti. Il blues, il rockabilly, il country, il boogie, il rock’n roll e i sottogeneri più svariati partoriti da queste cenciose madri, un pò puttane di strada umili e polverose, sono concepiti con tre miseri giri di accordi di Do, di Sol e di Fa o cambiando nota di partenza la sequenza resta indifferente. Passare alla storia con questi tre accordi in croce, è stato possibile grazie soprattutto ad uno smisurato talento, voci incontestabili, istrionismo e meticolosa capacità di saper divinamente masturbare allo sfinimento ogni malcapitato strumento che veniva impugnato o tastato dagli incantevoli polpastrelli di questi mostri universali.

Attenzione, non vorrei esser frainteso, lo so che si parla della genesi (per quanto riguarda il '900), delle primissime molecole che si muteranno lentamente nel rock e di qualsiasi accordo si tratti, sono uno (non l'unico sicuramente) che quando ascolta personaggi come John Lee Hooker o Muddy Waters per dirne un paio, fa la goccia nella mutanda per l'emozione. Ciò che provoca questa musica è incredibilmente indescrivibile. Anzi, preciso che il demerito va a chi smette di dare calore e fantasia alla musica, spogliandola spudoratamente d'ogni artigianale veste vendendola e vendendosi al miglior offerente. Non fu il caso neppure di Jerry Lee Lewis, che nei primi anni '60 per campare fu costretto per molto tempo a esibirsi per pochi dollari in localini pub e piccoli club.

Fu così che il 5 aprile del 1964 durante alcune date che toccarono la Germania ed esattamente allo “Star Club” di Amburgo, in una qualunque serata delle migliaia consumate a zonzo per il globo, il killer impersonificò al meglio la sua riconoscenza per ciò che venerava e che lo aveva reso tale, allorché gonfio di candida adrenalina regalò ai presenti una performance impeccabile che inconsapevolmente consegnerà alla storia. Jerry Lee Lewis grazie a quel disco che uscirà dopo pochi mesi, tornerà alla ribalta dopo qualche anno di appannamento, causato da alcuni scandali sentimentali, che provocarono al suo successo, meritatamente e genialmente accumulato nella seconda metà degli anni ‘50, una clamorosa inversione di tendenza.

Al suo cospetto si prostrarono gli sconosciutissimi Nashville Teens, diretti complici del delitto perfetto dei mostri del recente passato di Jerry, che vuole dimostrare a tutti i costi di saper fare il suo mestiere; quella sera è un licantropo del palcoscenico, ha il sangue di un demone lungo tutto il sistema circolatorio e quando il malcapitato pianoforte avverte l’incombere del pericolo, Jerry si carica iniziando a percuoterlo e con draconiano egoismo ne risucchia ogni dote trasformandosi in un feroce, arrogante, ruvido e spietato cecchino pronto a colpire al cuore quel pubblico atrofizzato dalla noia dell'abitudinarietà, bisognoso di estasi ed espelle impetuosamente tutta la sua furia repressa, interpretando con la bava alla bocca i propri brani di maggior successo e stravolgendo a modo suo altre pietre miliari del precedente decennio. Tocca a Hank Williams con “Whole lotta shakin' goin' on” e “Your cheatin' heart”, poi a Little Richard con “Long tall Sally” e “Good Golly Miss Molly” e anche a Ray Charles con “What’d i say”, passando per “Money” di Barret Strong, “Matchbox” di Carl Perkins, “Mean woman blues” di Claude Demetrius e all’immortale “Hound dog”. Il pubblico appagato da così tanta passione lo porta in trionfo insieme ai giovani Nashville e ne decreta la consacrazione.

Nonostante una manciata di canzoni vennero smarrite dopo la presa diretta, fu possibile confezionare ugualmente un prodotto di quasi 40 minuti di straordinario livello mai più eguagliato, sia per l’eccellente acustica che per la leggendaria esecuzione che la compagine realizzò.

Ma anche il 1964 terminò portandosi nel calderone questo grandioso live e un breve periodo di ritorno ai vertici del killer della Louisiana.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra l'album live di Jerry Lee Lewis registrato nel 1964 allo Star Club di Amburgo. Evidenzia la sua incredibile energia, talento e la capacità di rinnovare la musica rock'n'roll nonostante la semplicità degli accordi. L'esibizione storica è definita una consacrazione del musicista dopo anni di difficoltà personali e professionali, con un pubblico entusiasta. L'album rimane un esempio insuperabile di esecuzione e atmosfera live.

Tracce testi video

01   Mean Woman Blues (04:04)

02   High School Confidential (02:38)

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03   Money (That's What I Want) (04:25)

05   What'd I Say, Part 1 (02:19)

06   What'd I Say, Part 2 (03:07)

07   Great Balls of Fire (01:44)

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08   Good Golly, Miss Molly (02:21)

09   Lewis' Boogie (02:06)

10   Your Cheating Heart (02:49)

12   Long, Tall Sally (01:53)

13   Whole Lotta Shakin' Goin' On (04:28)

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Jerry Lee Lewis

Jerry Lee Lewis (Ferriday, Louisiana, 1935 – 2022) è stato pianista e cantante statunitense, pioniere di rock'n'roll e rockabilly per la Sun Records. Famoso per “Whole Lotta Shakin' Goin' On” e “Great Balls of Fire”, ha poi dominato anche il country, restando un performer incendiario per decenni.
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