Copertina di John Coltrane Kulu Sé Mama
luludia

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Per amanti del jazz sperimentale, appassionati di musica africana e world music, ascoltatori di free jazz e sonorità tribali
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LA RECENSIONE

Il risveglio del mondo, il sorgere del giorno, il pullulare delle mille creature di un prato.

Piccoli infinitesimi riverberi ritmici. Schegge percussive soffiate da un leggerissimo vento. Campanellini e tamburi come pennellate sulla tela.

Un infinito sparpagliarsi di voci, una intricatissima rete di impressionismo tribale. Un ambiente sonoro miracolosamente sorgivo che fa nascere il canto d'Africa.

Ecco, son più o meno così i primi minuti di “Kulu se mama”. Col canto che, ancestrale e ipnotico, è il secondo passo nel vuoto (il primo era stato il ritmo).

Il terzo passo è invece l'irrompere della purezza Coltraniana.

Quel suono nitido e espansivo che, all'altezza di questo disco, è giunto ormai in un territorio di assoluta libertà. Sentirlo farsi strada in mezzo alla pura gioia ritmica e alla voce sciamanica di Juno Lewis è la prima apoteosi di questo ennesimo capolavoro.

Il caos quindi, una specie di accapigliarsi di spiriti guida, con l'Africa (percussioni e canto) che ne raddoppia forza e intensità. Qualcosa di bellissimo che è inutile cercare di spiegare.

Chissà, forse. tutto quel cianciare sixties di allargamento della coscienza trova qui il suo senso.

Poi una specie di scioglimento, il favoloso piano di Mc Coy Tyner, che prima era stato il collante tra impressionismo ritmico e delirio free, ora con quel ritmo è solo e dipinge chissà quali aspetti reconditi dell'essere...

Tutto è incredibilmente vibrante ed è per questo, forse, che torna quel canto che per un po' se ne era stato nascosto...

Quando risentiamo gli strumenti a fiato non è più il caos però (o, se si, appena un pochino). Ma solo la fine del viaggio.

Che pian piano sparisce la voce, spariscono gli strumenti. E rimane solo quel pullulare ritmico dell'inizio che lentamente si spegne...

Trallallà...

PS...ah, ci sarebbero i due brani del secondo lato, niente paura sono bellissimi...

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Kulu Sé Mama come un album capolavoro di John Coltrane, un viaggio sonoro che unisce ritmi tribali africani e libertà espressiva free jazz. L'ascolto è descritto come un'esperienza ipnotica e vibrante, arricchita dal canto sciamanico e dall'interpretazione del pianista McCoy Tyner. Il disco viene presentato come un'opera che rinnova il significato del jazz e del rituale musicale.

Tracce video

01   Kulu Sé Mama (Juno Sé Mama) (18:56)

02   Vigil (09:52)

03   Welcome (05:26)

John Coltrane

John Coltrane (1926–1967) è stato uno dei più influenti sassofonisti e compositori jazz della storia. Protagonista del bebop, dell'hard bop, del jazz modale e del free jazz, ha rivoluzionato la musica con la sua ricerca spirituale, il virtuosismo tecnico e la spinta innovativa.
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