Sam metto un vinile? Ti va di ascoltare qualcosa in particolare? A queste mie domande le risposte sono sempre sì e fai tu. E io, che sono un po’ stronzo, faccio finta di dimenticare che alcune cose non vanno proprio giù alla mia dolcissima moglie. Ecco, ieri sera, durante gli 11’ e 35’’ di Boogie Chillen n. 2 (da Hooker ‘N Heat), mi trovavo nel bel mezzo del ponte costruito con il materiale solido e resistente di accordi semplici, asciutti e ripetuti fino a generare il caratteristico groove ipnotico e ritmato di John Lee Hooker, quando vengo strappato dallo stato di trance da un perentorio “ora basta!”

Ok, ok, la ripetizione di quelle frasi musicali, cupe e dinamiche, che lasciano prevalere l’impatto ritmico degli accordi sull’articolazione dei temi melodici, può indurre in ansia chi non ama il genere. Ma io ieri volevo proprio ascoltare John Lee, per me lui e Bo Diddley sono tra i più schietti rappresentanti della radice afroamericana della musica. Fanno parte dello stesso grande albero genealogico musicale, con Hooker che ha piantato il seme e Diddley che, con il suo “Bo Diddley beat”, ha curato le radici fino a far germogliare qualcosa di rivoluzionario. Tornando a Hooker, ad esempio, il suo fingerpicking anticipa lo stile che sarà reso popolare a distanza di qualche anno da Chuck Berry, chiudendo così il triangolo magico e diabolico di tre geni dei fifties senza i quali ciao ciao musica degli (irripetibili) anni ’60 e ‘70.

Fortuna vuole - e non solo per mia moglie - che, almeno una volta, John Lee si sia lasciato imbrigliare da un manipolo di turnisti che passeranno alla storia come “Funk Brothers”: un gruppo di musicisti di Detroit che suonarono per la maggior parte delle registrazioni della Motown dal 1959 fino al trasferimento della company a Los Angeles nel 1972. Andate a vedere chi suonava in “My Girl”, “I Heard It Through the Grapevine”, “Baby Love”, “Papa Was a Rollin' Stone”, “Ain't No Mountain High Enough”, … sempre e solo loro!

Il risultato delle redini è quel capolavoro leggendario di “Burnin’” del 1962, quello che si apre con la traccia di cui basta citare il titolo: “Boom boom”: il più grande successo di Boogie Man nato perché, come me, non riusciva ad arrivare in orario al lavoro, mai! Dopo essersi assicurato un posto all'Apex Bar di Detroit nei primi anni '40, sviluppò l'abitudine di presentarsi ben oltre l'orario previsto e la barista drizzava regolarmente il dito indice come una pistola, lo puntava contro John Lee e rimproverava il bluesman: “Boom boom, sei di nuovo in ritardo”! Ma Hooker aveva un senso del tempo tutto suo. Oltre a essere sempre in ritardo, raramente rispettava un tempo preciso o suonava una canzone due volte allo stesso modo, il che rendeva difficile per i musicisti di supporto tenere il passo. Da questo punto di vista, “Burnin'” è un piccolo miracolo perché i Funk Brothers riescono a tenere a freno Hooker con un suono corposo e stratificato, con pianoforte e fiati molto in evidenza nella maggior parte dei brani e, soprattutto, con il “morso” prodotto dalla sezione ritmica del batterista Benny Benjamin e del bassista James Jamerson. Il loro coinvolgimento fu la felice intuizione del produttore Calvin Carter e fece di “Burnin’” il primo disco “elettrico” a tutti gli effetti di John Lee Hooker.

La maestria dei musicisti contribuisce non poco a mantenere questi brani coerenti e serrati, con la gestione pacata e vellutata del riff di chitarra da parte di Larry Veeder in “Boom boom”; con i sax di Hank Cosby e di Andrew “Mike" Terry” ad impreziosire i quattro minuti di lento e ripetitivo blues di “Process”; con tutta la band sempre più a suo agio nel cavalcare il solido groove di Jamerson e Benjam nel boogie moderato di “Lost A Good Girl”; nell’energia riversata in "A New Leaf", che procede come una specie di hoochie-coochie-man nelle fasi avanzate della demenza senile; con lo swing dei fiati e un piano ragtime ad accompagnare i lick strazianti della chitarra del front-man in “Blues Before Sunrise"” resa ancora più bella dall’ottimo assolo di chitarra di Larry Veeder. Un moto di minimalismo conferisce a “Let's Make It” e al suo ritmo lento un effetto straniante, con i Funk Brothers che, forse, non riescono a trovare il ritmo giusto, così come in “I Got A Letter”. In “Thelma” quindi, la band decide che il modo migliore per gestire i ritmi scarni di Hooker è ignorare lui e le sue peripezie e limitarsi a ripetere ostinatamente la formula, più e più volte, con un risultato decisamente migliore, anche se il lato più riuscito dell’LP è sicuramente il lato A.

Sebbene i Funk Brothers non penso si siano divertiti molto in compagnia di un tipo come John Lee Hooker, e Hooker stesso preferiva suonare un blues senza compromessi (“Quando ero più giovane, suonavo più blues hard da solo. Potevo suonare di più la chitarra e fare di più da solo. Non avevo una band che interferisse. Potevo fare quello che volevo quando volevo farlo”), l'intera band regge l’impatto e contribuisce a rendere unica la registrazione di questo album, che si è svolta interamente in un unico giorno, il 26 ottobre 1961. Ma attenzione, nel bene e nel male, Boogie Man mantiene il controllo totale e assoluto della situazione, usando i turnisti per ottenere il suo tipo di suono preferito. Burnin' era e rimane, quindi, lo spettacolo di Hooker, un cavallo di razza che si dimostra animato anziché domato dalla sua band. La sua chitarra cavalca agilmente il groove di ogni canzone, dividendo la differenza tra ritmo e assolo. Nei brani più ritmati delira e urla per convincere gli altri musicisti, e nei pezzi più lenti geme e si lamenta, con il suo talking blues.

Furono i dischi e gli artisti dei tempi d’oro del blues elettrico, tra cui appunto “Burnin’” e John Lee Hooker, a folgorare i ragazzi inglesi che formeranno band come i Rolling Stones e gli Yardbirds prima, nonché i Cream e i Led Zeppelin qualche anno dopo. Se all’epoca della sua pubblicazione “Burnin'” era un'anomalia in quanto un album a cavallo tra blues e R&B, oggi è una raccolta splendidamente turbolenta che si chiama fuori dalla storia per restare nell’eterno presente della musica, per tutti i secoli dei secoli.

P.S. Sam ha gradito, prenderò il vinile.

Elenco e tracce

01   Boom Boom (02:32)

02   Process (03:49)

03   Lost a Good Girl (02:51)

04   A New Leaf (02:30)

05   Blues Before Sunrise (03:49)

06   Let's Make It (02:27)

07   I Got a Letter (02:44)

08   Thelma (03:31)

09   Drug Store Woman (02:47)

10   Keep Your Hands to Yourself (02:10)

11   What Do You Say (02:26)

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