Copertina di Juan Antonio Bayona Jurassic World - Il regno distrutto
joe strummer

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LA RECENSIONE

Sarò io, sarà che i primi due Jurassic Park li ho visti e rivisti da bambino, ma questo nuovo film della saga sui lucertoloni mi è parso davvero scandaloso. Una roba d'una bruttezza clamorosa, rara. Un mix di scopiazzature dell'omologo secondo capitolo della prima trilogia, che già non era propriamente un capolavoro, personaggi stereotipati e anch'essi copiati, buonismo spinto e manicheo, meccaniche action già viste e straviste, che non si capisce bene se siano citazioni volutamente palesi o ripescaggi furbeschi (fino a un certo punto, giusto per i bambini neofiti).

Di più, un film vergognoso come questo è la perfetta fotografia di quanto Hollywood valuti il suo pubblico e la sua capacità di comprensione. Un copione che è tutto una didascalia, con spiegazioni a ogni piè sospinto, musiche enfatiche per imporre le emozioni anche nei passaggi minimi. Attori che non recitano quasi, ma alternano sorrisi ruffiani e facce un po' spaventate, ma non troppo. Esemplare in senso negativo Bryce Dallas Howard, che fa la figura di una modella maggiorata che passa per caso in mezzo a dinosauri e sparatorie.

Ma qui davvero si va oltre la semplice bruttezza e assenza di originalità. Ci sono due o tre passaggi del tutto non credibili che affossano ulteriormente la credibilità della pellicola. Del tipo, i protagonisti che saltano con un furgone su una nave e nessuno sente il rumore. Un t-rex che quasi sfonda una gabbia e nessuno se ne accorge. Diversi altri tasselli logici non tornano, ma uno viene preso per sfinimento e la smette pure di farsi domande sulla tenuta logica della sceneggiatura.

Questo film è osceno in tutto, nelle istanze generali della vicenda e ancor di più negli esiti finali, che sono d'una stupidità rara, quasi da rimpiangere Jurassic World. Il finale farebbe ridere a prescindere, ma lo fa a maggior ragione per i motivi che portano a questa infelicissima scelta. Non ideologici, com'era lecito aspettarsi vista la pesante filigrana moralistica, ma puramente e banalmente contingenti. Eppure, sarebbe bastato arieggiare un po'…

Per non parlare delle motivazioni dei cattivi di turno. C'è pure il dinosauro creato in laboratorio come arma. Nell'era dei droni, i russi comprerebbero dinosauri per fare la guerra. Ok. La divisione tra cattivi interessati solo al denaro e gli eroi dispensatori di civiltà è talmente manichea e disneyana (nel senso peggiore del termine), che a un certo punto ci si aspetta una frase di questo tipo, rivolta alla bambina di turno: “Non aver paura, noi siamo i buoni”.

L'unico spunto degno di nota, l'unica aporia morale stimolante viene buttata lì e subito abbandonata. Ci fosse dell'azione gustosa, uno potrebbe anche chiudere un occhio. Niente, è pessimo pure nella dimensione avventuristica. Basti sapere che dopo una premessa su un'isola mai così simile a un giardinetto di casa, il grosso dell'azione si svolge in una villa. Dinosauri domestici. Che poi c'è anche un passaggio apprezzabile, con il mostro che si cala dalla finestra, ma è una scintilla minima nel buio totale. E tutto lascia intendere che ce ne saranno altri.

3/10

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Riassunto del Bot

La recensione condanna Jurassic World Il Regno Distrutto come un film banale e privo di originalità, con personaggi stereotipati e incoerenze logiche evidenti. La pellicola manca di azione autentica e propone una trama didascalica e manichea. Anche le interpretazioni attoriali sono giudicate scialbe, mentre il finale risulta ridicolo. L’unico spunto morale interessante viene abbandonato troppo velocemente.

Juan Antonio Bayona

Regista cinematografico spagnolo, nato a Barcellona nel 1975, noto per The Orphanage, The Impossible, A Monster Calls, Jurassic World - Il regno distrutto e La società della neve.
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