Copertina di Jovanotti Buon Sangue
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Per amanti della musica italiana, fan di jovanotti, appassionati di pop e cantautorato, lettori interessati a critica musicale e evoluzioni degli artisti.
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LA RECENSIONE

BUON SANGUE (2005) 7/10

Dal 2000 al 2005 Jovanotti vive un periodo di totale ininfluenza: negli anni caldi della guerra in Iraq e del movimento no-global, del G8 di Genova e del lungo governo Berlusconi Bis (2001-2005) il nostro, assurto al ruolo di guru dalla sinistra ulivista, non riesce a farsi spazio né all'interno del mercato discografico né nel dibattito culturale interno (esclusa una litigata a Porta a Porta con Vittorio Sgarbi, antico nemico) a causa soprattutto del flop de “Il quinto mondo”, 2002, uno dei suoi album meno ispirati e più confusi (anche se, ad ascoltarlo oggi, qualcosina di interessante non manca, ma siamo ai minimi). Va a Los Angeles (comme d'habitùde, alla faccia del tanto sbandierato terzomondismo) ma questa volta i risultati si sentono e l'uscita, nel maggio 2005, di “Buon Sangue” sembra allienarlo su un territorio a lui più consono: quello del ritmo. Il disco va n.1 in hit parade, ci rimane una sola settimana ma non esce dalla classifica per quasi un anno facendo da apripista al clamoroso (ed inaspettato) successo del successivo “Safari”, 2008, meno riuscito ma contenente la svenevole “A te”.

Ecco, il “Jova” se si limita a buttarla sul ritmo è bravissimo (ha un senso della musicalità abbastanza unico in Italia) quando crede di poter battere le strade della cantautorialità alla De Gregori (o giù di lì) è irritante. “Buon Sangue” è un album troppo lungo (62'), con troppi pezzi (13) anche se la voglia di fare musica dopo 5 anni di crisi è evidente ed incoraggiante. Epperò, a volte esagera. L'uscita del singolo “Tanto3” aprì le danze: si trattò di un mezzo shock (un po' per Jovanotti stesso che ritornò in classifica) a causa, e per merito, di quel giro di basso a firma Saturnino che regge l'intero pezzo e sembra davvero dire la parola “tanto”. L'idea dell'autointervista (“Come va il mondo? Bene. Come va il mondo? Male. Di dove sei? Toscano. Qual è il tuo aspetto? Meno sereno di un tempo ma non per questo stanco”), disse il “Jova” gli venne da una lettura nientemeno che di Petrarca (“rido di te di me di tutto ciò che di mortale c'è” è opera del poeta toscano, non di Jovanotti): un brano senz'altro riuscito, forse non il migliore ma un passo (anche due) avanti rispetto alle prove precedenti. Il ritmo, si diceva, è l'anima dell'album ed in effetti i pezzi più belli sono anche quelli a “passo di carica”: “Falla girare”; “Penelope”; “Coraggio”: “Bruto”, eccezion fatta per l'unica ballata davvero indovinata dal nostro, “Mi fido di te”. Spopolò un po' a sorpresa nell'inverno del 2005 diventando un brano popolarissimo l'anno successivo, tanto da diventare il titolo di un film con protagonisti Ale e Franz (dentro ci sono alcuni passaggi tra i suoi più belli: riunioni di rane; vecchie che ballano nelle Cadillac; bambini col frack; la Dea dell'amore che si muove nei jeans; l'affitto del sole da pagarsi in anticipo, prego). Forse, la forza di un pezzo come questo è la sua totale, ed indiscutibile, “classicità”: “vive” nel solco della più tradizionale musica italiana ma sa remixarsi in chiave moderna. Al “Jova” non accadeva da tempo.

Peccato che poi i singoli scelti siano (quasi) sempre quelli meno efficaci. “Per me” è la solita dedica alla propria compagna (e le immagini scelte non sono né delle più brillanti né delle più originali), anche se peggio fa “Una storia d'amore” che è proprio il voler imitare De Gregori e sappiamo tutti che Jovanotti finchè rappa va bene, se comincia a cantare c'è da mettersi le mani nei capelli. A volte, semplicemente, va sopra le righe (“Un buco nella tasca”; “La voglia di libertà”) o si getta in mondi già sviscerati altrove e meglio (la quasi mariachi La valigia”), per tacere del casino della disordinata, appunto, “Mi disordino”. Salvo poi trovare la “vena” migliore con la finale title-track che in circa 7 minuti spazia all'interno dell'intera storia umana (dalla preistoria al Medioevo, da Savonarola alla Rivoluzione Francese, dalla Bretagna alla Guerra di Troia) per confermare che tutti gli uomini hanno tra loro un filo conduttore ed in qualche modo potremmo definirci tutti “parenti” l'uno dell'altro. “...Si nasce senza esperienza, si muore senza assuefazione” è una bella frase sui titoli di coda.

No, non è la tanto sospirata rinascita. Il “Jova” dei tempi del periodo maranza (il migliore) o dei primi anni '90 (quasi, il migliore) non torneranno più ed anche i successivi album lo dimostreranno (sempre più monstre, sempre più ambiziosi) ma qui, bisogna ammetterlo, non ha deragliato. Bravo.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza 'Buon Sangue' di Jovanotti, album del 2005 che segna una parziale ripresa dopo un periodo di crisi. Il punto di forza è il ritorno al ritmo e alla musicalità, seppure con alcune cadute di tono e tracce poco ispirate. Non la rinascita definitiva dell'artista, ma un lavoro solido e apprezzabile.

Tracce testi

02   La Voglia Di Libertà (00:00)

05   Mi Disordino (00:00)

06   Buon Sangue (00:00)

07   Mi Fido Di Te (00:00)

08   Per Me (00:00)

10   Un Buco Nella Tasca (00:00)

12   Penolope (00:00)

13   "Una Storia D'Amore" (00:00)

14   La Valigia (00:00)

Jovanotti

Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, è un cantautore e rapper italiano. Esordisce a fine anni ’80 come DJ di Radio Deejay e impone il suo pop‑rap con Jovanotti for President (1988). Nel tempo attraversa funk, world ed elettronica, firmando hit come Serenata Rap, Ragazzo fortunato, Penso positivo, L’ombelico del mondo e A te.
39 Recensioni

Altre recensioni

Di  Gonzo

 "Buon Sangue è davvero un bellissimo album, il concetto principale è la sperimentazione."

 "Un Jovanotti più maturo, più ricercato e forse più vero."


Di  Il Tarantiniano

 "Buon Sangue è un disco maturo, consapevole, pieno di energia e soprattutto originale."

 "Un buco nella tasca, meritevole di essere riproposto in live al posto di alcune hit becere degli ultimi anni."