Non so esattamente cosa avessi per la testa nei miei 11 anni. Se solo potessi, tornerei indietro per sezionarmi.

Appassionato di donne fin da che ne ho memoria, musicalmente avevo però gusti prettamente femminili. Il mio 1988 era coronato da Bros, Duran Duran, Nick Kamen (r.i.p.).

Amavo il calcio, giocavo piuttosto bene, andavo sui pattini a rotelle, suonavo il pianoforte a orecchio.

Ai più, Jovanotti, cazzaro di estrazione proletaria con la esse sibilante, arrivò da radio DJ. Lo trovai simpatico, ma scemo. Già: simpatico. Ma scemo. Chi coglie la citazione ? Celentano, Pozzetto, una rivendita di auto d’epoca. Suvvia.

Ricordo un amico, ora scomparso dai radar, di un anno più grande. Per lui Jovanotti fu la stele di Rosetta. Adoravo questo amico, intelligente ironico e svelto di lingua, così gli andai dietro. Jovanotti ? E sia.

Ai tempi non c’era internet, e con la paghetta che mi passavano i genitori ci stavano tre musicassette originali all’anno. Il resto te lo registravi alla radio o te lo facevi duplicare.

Nel 1988 investii i miei danari per ‘Push’ dei Bros, ‘Big Thing’ dei Duran, e ovviamente ‘Us’ di Nick Kamen.

Ma va detto: loro tre li amavo di mio, nessuna influenza, nessun input. Consumato dalla musica fin dalla nascita, crebbi una vena new romantic intrisa, dicevo, di spasmodica radice femminea.

Jovanotti For President” lo vidi come un token da acquisire per compiacere il mio amico. Ecco, guardami: sono un maranza, pure io. Go Jovanotti Go.

Per me la musica non è mai stata compagnia o sottofondo. Piuttosto, sacralità. Mi ci permeo, in quel frangente esiste solo lei. Sviscero, mi immedesimo, studio con cervello cuore e anima.

Questo vale per Haendel così come per Jovanotti.

Cercai di capire, quindi. Spontaneamente, di cogliere.

Mi adeguai. Era un primo senso di appartenenza, perché se dicevo ‘Bros’ o ‘Duran’, a 11 anni, i coetanei mi dicevano: “Eh ?”

Il fatto è che l’amico, dopo “Jovanotti For President”, volò verso altri lidi, bontà sua. Io no, proseguii: “La mia moto”, “Giovani Giovanotti”, “Una Tribù che Balla”, “Loremzo 92” poi 94 poi 97.

Poi presi le distanze. Lui divenne etnico, strumentale, ligio alle cause. Io mi incupii, mi elettrificai, e ai liuti e alle arpe di Jovanotti preferii l’elettronica mera sulla falsa riga degli Enigma, per dire.

Nel 1988 l’offerta era Sanremo, Dee Jay Television, Discoring. Introverso e selettivo, mai avrei messo il muso più in là per annusare, scoprire, cercare.

Ciò che arrivava, ne facevo oggetto e restituivo a me stesso come meglio credevo.

Questo disco fu il battesimo di fuoco per il mio senso di appartenenza. Volevo essere uno del ‘movimento’, come lo chiamava Lorenzo, è qui la festa, no ? Aspettatemi che arrivo.

Ma non arrivai mai. Ero un bambino, o ragazzino se preferite. Jovanotti non chiese permesso, entrò con quelle 10 tracce di campionamenti, basi, chitarre abbozzate, urla, versi, in un inglese maccheronico e che a posteriori fa sorridere.

Lui prese la sua strada, io la mia. Non ci incrociammo più. Ma lo reputo di pasta buona, ecco, mi verrebbe da dire, perlomeno, con lui sarei stato bene, credo.

Carico i commenti... con calma